lunedì, 26 maggio 2008
Premdo un pezzo...poi un altro..e un altro ancora...eccomi li sull'orlo del baratro. Mi guardo attrorno perplessa, il buio.
Chiamo con voce flebile...penso alle persone della mia vita...le chiamo una per una ...nessuno risponde. Piango lacrime asciutte da mesi, mi soffio il naso e mi siedo su quel bordo di terriccio argilloso. POtrei franare giù perchè i granelli di terra si sgretolano sotto il pesa del mio corpo. Potrei cadere giù perchè mi alzo in piedi e decido di fare quel passo nel vuoto. Potrei cadere giù voltandomi di scatto alla voce amata che giunge ad abbracciarmi....comunque vadano la costante è una sola: in quel buco nero ci finirò!
Prendo un altro pezzo...e un altro...e poi giù...il salto è fatto.
Mentre si cade nel nulla che ti inghiotte non si sente nulla, niente paura, niente ansia, niente emozioni...non si pensa nulla...si cade e basta, si sente il vuoto che ti rapisce, si sente il buco sotto di te che si spalanca. Tutto corre così veloce che sembra di cadere in eterno e di poter continuare a sprofondar fino alla fine dei tempi.
Ecco fuori un pezzo...è un pugno che sfianca le costole...un altro pezzo...tossisco...sono arrivata alla fine della corsa...un altro pezzo...piango lacrime bagnate di essere umano fatto di carne,sangue, organi...ormoni...neurotrasmettitori. Altro pezzo...lacrime che si fondono...salato e dolce e acido...un miscuglio alchemico che instilla quell'ultima goccia di follia...e da li in poi..sono altri cinque, otto, venti pezzi...e poi finalmente la pace della morte momentanea.
Mi aggrappo con le braccia alle mie gambe, occupo uno spazio sul tappeto rosso, mi dondolo da sola, faccio il vuoto in testa...apro la bocca e recito il mio pezzo come automa incosciente. Passano i minuti...tutto ritorna alle forme originarie ai colori primari. Mi alzo e calpesto il parquet cosparso di briciole...tiro su col naso, alzo i due angoli opposti delle mie labbra a formare un sorriso...
"Buongiorno mondo....!"
giovedì, 15 maggio 2008
Vento in faccia...alzo le braccia pronta a ricevere il sole...uno scoiattolo corre accanto alla mia ruota per un breve istante e poi scarta su un muretto e si inerpica...si lascia rapire e io mi lascio trascinare da lui, chissà cosa farà nella sua giornata. La velocità aumenta...45, 50, 53,56,58,59.5, 60.7...62,5 corro e sento l'aria che fischia, il cuore batte piano...le traiettorie e le curve le calcolo serena, le accarezzo come fianchi di una doonna dalle bianche carni.
Piacere carnale, ebrezza di adrenalina....tutto si mescola con il nero dello stomaco, coi sali che mancano e lo sento ma vado avanti...sono salita fino a Vigolo a far morire sull'asfalto in salita i muscoli, la paura, la rabbia...rabbia...incomprensione, sogni infranti i cui cocci mi tagliano i palmi delle mani, affondano nella mia carne e sanguino sputo siero,sangue rabbia,delusione...nulla sarà mai eppure io sono qui e ora. E' una questione di tempi verbali?
L'incoscienza della velocità....sta drogando il gatto sornione del mio stomaco...sta svegliando i sensi della mia pelle...desidero...ardo...brucio...di rabbia, passione...di sogni e di frustrazioni, di anelito di libertà ...eppure queste catene orrifiche ci sono ancora..mi tirano le braccia e pesano...ma per oggi le strappo..per oggi la velocità mi rapisce e per oggi, per poche ore...con pedali e ruote e vento e acqua sono libera...sola e felice!
Poi...una,due,tre...un totale di quindici mura bianche mi incatenano ad un presente che non esiste se non come cicatrice di un passato in cui speravo nel futuro. Il dolore si fa così denso che posso solo farlo uscire in rigurgiti fetidi conditi di lacrime. Quella freddezza mi uccide poco alla volta, mi tortura con sadismo inaudito, uno spillo per volta sta infilzando la mia carne rancida sulla mia anima...e lei sta morenda di setticemia. SOpravvivo perchè altro non posso, vecchio finale di partita...stavolta lui è Hamm...e io sono Clov...
