Corri e non resterai mai senzafiato!
C'è tanta solitudine in quell'oro. La luna delle notti non è la luna che vide il primo Adamo. I lunghi secoli della veglia umana l'hanno colmata di antico pianto. Guardala. E' il tuo specchio. (J.L.Borges)

chi sono?
"...Ella non sorrideva; ma sembrava che s'appoggiasse su ogni parola come per comunicare a ciascuna il suo proprio peso, il peso della sua potenza e della sua imperfezione e di tutto l'ignoto ch'ella portava dentro." (Thanks to A. Sperelli!)

odio...
La stupidità omnia in ogni manifestazione umana!

...e amo
I libri e l'odore della carta. Il profumo dell'aria. I colori del mondo. La bellezza nascosta.

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venerdì, 30 maggio 2008

Grandine...spietate lame tonde e dolorose di ghiaccio mi illividiscono la superficie del corpo.
Attendo la pioggia per piangere, per tornare ad essere acqua nell'acqua.
Attendo il temporale per raffreddare le viscere irritate dai quotidiani saliscendi di rabbia, solitudine e delusione.
Attendo i lampi per singhiozzare e i tuoni per urlare.
Amo i temporali...l'acqua di gocce pesanti e cariche che fende l'aria e si frange come meteoriti di fuoco sull'asfalto...il suono furente delle nuvole che scaricano la loro essenza sulle nostre teste stupide e piene di vacuità.
Grandine e pioggia copiosa sulla mia pelle, mi lascio bagnare senza timore, guardo ipnotizzata i fulmini che disegnano le strade della mia rabbia nel cielo di piombo mentre i tuoni gridano grevi la frustrazione di una donna innamorata di chi non c'è.
Odio Dio che mi fa amare una persona che non esiste, che non esisterà mai ma che vive come perenne feto nel mio grembo malato.
Odio un Dio che mi ha dato troppo cervello da impedirmi di trovare la pace nella credenza di lui e troppo cuore da impedirmi di non amare visceralmente. Odio quel Dio che mi ha dato un cervello che arriva allo stomaco con una potenza deflagrante.
Il temporale continua...l'acqua mi gronda addosso...mai stata meglio...acqua che si lascia lavare da altra acqua...mi sento vuoto e leggerezza nelle membra...
Il cielo mi piove addosso...e io lo assorbo, lo lascio penetrare nelle pieghe della mia pelle, lo lascio libero di portare via dal mio corpo calore e polvere, apro la bocca e lo bevo come un cane assetato beve da un miraggio di pozzanghera.

...amo i temporali...mai stata meglio come poco fa sotto l'acqua...vorrei solo che durasse in eterno...pioggia per sempre...Luna per sempre se stessa...acqua per sempre libera di essere acqua!

Buon fine settimana a tutti voi!




lunedì, 26 maggio 2008

Premdo un pezzo...poi un altro..e un altro ancora...eccomi li sull'orlo del baratro. Mi guardo attrorno perplessa, il buio.
Chiamo con voce flebile...penso alle persone della mia vita...le chiamo una per una ...nessuno risponde. Piango lacrime asciutte da mesi, mi soffio il naso e mi siedo su quel bordo di terriccio argilloso. POtrei franare giù perchè i granelli di terra si sgretolano sotto il pesa del mio corpo. Potrei cadere giù perchè mi alzo in piedi e decido di fare quel passo nel vuoto. Potrei cadere giù voltandomi di scatto alla voce amata che giunge ad abbracciarmi....comunque vadano la costante è una sola: in quel buco nero ci finirò!
Prendo un altro pezzo...e un altro...e poi giù...il salto è fatto.
Mentre si cade nel nulla che ti inghiotte non si sente nulla, niente paura, niente ansia, niente emozioni...non si pensa nulla...si cade e basta, si sente il vuoto che ti rapisce, si sente il buco sotto di te che si spalanca. Tutto corre così veloce che sembra di cadere in eterno e di poter continuare a sprofondar fino alla fine dei tempi.
Ecco fuori un pezzo...è un pugno che sfianca le costole...un altro pezzo...tossisco...sono arrivata alla fine della corsa...un altro pezzo...piango lacrime bagnate di essere umano fatto di carne,sangue, organi...ormoni...neurotrasmettitori. Altro pezzo...lacrime che si fondono...salato e dolce e acido...un miscuglio alchemico che instilla quell'ultima goccia di follia...e da li in poi..sono altri cinque, otto, venti pezzi...e poi finalmente la pace della morte momentanea.
Mi aggrappo con le braccia alle mie gambe, occupo uno spazio sul tappeto rosso, mi dondolo da sola, faccio il vuoto in testa...apro la bocca e recito il mio pezzo come automa incosciente. Passano i minuti...tutto ritorna alle forme originarie ai colori primari. Mi alzo e calpesto il parquet cosparso di briciole...tiro su col naso, alzo i due angoli opposti delle mie labbra a formare un sorriso...

