martedì, 29 luglio 2008
Alle volte accade che cammino per kilometri lungo il mare, cammino senza parlare con la voce, cammino facendo parlare i miei piedi che calpestano acqua e sassi e sale. Il sole è alto e dalla superficie del mare annuso aria densa di sale e calore, controluce la spiaggia perde i suoi contorni tra le pieghe tremule di un continuo miraggio acquoso. Un piccola grancio si nasconde negli anfratti di uno scoglio cavo.
Alle volte accade che cammino per molto tempo sensa sentirlo, attraverso lo spazio come se il mio tempo non esistesse, cammino senza parlare ma ascoltando i miei pensieri mescolarsi con la spuma di onde che muoiono tra i miei passi.
Alle volte cammino per ora sulla spiaggia e sento la pace, la calma, il delirante ululato di un gatto che azzanna feroce...
Alle volte cammino e penso alle persone che hanno fatto qualche passo insieme a me, ad alcune associo tenerezza, amicizia, fiducia...ad altre solo un ricordo ma chiunque passi dalla mia vita lascia sui miei passi un'impronta alle volte così pesante da risultare indelebile anche dal tempo.
Alle volte accade che cammino e sorrido al pensiero di avere una piccola vita che a casa ha bisogno di me per continuare a miagolare...non è nulla ma prendersi cura di una vita come io avrei voluto che la vita si prendesse cura di me, è taumaturgico, mi consente di palpare le viscere palpitanti del mio io femmineo più nascosto e vitale...quello che dimentico per vivere in una vita quotidiana di muretti secchi costellati di cocci acuminati di vetri infranti.
Alle volte accade che ti senti così infinetisimale in un'angolo coperto di spiaggia, alconfine tra il mare e una vecchia ferrovia abbandonata, sola...con la Terra ai tuoi piedi...e allora misiedo su uno scoglio, mi levo gli occhiali e guardo l'orizzonte finchè un'onda mi attira in mare e mi tuffo a nuotare.
...e buona giornata a tutti!
mercoledì, 23 luglio 2008
Salgono lampi sulfurei dalla terra al cielo, piovono da nuvole pesanti scariche elettriche rabbiose che illuminano l’acqua furiosa del mare.
Le intemperie dell’atmosfera sembrano sedare le mie tempeste umorali. Una birra mi tiene compagni e accanto un compagno silente, la pace!
Le viscere deflagrano insieme alle molecole d’aria sbattute dal vuoto del tuono, l’acqua spumeggia rabbiosa e il mare sputa tutto il suo sale sulle mie piaghe, sfrigolo e mi contorco ma con dentro allo stomaco una sensazione di pace. Tutte le ore disperate si dissolvono, mi resta tra le dita una sabbia fine di ricordi melanconici, una lacrima di addio un beffardo sorriso di coscienza.
Vivere su due dimensioni temporali per me è una supplizio, sono un Tantalo disperato e legato al palo crudele della realtà, con un rapace uomo che mi strappa il futuro da uno stomaco che sanguina e si rimargina di putrefazione continua.
Eppure in mezzo a tutta questa elettricità…mi sento respirare con fiato placido, un pensiero che cavalca le cariche elettriche e viaggia attraverso lo spazio dei cieli e raggiunge chi davvero mi ama, chi davvero vuole me per quello che sono, non l’ombra perfetta di un reale imperfetto.
Chiudo gli occhi mentre le nuvole si illuminano ancora di riflessi azzurri e violacei, salgo in macchina e risalgo la collina per andare a casa a godermi lo spettacolo dall’alto, a prendermi un altro po’ di pace.
lunedì, 14 luglio 2008
In strada al mattino presto guardo il sole che sorge, le albe e i tramonti che a Trento non posso vedere mi fanno sussultare il cuore. Sono vagamente agitata, ho un po’ di paura…paura di deludere, paura di non essere sufficiente, paura di non riuscire ad essere quella che sono, paura di non saper dire le parole che ho da dire.