H: Perchè rimane con me?
C: Perchè mi tieni con te?
H: Non c’è nessun altro.
C: Non c’è altro posto.
H: Non mi vuoi bene.
C: No
H: Una volta mi volevi bene
C: Una volta!
H: ti ho fatto soffrire troppo?
C: non è per questo!
H: Non ti ho fatto soffrire troppo?
C: Certo
H: Hai mai avuto un istante di felicità?
C: Che io sappia no!
C: A che servo io?
H: A darmi la battuta
C: Se potessi ammazzarlo, morirei contento. Fa’ questo, fa’ quello, e io lo faccio. Non mi rifiuto mai. Perché? Tutta la vita le stesse domande, le stesse risposte. Allora moriremo? Allora non moriremo? Mi ha(i) fatto queste domande un milione di volte. Sono stanco delle nostre storie, molto stanco. Tento di andarmene. Fin dalla nascita. (Ma) non posso andare lontano. Non c’è altro posto. Lo domando alle parole che restano…sonno, risveglio, sera, mattina. Ma loro non sanno dirmi niente. Adopero le parole che mi hai insegnato tu. Se non vogliono più dir niente, insegnamene della altre. O lascia che me ne stia zitto.

venerdì, 18 aprile 2008
Non c'è senso. Passi anni a cercare il senso in ogni cosa, in ogni persona e in ogni progetto. Ti insegnano che la vita DEVE avere un senso e allora con lìottusa fede di un cieco sbatti come un pipistrello impazzito contro tutti gli spigoli della quotidianità Arrivi a sanguinare m,a non ti importa, sai che un senso c'è...poi d'incanto la mente trova uno spiraglio, ti blocchi sospeso a mezz'aria. Sfidi la gravità, sbatti le ali per rimanere sospeso e goderti il piccolo momento di gloria, l'hai trovato quelo fottuto senso della vita che tutti ti dicevano esistere.
Indietreggi di qualche passo, prendi la rincorsa e parti, ancora più cieco e sordo di prima, sorridi ebete di gioia nel pregustare l'appagamento e poi, giusto un secondo prima, mentre ti sembra già che stai sparendo inghiottito da tanta beatitudine lumiscente....
SBBBBAAAAAAAAAAAAAMMMMMMMMMMMMMM!
Quello spiraglio collassa su se stesso e tu ti schianti nel vuoto denso della pece bollente, Bruci, il dolore si fa insopportabile, il dolore si fa auforia, il sadico copula con il masochista e tu ti abbandoni alla disperazione come la liberazione dell'orgasmo finale.
No...non c'è un fottuto senso in questa vita. La vita è fatta di ricerca, per me è vitale la ricerca, devo cercare sempre qualcosa che vada oltre perchè qualora tornassi a pensare di aver trovato il mio senso...cadrei di nuvo in questo baratro collassato. Allora cerco...cerco sempre..desidero sempre un gradino che mi porti più in alto...non mi accontento più, voglio cercare nella mia vita, voglio fare la mia vita una ricerca continua...voglio tutto e non mi pento...voglio questo.Come Sarah...voglio la febbre, la febbrile agonia dei corpi e lo sdilinquimento delle anime, la passione e la ricerca continua del totalizzante...
"
"...e sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e la’ltro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te."
(Crave Sarah Kane...e il senso della vita!)
giovedì, 10 aprile 2008
Microquadrati rosa di porcellana, la mia parete sinistra. Porcellana bianca, mossa dall'increspatura dell'acqua, il mio orizzonte. Piovono rane su questo mondo, le faccio piovere io come raffiche furiose di pioggia da uragano tropicale.
Squallido e vitale, aspetti seduta per terra e rendendoti conto che in fin dei conti tutto quello che ti circonda, pressapochista, confettoso, ributtante e ributtato, è il tuo mondo.