"Buongiorno mondo....!"


mercoledì, 21 maggio 2008

La ragazza dai capelli bruni guarda fuori dal finestrino la strada che scorre veloce. Mi ricorda qualcuno, mi soffermo a guardarla e le mie dita allentano la presa nervosa.
La guardo intensamente, guardo le sue labbra senza rossetto, chiare e piccole e leggermente screpolate. Guardo la sciarpa spessa color nero, un pò stinta, che le incornicia il mento delicato e piccolo e le mascelle candide. Osservo il suo naso che si curva come un dolce declivio di prato verde a primavera. Ha una fezza di capelli che le copre la fronte, capelli lisci color bruno caffè, sottili, la riga della scrimatura va da sinistra a destra e le sfiora il sopracciclio sottile. Ha un incarnato candido...emana dolcezza, emana delicatezza emana profumo di lavanda efesie, sembra che quella piccola bocca dalle labbra sottili ma perfette possa aprirsi in un sorriso, da un momento all'altro.

Mi gira la testa, sento che quella ragazza mi sta ipnotizzando i sensi e la mente, il suo volto si sovrappone al mio, io scompaio nel mio piccolo mondo ed entra lei.

Ha occhiali dalla montatura rettangolare, in celluloide nera...occhi così non si vedono tutti i giorni.

Si volta e mi guarda imbarazzata, si sente scrutata, provo a distogliere lo sguardo. Mi cade un ricciolo sulla fronte, sollevo la mano sinistra e con due dita lo ricaccio indietro in mezzo alla massa di ricci che si ribellano sulla mia testa. Non riesco a distogliere lo sguardo, mi conficco le unghia affilate della mano sinistra nel polso destro...il dolore fisico distoglie la mente per un istante...ma non funziona i miei occhi tornano a lei...mi chiedo chi sarà...vorrei sorriderle ma ho dimenticato da secoli come si fa...vorrei parlarle...ma ho dimenticato da secoli come si fa...vorrei stare li in eteno,fermare questo istante ungo qualche minuto, e osservarla, contemplarla...godere della serenità, del tormento, della gioia che mi da il suo volto.

Il mondo che scorre con le sue vite che camminano lungo i marciapiedi della città, si riflette in una luce vagamente violetta, sulle lenti dei suoi occhiali...e poi finalment la guardo. Dritti occhi negli occhi...occhi che non hanno colore perchè posseggono mille sfumature di ogni colore. Occhi belli...imbarazzante...troppo belli per sembrare umani...ciglia sottili, folte e bruno mielato...schiocco lalingua quasi a sentirne il sapore...è miele di castagno color bruno dorato e dal sapore dolceamaro.

Si alza...scende dal suo sedile rosso e beige, dozzinale...ma lei è bella...il resto non importa. Mi stringo la mente per trattenere l'immagine...mi passa accanto e respiro l'odore dei suoi capelli...lunghi fino alle scapole e fermati da un fermaglio di color rosso...semplicemente deliziosa...

La seguo mentre il mondo scompare...solo io e i suoi passi...il giubbino di pelle nera...i suoi jeans e le sue scarpe da ennis bianche...volta l'angolo...sparisce per sempre.

Mi sento orfana...orfana di lei e del mondo in cui mi ha trascinata...torno alla vita e al quotidiano...porto la sua bellezza dentro l'angolo più segreto e oscuro delle mie viscere...quello che è collegato con ascensore diretto, al mio cervello.

Spingo il pesante portone....