Un sorriso e poi una parte dei timori sfuma, sorrido anche io non importa il resto.
La salita è impegnativa per le mie membra fiaccate dal virus ma non importa, mi diverto, mi concentro sul mio corpo, sulle rocce, sulle parole che mi vengono raccontate, sul tono di voce. Respiro aria fresca, le mani sono polverose e il sudore mi inumidisce la pelle che si stira sulla colonna vertebrale e scende col sale a bruciare gli occhi. Sorrido e sono serena, persino le mie fobie sembrano non essere poi così grandi, mi sento tranquilla e leggera come i corvi che vediamo giocare con le correnti fredde sulle cime. Il paesaggio alle volte mi lascia immobile, temo che non si possa comprendere la mia sosta…ma dopo aver passato mesi senza orizzonte finalmente posso guardare oltre il limite della mia vista e questo spesso è così forte che mi fa tremare le gambe.
Poi in cima finalmente…non so perchè ma sto così bene che non voglio nemmeno parlare, ogni parola non sarebbe che un’ombra di quello che sento. Aria fresca che viene voglia di saltare di sotto nel vuoto.
Iniziamo a riscendere…ho paura ma poco per volta vado avanti, ho paura di essere troppo lenta ma ogni volta il mio compagno di viaggio mi rassicura…ride della mia goffaggine e io ne rido ancora di più. Finalmente arrivo anche in fondo, sono contenta, ho fatto qualcosa che da sola non avrei mai fatto, ho fatto qualcosa che non facevo da due anni, sono scesa con le mie gambe lungo una strada di rocce e sassi..impervia…l’ultima volta in fondo c’ero arrivata senza fiato per la paura. Stavolta sono scesa sorridendo.
Torniamo indietro…è finita la giornata, mi godo gli ultimi scampoli del mio compagno di viaggio, sono felice quando parla di chi riesce a dargli un po’ di serenità, è bello guardare occhi che si illuminano a parlarne. Io ho perso quasi la parola…ma mi godo l’empatia.
Ai saluti mi sfugge la possibilità di parlare ma è solo in virtù della pace…un abbraccio e un arrivederci al più presto. Torno in auto e mi godo il tramonto, sorrido e ogni tanto piango…sono felice…GRAZIE!
lunedì, 07 luglio 2008
Nell'aria ferma dell'afa di fondovalle ho camminato. Un felino feroce mi aveva da poco smembrato le viscere, i momenti solari non sono bastati a rendermi meno pesante il piombo che è disceso nell'anima.
Come sempre sulla porcellana ho crocifisso una parte del mio corpo, l'ho lasciata sanguinare finchè non è morta per sempre. Con il lutto dipinto sulla pelle e marchiato nelle corde vocali da cui ora esce solo una raucedine di vecchiaia, sono uscita di casa. Calzoncini e scarpe da ginnastica...una piccola speranza appesa ad una mail spedita in mattinata all'oscuro di tutti, un legame ristabilitosi dopo un anno cui ho affidato una piccola ma reale possibilità di reincarnazione in una vita più mia!
Un ragazzo mi chiede delle monete...lo guardo, è bello, capelli ricci, barba incolta alto e moro con un sorriso sereno e pulito. E' seduto su uno zaino e mi chiede:
"Perchè se pianto dell'erba gli uccelli ne mangiano i frutti?"
"perchè non sono mica stupidi!"
"Brava...hai dato la mia stessa risposta, potremmo scrivere un libro io e te!"