Sono le 6:45...non è l'ora giusta!
"...il mio corpo scompensa..."
Falangi impazzite affondano nei tessuti molli e tirano fuori pezzi di vita e pezzi di morte...colori sul bianco che compongono una tavolozza orrifica.
Guardo quell'asciugamano per terra, vessillo degno di indegna vita, imbarazzante simbolo di verità ancor meno degna. Un asciugamano di spunga, troppo ordinario per essere prezioso, troppo intriso di puzze, umori, acqua stagnante, cibo avariata, pezzi di anima scaduta da mesi, granelli di farina rancida che una volta usavo per plasmare i miei sogni in torte speziate.
Soggiorno, luce appassita dalle finestre grigie, è un' istantena di decadenze, fiori senza più petali, carte strappate dalla rabbia, dolore..solitudine...pillole in un angolo. Blister vuoti e blister di sogni ancora da svuotare e da far affogare in fondo al maleodorante sifone della ragione...la ragione...la ragione...mi uccide la razionalità...la odio...mi incatena.
Rigurgiti di rabbia al sapore di farina, zucchero..caffè...cammino tre passi attorno al tavolo, vado alla finestra, quattro,cinque, sei...sette passi...il mondo di fuori vive e io qui dentro mi lascio morire.
Leggo Sarah Kane avvolta in un asciugamano liso, piedi scalzi, capelli umidi, mani tremanti, pelle d'oca, gola dolorante, palato di fuoco, caffè bollente che spegne l'incendio delle viscere a appicca le fiamme della vita. Leggo...e leggo...e leggo...e comincio a pensare e torno a respirare e sriprendo a viaggiare lenta sui binari sconnessi dei miei neuroni.
Mi inguaino nelle mie maschere, il terrore nello stomaco, la vita negli occhi, la passione sulle labbra, la voglia di sperare e il rifiuto della speranza nell'anima, ai piedi tacchi alti e tanta rabbia.
Esco sotto la pioggia fine e sospeso di una primavera inconsistente, i miei passi disegnano contorni surreali, le mie dita scrivono uno, due, mille racconti di vite che vivo a metà e che vorrei vivere insieme.Scrivo..digiro con i passi dialoghi tra me e i miei incubi..tra me e i miei sogni.
Buongiorno mondo...
Fedra: Che schifo!
Ippolito:Cosa?
Fedra:Ti soffi il naso coi calzini!
Ippolito:Prima controllo di non essermici pulito lo sperma. E poi sono Puliti. Prima che me li metta!
.............................
Anche tu sei strana
Fedra:Perchè?
Ippolito:Io ci sono nato dentro questo schifo,tu te lo sei sposato. Gran scopatore?Doveva chiavare bene.Tutti gli uomini del paese stanno li a sbavarti intorno alla fica e tu chi ti prendi:Teseo; l'uomo del popolo, quella testa di cazzo.
Fedra:Con me parli soltanto di sesso.
Ippolito:E' la mia passione.
Fedra:Credevo lo odiassi.
Ippolito:Odio le persone.
Fedra:loro non ti odiano.
Ippolito:NO.Mi regalano schifezze.
Fedra:Voglio dire...
Ippolito:Lo so cosa vuoi dire.Hai ragione. Le donne mi trovano molto più attraente da quando sono ingrassato.Credono che abbia un segreto...Sono grasso.Sono disgustoso. Sono stronzo.Ma scopo un sacco. Quindi...?
...................
Dai mamma non ci arrivi?

lunedì, 07 aprile 2008
Cominciai a sognare anch'io insieme a loro
poi l'anima d'improvviso prese il volo.
Sogni di bambino, perchè decisi di non uccidere l'infanzia che avevo dentro. Fiducia sconfinata, cieca..da bambino malato che crede nel medico, che crede che Babbo Natale sarà li a portargli il dono e berrà quella tazza di latte che gli hai lasciato. La fiducia sconfinata di un bambino malato di cuore che è felice come solo un bambino può essere ed è triste come solo un bambino che sa di avere un cuore poco forte, sa essere.