"Buongiorno B."
"Buongiorno L....ah...c'è da finire....e poi...ed entro....."
"Ok, acendo il pc  tra 10 minuti ti porto tutto!"

Ed eccoci al solito interminabile vortice di doveri e parole...sempre le stesse e prima o poi non vorranno dire più nulla e dovranno insegnarmene altre...ma nel frattempo ricominciano a giocare!


giovedì, 15 maggio 2008

Vento in faccia...alzo le braccia pronta a ricevere il sole...uno scoiattolo corre accanto alla mia ruota per un breve istante e poi scarta su un muretto e si inerpica...si lascia rapire e io mi lascio trascinare da lui, chissà cosa farà nella sua giornata. La velocità aumenta...45, 50, 53,56,58,59.5, 60.7...62,5 corro e sento l'aria che fischia, il cuore batte piano...le traiettorie e le curve le calcolo serena, le accarezzo come fianchi di una doonna dalle bianche carni.

Piacere carnale, ebrezza di adrenalina....tutto si mescola con il nero dello stomaco, coi sali che mancano e lo sento ma vado avanti...sono salita fino a Vigolo a far morire sull'asfalto in salita i muscoli, la paura, la rabbia...rabbia...incomprensione, sogni infranti i cui cocci  mi tagliano i palmi delle mani, affondano nella mia carne e sanguino sputo siero,sangue rabbia,delusione...nulla sarà mai eppure io sono qui e ora. E' una questione di tempi verbali?

L'incoscienza della velocità....sta drogando il gatto sornione del mio stomaco...sta svegliando i sensi della mia pelle...desidero...ardo...brucio...di rabbia, passione...di sogni e di frustrazioni, di anelito di libertà ...eppure queste catene orrifiche ci sono ancora..mi tirano le braccia e pesano...ma per oggi le strappo..per oggi la velocità mi rapisce e per oggi, per poche ore...con pedali e ruote e vento e acqua sono libera...sola e felice!

Poi...una,due,tre...un totale di quindici mura bianche mi incatenano ad  un presente che non esiste se non come cicatrice di un passato in cui speravo nel futuro. Il dolore si fa così denso che posso solo farlo uscire in rigurgiti fetidi conditi di lacrime. Quella freddezza mi uccide poco alla volta, mi tortura con sadismo inaudito, uno spillo per volta sta infilzando la mia carne rancida sulla mia anima...e lei sta morenda di setticemia. SOpravvivo perchè altro non posso, vecchio finale di partita...stavolta lui è Hamm...e io sono Clov...

H: Perchè rimane con me?

C: Perchè mi tieni con te?

H: Non c’è nessun altro.

C: Non c’è altro posto.

H: Non mi vuoi bene.

C: No

H: Una volta mi volevi bene

C: Una volta!

H: ti ho fatto soffrire troppo?

C: non è per questo!

H: Non ti ho fatto soffrire troppo?

C: Certo

H: Hai mai avuto un istante di felicità?

C: Che io sappia no!

C: A che servo io?

H: A darmi la battuta

 

C: Se potessi ammazzarlo, morirei contento. Fa’ questo, fa’ quello, e io lo faccio. Non mi rifiuto mai. Perché? Tutta la vita le stesse domande, le stesse risposte. Allora moriremo? Allora non moriremo? Mi ha(i) fatto queste domande un milione di volte. Sono stanco delle nostre storie, molto stanco. Tento di andarmene. Fin dalla nascita. (Ma) non posso andare lontano. Non c’è altro posto. Lo domando alle parole che restano…sonno, risveglio, sera, mattina. Ma loro non sanno dirmi niente. Adopero le parole che mi hai insegnato tu. Se non vogliono più dir niente, insegnamene della altre. O lascia che me ne stia zitto.

Fili di telaio

 


lunedì, 12 maggio 2008

E’ finita Clov, ormai abbiamo finito e io non ho più bisogno di te. Ti ringrazio Clov. Allora non c’è più ragione che le cose cambino. Vecchio finale di partita persa, finito di perdere.

Visto che si gioca così?...giochiamola così…e non parliamo più! Tu resterai con me!

Non ti darò più nulla da mangiare; anzi te ne darò quel tanto che basta per impedirti di morire. Avrai fame sempre. Ti darò un biscotto al giorno. Pace alle nostre chiappe.

