venerdì, 07 marzo 2008
Ho freddo ma non lo sento nemmeno!
Sono fertile, calda e accogliente come una distesa di ghiacci artici!
Noli me tangere...tranne tutto questo freddo cui mi aggrappo a mani nude. Nulla più deve sfiorarmi e non so come così va da un mese. E' cresciuto poco alla volta tutto questo ghiaccio. Era solo brina leggera un mese fa, ora è un iceberg che tiene lontano il vento da me. Non piango, non rido, non parlo, ascolto, non mi attraversa più nulla, vivo, cammino, faccio tutto da sola, disfo tutto da sola, mi analizzo come un chirurgo di fronte ad una risonanza magnetica, mi amputo braccia e gambe e mi impianto delle protesi meccaniche efficienti che non sentono nè piacere nè dolore. Vado all'università, scrivo la tesi di dottorato, lavoro, studio, pratico, corro. Faccio tutto da sola....faccio tutto da sola...faccio tutto da sola!
Noli me tangere.
Sono fertile, calda e accogliente come una distesa di ghiacci artici
Ho freddo ma non lo sento nemmeno!

lunedì, 03 marzo 2008
-Qualcuno aspetta lei, ma lei non arriva.-
Il pavimento di mattonelle quadrate e bianche. Le pareti verde salvia della sala d’attesa quadrata. Sulla parete di fronte alla porta, una fila di sette orribili sediolini in acciaio e fodere ruvide color grigio antracite. Intorno a me due uomini vivono la mia stessa attesa rimanendo totalmente immobili a fissare ebeti il nulla, un altro cammina avanti e indietro con fare nervoso, vari parenti entrano ed escono portandosi dietro l’odore di fumo delle sigarette fumate per ingannare l’ansia.
Mi siedo, gli stiletti delle mie decolletes nere lucide scandiscono il tempo, mi guardo le unghie laccate in rosso corallo mentre gioco con l’orlo della gonna in taffettà di seta per ingannare l’attesa. Passo a tormentare un ricciolo che mi cade sulla fronte, allungo un braccio sul tavolino alla mia sinistra e raccatto un opuscolo rosa che mi ragguaglia sull’amniocentesi.
La parete di fronte si apre in un rettangolo di un metro per due, con un vetro spesso davanti ad una tenda bianca che fisso come a volerci guardare attraverso. Li dietro c’è Sara, la mia forte e adorata Sara che sta mettendo al mondo la nostra Marisol. La vedo in braccio a me, i suoi occhioni che immagino riempirsi di stupore mentre ascolta le mie favole mentre Sara le canta una musica dolce.
La tenda si muove, i tre futuri papà si voltano verso il vetro e corrono ad accogliere i loro bambini in mezzo a loro ci sono anche io, unica femmina, dietro di noi una folla di parenti che avverto solo come presenze fastidiose, mosche che mi ronzano intorno e che scaccio dai miei pensieri. Il cuore mi si ferma per qualche battito, la bocca si spalanca, le mie sinapsi si spengono.
Una donna mostra un fagottino, penso che è la mia Ludovica. Tutti noi guardiamo l’infermiera con sguardi frementi, lei mi cerca con gli occhi, mi individua tra gli uomini e mi dice:
“Complimenti signora Medeiros, pesa tre chili e sei, gode di ottima salute ed è uno splendido maschietto!”.