Ho sognato con loro, la mia vita l'ho vissuta sognandola, e come un sogno l'ho vissuta con picchi e vette e abissi sconfinati e senza fondo, bui quanto luminose erano le vette. Una vita in sogno, una vita di volo perpetuo tra le cime di sole, aria rarefatta e ghiacciata, e profondità melmose, putrescenti e buie.
Ma se sei un bambino e per di più hai il cuore malato...basta un bacio, un bacio che regali pur sapendo di poterci morire...basta un bacio a ucciderti il cuore!
Ma che la baciai questo sì lo ricordo
col cuore ormai sulle labbra,
ma che la baciai, per Dio, sì lo ricordo,
e il mio cuore le restò sulle labbra.
Non sono più bambino, non sogno più, non ho più un cuore malato, ho solo un muscolo che pompa sangue nelle mie vene. Ho lasciato il mio cuore sulle sue labbra, ho conosciuto un attimo fugace di felicità assoluta. Ora il cuore di quel bambino è come un uscolo privo di sangue fluente, dentro c'è sangue raggrumato, denso, scuro, necrotizzato.
Non aspetto più di svegliarmi al mattino per vedere Babbo Natale ha mangiato i miei biscotti...Babbo Natale non scenderà più nel mio caminetto ancora caldo dal fuoco della sera prima, dalle chiecchiere, dai sorrisi, dai sogni e dai baci.
Troverò lo stesso carte colorate e pacchetti e fiocchi scintillanti...ma senza la magia sono solo oggetti, cose...non sono più doni, attesa, speranza, fantasia, futuro..deisderio..baci...sono solo cose e il cuiore di quel bambino ormai quasi non esiste più!
E l'anima d'improvviso prese il volo
ma non mi sento di sognare con loro
no non si riesce di sognare con loro.

lunedì, 18 febbraio 2008
"Certe volte mi giro e sento il tuo odore, e non riesco ad andare avanti cazzo, non riesco ad andare avanti senza esternare questo terribile cazzo, tremendo fisicamante doloroso cazzo, questo desiderio che ho di te. "
Il pavimento freddo si scontra con le mie ossa, la mia parte malata gioisce dei brividi di freddo, consumerò più energia per riscaldarmi e quindi accelererò il processo di autodissolvimento che ho iniziato da anni, come una candela aspetto pazientemente di consumare le mie carni bruciandole poco per volta! Al buio quel freddo acciaio si trasforma in parole, non quelle parlate, quelle pensate. Vivo dissociata, il corpo è li seduto, ulula perchè ricorda ciò che ha poc’anzi toccato e quello che or ora tocca lo fa inorridire. Prima toccava pelle sottile, chiara e morbida. Pelle compatta, che le mie dita hanno inseguito sui contorni torniti di braccia mentre le parole recitavano quel desiderio struggente. Il desiderio di una donna che si gira nella notte a rincorrere il suo uomo inseguendone il ricordo dell’odore. Lo conosco quel desiderio e conosco quella disperazione. Lo porto sulle mie dita…non ho paura di desiderare una donna, non ho paura di ammettere di desiderare una giovane donna e non ho timore ad ammettere che tutta quella disperazione, che quel verso straziante è sulla punta delle mie dita.
Dov’è…perchè seppur io la sogni non posso toccarla, sento un odore di fondotinta liquido e mediocre con cui si spera di coprire la pelle che si sfalda sotto i colpi del tempo e ho dei conati di vomito che mi stringono l’esofago. Non mi piace lei…mi piace l’altra…ridatemela, vi prego…voglio annusare quell’odore di carne calda non questo putrescente olezzo di chimica.
Non parlo più sento solo che la disperazione si fa lacrima silente, l’irrequietezza della costrizione si fa goccia di sudore che affiora dai pori della mia pelle. Non sto ferma…impazzisco, voglio voltarmi e tornare a quel tepore, a quella consistenza lattea, morbida…in cui rimanere immersi senza fiatare, in pura contemplazione. No, non siate banali, non voglio semplicemente “farmi una ragazza”, non la toccherei in modo ludibrio, starei solo li a contemplarla, l’estetica non è fatta per provocare orgasmi ma solo per torturarci con la continua estasi.