Non t’è mai venuta, mentre dormivo, la curiosità di togliermi gli occhiali e guardare i miei occhi?

Ho portato avanti la mia storia, domandami dove sono arrivato sai… mi sento un po’ vuoto. Lo sforzo creativo prolungato.

“Quel giorno ricordo faceva un freddo straordinariamente intenso, il termometro segnava zero, c’era un sole veramente splendido, l’eliometro segnava cinquanta, c’era un vento sferzante, l’anemometro segnava cento. Quel giorno ricordo, faceva un tempo incredibilmente asciutto, l’igrometro segnava zero. L’ideale per i miei reumatismi. Ma che cosa sperate? Che cada ancora della manna dal cielo per degli imbecilli come voi? Qui da me, stando bene attenti, potrete morire di morte naturale, coi piedi all’asciutto. Poveri morti…e la vita continua. Tutti quelli che avrei potuto aiutare. Salvare! Ma riflettete, ormai siete al mondo non ‘è più rimedio. Andatevene e amatevi. Leccatevi l’uno con l’altro. Levatevi dai piedi tornate alle vostre orge…”

Fuori di qui è la morte, senza di me niente padre, senza Hamm niente Home.

Un giorno sarai cieco. Sarai seduto in qualche luogo, un piccolo pieno perduto nel vuoto, per sempre, nel buio. Come me. Si un giorno saprai cosa vuol dire, sarai come me solo che tu non avrai nessuno, perchè tu non avrai avuto pietà di nessuno e non ci sarà più nessuno di cui avere pietà.

La natura ci ha dimenticati. E allora che sia finita, che salti in aria…anzi sai cosa devi fare, và a sterminarlo! Non mi vuoi bene, una volta mi volevi bene, ti ho fatto forse soffrire troppo? Vieni, vieni a darmi un bacio. Perdonami!

Basta, è ora di farla finita e tuttavia esito, esito a…a farla finita. La fine è nel principio, eppure continua. Potrei forse continuare la mia storia , finirla e cominciarne un'altra.

 

 

 

 

 


mercoledì, 07 maggio 2008

Osservare il verde che cambia sotto la carezza dei venti. Osservare i verdi interrotti da impertinenti macchie rosse; i papaveri.
Amo i papaveri, ci somigliamo, a guardarli non ci scommetteresti un cent. , eppure stanno li, erti, rossi, ispidi, belli e contro tutto e tutti. Crescono dove nessun altro fiore si degnerebbe di crescere, non sono snob e sono così belli che a guardarli, coi loro petali delicati mossi dal vento ci si commuove, perchè? Perchè sono umili  forieri di bellezza in luoghi ameni, aspri, tra le rotaie, ai bordi delle starde, nei fossi...dove non dovrebbe esserci nulla, ci sono loro.

Osservo la pace e me ne lascio pervadere. L'aria scorre tra i miei capelli, scivola tra le dita, accarezza le mie labbra, ma non giunge ad addolcire i picchi taglienti che si innalznano nel mio stomaco; le montagne di terrore che mi proto dietro in ogni dove.
Non mi fido! Il colpo è stato troppo forte, se mi tocco il collo ne accarezzo ancora le tumefazioni violacee con sfumature verdognole. Sento i margini dei tagli e dei graffi fondi che si spalancano come baratri orrifici di faglie tettoniche oceaniche. Si spalancano sotto le mie dita e dalla morbida carne riversano lungo le mie gote, fili di rosso liquido denso di piastrine, emoglobina...vita che fugge via da me a ricordarmi, paradosso, che sono ancora viva.
Fa male, fa ancora tanto male e forse farà male per sempre, sono cicatrici che mai troveranno pace in un processo di rimarginazione perennemente rimandato ai posteri.
Il gatto ha sette vitre, il mio ha fatto un patto col diavolo, sta li acquattato da più di dieci anni e li rimarrà per sempre.

Tutto questo...e il sole fuori scende dietro una collina colorando di riflessi rossi e arancio le nuvole, i muri delle case, le tegole dei tetti, i bordi delle strade di brecciolina bianca.

Respiro a fondo...ho i segni e dolgono, ma non so come sono ancora viva...e amo i papaveri!