Mi siedo per terra accanto a lui e iniziamo a parlare, ha 35 anni e la genuinità di un bambino, mi stringe la mano e mi chiede come mi chiamo. Mi racconta del suo sogno di andarsene ad Addis Abeba, mi racconta del suo viaggio in India, delle mucche per strada e delle scimmie di Delhi. Mi racconta che è un rasta, che sta raccogliendo soldi per poter partire. Mi racconta che la sera va nei supermercati e mangia quello che noi buttiamo. Parliamo di Cacciari, dello sviluppo sostenibile, dei suoi sogni...delle sue utopie...dei miei sogni...delle mie utopie...ci confondiamo. Mi offre una sigaretta e la condivido con lui, apro la borsa e prendo una bottiglia d'acqua...passa un'ora. I miei mostri sono spariti come se lui li avesse ingoiati, assorbiti, nascosti...scacciati. Mi guarda fisso negli occhi e io pure, sento un motus animi verso di lui che è del tutto autentico. Penso che chi gli dice che è matto non ha capito nulla...un matto non è così sincero, così vero come quest'uomo. E' laureato in filosofia e vuole andare ad Addis Abeba a coltivare campi attorno ad un lago...per un sogno così lu vive di nulla e ogni centesimo lo mette in un sacchetto per il passaporto e per il biglietto d'aereo.
Lo guardo e lui capisce...mi stringe la mano destra e mi sorride lucido...sono senza parole, tutto è sparito, dentro c'è solo il calore di questo ragazzo...mi sfugge una lacrima e lui mi sorride più forte...sorrido anche io e sono in pace, penso alle persone che amo a tutte, M., la mia famiglia, CosDan, la piccola Silvia, Cé, Paola, Mary...Peter...Yaya...Filippo..Mirko..Beatrice...Alessandro...amici..vite che quando sono con me riescono a cambiare la mia vita...
Saluto con un abbraccio...e vado a casa sotto l'afa che soffoca...non so come ci sia riuscito...ma quest'uomo mi ha reso felice in un modo che non avevo mai conosciuto!
Sono tornata indietro giusto per dirgli grazie e lui mi risposto con un sorriso...ci sono persone che salveranno il mondo, lui è una di queste!

mercoledì, 02 luglio 2008
Le strade sono dissestate ma le ruote di un'auto mi spostano attraverso campi ondulati, campi gialli, stoppie con macchie nere di fuochi di contadini. Colline colore dell'oro segnate da sentieri misteriosi di muretti a secco che si intrecciano, disegnano snodi e separano proprietà, storie e vite di chi li ha eretti.
Sole a picco, feroce, così grande che scolora l'azzurro del cielo che lo circonda, così luminoso che non lo si può guardare.
Aria in movimento, vento, folate leggere che spazzano via il calore dalla mia pelle, istanti di brivido che solleticano il mio corpo caldo. Il sole scende a biscottare la pelle, la mia pelle si colora all'istante e cambia odore, mi annuso; so di carne, so di cuoio lasciato al sole. COntinuo a guidare, continuo a viaggiare indietro nel tempo.
Casolari abbandonati, vacche magre che pascolano tra gli sterpi, scheletri di paesi che furono, arrampicati su colline scoscese. Mi fermo ad attraversare le starde, spio vite che sono e immagino le vite che furono.
Dalle finestre abbandonate esce odore di polvere fresca, odore di muri che si sgretolano, annuso l'aria e tornano alla memoria immagini evocate e risorte dai romanzi di Verga, da Pirandello...
Uomini dall'età indefinita stanno seduti fuori dai bar, sempre a bere ghiacciate granite, in camicia bianca e pantaloni neri...occhi che ti guardano, occhi che ti seguono, occhi che incontro e che leggo. Parole aperte di vocali, parole sanguigne di consonanti raddoppiate, sorrisi sporadici ma galanterie usuali.
"Non si preoccupi...è dovere! La saluto!"
Un prepotente sapore di libertà si fa gusto di mandorla, si fa gusto di pesce alla brace e gusto di melanzane arrosto, pomodori secchi...formaggi di capra...pistacchi...limone acidulo e sugoso...vino nero e stridente...ricotta frfesca...un uragano di sapori mi investe, mi lascia esausta e paga come un amante dolce, lento, estenuante e passionale.
Torno in auto...riparto verso altri luoghi di questo luogo...sorrido.