E il dolore delle parole risuona nelle mente…e passa attraverso le mie dita, la rabbia le fa fredde contro questa connetta e annego nella mia irrequietezza mentre attendo che torni quel poco di luce necessaria ad illuminare i contorni della mia fonte di estasi…e continuo a ripetere a voce:
Certe volte mi giro e sento il tuo odore, e non riesco ad andare avanti cazzo, non riesco ad andare avanti senza esternare questo terribile cazzo, tremendo fisicamante doloroso cazzo, questo desiderio che ho di te.
Certe volte mi giro e sento il tuo odore, e non riesco ad andare avanti cazzo, non riesco ad andare avanti senza esternare questo terribile cazzo, tremendo fisicamante doloroso cazzo, questo desiderio che ho di te.
Certe volte mi giro e sento il tuo odore, e non riesco ad andare avanti cazzo, non riesco ad andare avanti senza esternare questo terribile cazzo, tremendo fisicamante doloroso cazzo, questo desiderio che ho di te.
Certe volte mi giro e sento il tuo odore, e non riesco ad andare avanti cazzo, non riesco ad andare avanti senza esternare questo terribile cazzo, tremendo fisicamante doloroso cazzo, questo desiderio che ho di te
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giovedì, 03 gennaio 2008
La casa non sa di nulla, è sparito anche l'odore dolciastro della carne andata a male. La casa è silenziosa, fuori e dentro il solito scenario post-atomico. Verrebbe voglia di urlare per sentire le molecole di aria che deflagrano nell'urto con i cerchi delle onde sonore.
E' freddo, sento freddo, un freddo che si attanaglia e mi congela la lingua, le dita, la pelle è bianca esangue, lo stomaco vuoto, la bocca serrata, le orecchie tese, i neuroni pronti a resistere e scattare al primo allarme, al primo stimolo, ad un minimo cedimento.
Fuori è buio, guardo dalla finestra lo scorrere delle vite degli altri, osservatrice non vista e celata dalle imposte di legno. Lo stereo suona uno straziante e algido, candido, freddo, metallico, estasiante Koln concert. Mi perdo con la mente ad inseguire le immagini che quelle note mi proiettano.
Mi concedo il piacere del'eccesso di calore. Mi spoglio ed entro in doccia mentre sul fornello bolle acqua che spande il profumo dolce e acre della cannella e dei chiodi di garofano. Il getto è violento e in pochi minuti vedo il vapore emanarsi dall'acqua che mi sferza la pelle. Rabbrividisco dal caldo, ogni goccia mi prude da quanto è bollente. La pelle si macula di rosso e inizia a tremare in un brivido di calore. Mi sfrego con forza come fossi un mulo dalla pellaccia dura. Mi sfrego e la pelle si arrossa, in alcuni punti la sento assottigliarsi pericolosamente, so che li la ruvidezza dell'accappatoio la faranno quasi sanguinare e sorrido al pensiero. Dove c'è sangue c'è dolore tangibile e dove c'è dolore tangibile c'è dolore fisico che annebbia il pensiero e ti dona un attimo di offuscata potenza.
Torno in cucina, avvolta in strati leggeri e sorseggio una tazza di fumante tè alle spezie e penso a come sarebbe essere come Virginia Wolf...
"Il passato non è ora e tutto ciò che non è ora non esiste!"

giovedì, 13 dicembre 2007
Volevo fare la parrucchiera...ma è durata pochi mesi.
Volevo fare la meccanica...è durata finchè mia sorella non scoprì che ingoiare i pezzi del mio LegoTecnic fosse un dispetto sufficiente a spezzarmi le reni da bambina e sorella maggiore.
VOlevo fare la cuoca...è durata fino ad ora.
Volevo fare la zoologa...lo sono quasi diventata ma non lavoro in Africa.
Volevo sposare un ragazzo di colore (colpa del cinema, mi segnò moltissimo vedere "Indovina cchi viene a cena" e "Il colore viola")...probabilmente non mi sposerò mai e francamente non sono adatta al matrimonio.
Volevo fare la ballerina...è durata finchè il mio peso e la mia altezza non sono diventati un fardello di derisione.
Volevo fare la scrittrice...è durata solo il tempo di un sogno ad occhi aperti.
Volevo fare l'attrice...è durata ancor meno del sogno di scrivere...ma sono diventata un'attrice del quotidiano di innegabile maestìa.
Volevo fare la giornalista...è durata il tempo necessario a scegliere una facoltà scientifica.
Volevo fare la ricercatrice e trovare un miracoloso vaccino per salvare il mondo...è durata il tempo di scoprire che chi avrebbe dovuto sostenermi reputava la salvezza del mondo meno importante di uno stipendio mensile.
Volevo che il mondo dipendesse in qualche misura da un mio talento...e ora...sono io che dipendo dal mondo per sentire che esisto!
I miei tanti volevo sono chiusi nel cassetto della memoria...è li e sono il mio amante segreto, il mio principe azzurro e io sono poco meno di una moderna Maria Ceccherelli...una Cabiria che prima o poi affogherà nel tevere dei volevo implorando di non vivere più!
Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.
A. Merini da "Clinica dell'abbandono"

giovedì, 29 novembre 2007
Ogni tanto parlo...si lo ammetto ogni tanto anche io parlo, ma parlo davvero, dico qualcosa che mi fa esistere. Parlo in senso Nothombiano (mi si passi il neologismo poco corretto ma chi conosce A. Nothomb e ha letto Acido solforico...può capire!). Solo che spesso quasto parlare reale mi risulta così fuori dall'ordinario che mi passa inosservato sotto gli occhi come un topo che scappa prima che tu possa percepirne qualcosa più del movimento guizzante dell'ombra.
Stamattina cielo terso in città e sferzata di gelo, sveglia da molto molto tempo...ho ascoltato il mio gatto fare capriole ludibriche. Si perchè il non parlarne non lo annulla, lo cela e lo cova ma non lo fa smaterializzare. Camminando sui marciapiedi verso il mio laboratorio, l'aria di marmo freddo mi ha fatto ricordare che ieri mattina una povera segretaria, una che lavora per quell'aguzzino sadico del mio dentista, mi ha sentito parlare!! Evento...e quindi ne puntello qui sopra uno stralcio, significativo del mio solito acidume di fondo...ma anche della differenza abnorme che esiste tra il mio "dire quotidiano" e il mio "parlare"...che veramente pochi sono quelli che mi hanno mai sentito parlare...beh..questo è un monito anche...un j'accuse bello e buono...si a tutti voi che credete di saper tutto o poco o qualcosa...di me...leggete e scoprirete forse che non sapete che un picomilionesimo della realtà.
Lama: "Mi scusi...ma lei cosa si aspetta?"
L: "Io...un accidenti di nulla! Da lei nulla perchè non credo ai miracoli divini figuriamoci se posso anche solo sperare nelle capacità miracolose e taumaturgiche degli uomini..."
Lama:"...ok questo può anche farmi piacere!"
L:"E ci credo...immagino l'ansia con cui vive lei, ogni bipede che varca quella porta le chiederà miracoli...io non le chiedo nulla...a me poi chiedo ancor meno...sa vivo secondo la teoria del sindacalista!"
Lama: "..Oh bella questa, avevo un padre sindacalista ma non ne conosco le torie portanti, mi illumini la prego..."
L: "..prima di tutto...tra figli di sindacalisti eviamo questo tono affettato perchè comincia ad irritarmi...poi..la teoria recita così: Punta sempre al massimo ideale ma per essere sicuro e cosciente che otterrai sempre e solo il minimo reale che è il minimo sindacale per cui ti sbatti tanto!"
Lama: "Un pò disincantata eh?!"
L: "Per fortuna sono realista dacchè ho memoria di esitere...e or che mi ci ha fatto pensare..ecco qualcosa cui tendere come max ideale ce l'ho...ha letto Il tamburo di latta di Gunter Grass?"
Lama: "Una sola volta per fortuna..."
L: "Guardi che il nanismo non è virale..a leggere il libro non si diventa nani come Oskar..al massimo si diventa perfidi come lui...Comunque...come Oskar il mio obiettivo è smettere di crescere...solo che lui è stato furbo se n'è accorto a 3 anni e ha trovato, da brava mente elastica fanciullesca, il metodo migliore, più efficiente e sicuro per non crescere più...buttarsi dalle scale!Ecco...se io mi buttassi dalle scale ora...male che va mi romperei una gamba e mi riempirei di lividi..."
Lama:"Non crescere non è una aspirazione di cui andare fieri...mi sembra!"
L.: "Non è peggio che aspirare ad essere ricchi e stupidi e finire a farsi sodomizzare da un travestito brasiliano come Lapo Elkan...e comunque quello era solo il mio traguardo maximo, quello reale e sindacabilmente raggiungibile è di potermi trasformare in quello che sono; un cactus!"
Lama: "Un cactus?????"
L: " Si...sono un cactus, ho dentro qualcosa che è bene resti dentro perchè mi serve a sopravvivere nel deserto, non sono dolce,bella,buona e simpatica e socievole. Sono un cactus, sono..ecco, il cactus è la massima espressione dell'essere, sta li è! Ha le sue spine che servono a non seccarsi per eccesso di evapotraspirazione ma servono anche a disegnare il suo perimetro di libertà privata e di interazione con gli altri cactus...è verde per cui fotosintizza da solo quello di cui ha bisogno....insomma è il massimo della sincerità e dell'autosufficienza che il mondo vegetale possa partorie!...Io devo diventare un CACTUS!"
Lama: "....mi ci lasci riflettere e ne riparleremo del suo cactus....!"
L: "..................................ok!"

martedì, 16 ottobre 2007
Fluttuo...
da una stazione alla strada
dalle stanze nuove ai veecchi rituali
fluttuo!
Fluttuo e cammino
mi faccio inondare dai colori d'autunno
sento il freddo che irrigidisce i miei polpastrelli
l'aria fredda rende la mia pelle sottile e bianca
poi diventerà rossa sulle guance e viola le labbra
Fluttuo con il berretto di lana a coprire la testa
S."Ma non le sembra prematuro?E' fresco ma con l'andar della stagione sarà sempre più freddo...cosa farà allora?"
L:"Scuoierò un procione e farò la brutta imitazione di David Croket...e lasci stare che il fresco non mi rinfresca le idee mi gela solo i neuroni e mi iberna il cuore!"
S:"...ma lei è sempre così caustica?"
L:"Caustica? Oggi sono di buonumore pensi quando mi girano come posso essere acida!"
S:"....................................................."
Batti e ribatti di parole a tempo
lui scava e cerca chissà cosa li nel fondo io vomito tutto.
Il passato sepolto e tornato come zombie di un pessimo film horror di quart'ordine,
prego..dopo aver esumato il cadavere forniscimi anche un bel paletto di frassino che almeno non mi faccio mordere e trascinare nel suo mondo di non morto...ah già...dimenticavo...sono già mezza morta...o anche mezza non viva che importa!
Il presente che pungola, una tortura stillata come l'esibizione di lauti pasti alla corte dei prigionieri di un moderno campo di concentramento...prego forniscimi anche un'armata russa di ussari valorosi pronti a liberarmi dal filo spinato...ovvio dopo aver scattato le foto del massacro che poi faranno il loro giro del mondo!
Il futuro...ahahahahah...chi ne ha...un illuso...non vivo di speranze da un pò perchè sono gà morta disperata!
Fluttuo per le vie rarefatte,
mi sento una zucca, tutta arancione e coriacea...vi prego non cuocetemi al forno...lasciatemi decadere
lasciate che mi accasci al suolo scuro e umido d'autunno
lasciate che la mia scorza ceda al freddo, al sole,alla pioggia
lasciate che l'acqua che è mia essenza evapori dalle mille sferiche cellule
lasciate che io marcisca e sia qualcosa che i vermi della terra possano trasformare in linfa per frutti migliori....
"...dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono fiori!"
