Corri e non resterai mai senzafiato!
C'è tanta solitudine in quell'oro. La luna delle notti non è la luna che vide il primo Adamo. I lunghi secoli della veglia umana l'hanno colmata di antico pianto. Guardala. E' il tuo specchio. (J.L.Borges)

chi sono?
"...Ella non sorrideva; ma sembrava che s'appoggiasse su ogni parola come per comunicare a ciascuna il suo proprio peso, il peso della sua potenza e della sua imperfezione e di tutto l'ignoto ch'ella portava dentro." (Thanks to A. Sperelli!)

odio...
La stupidità omnia in ogni manifestazione umana!

...e amo
I libri e l'odore della carta. Il profumo dell'aria. I colori del mondo. La bellezza nascosta.

archivio pensieri
oggi
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005


Paragrafi
dream
novels
pensieri in libertà
real life
what i want

utente e basta

Amici
Andrea Sperelli
Anmonra
Arturo Bandini vs E.
Blackblonde
Cilicia
Ingnorton
Intrattabile
Jun
Lanciano
Linus, Snoopy, Charlie brown &Co.
Mauro Corona
Minotauro
MissMargot
Morfea77
Occhisfumati
Odioilnatale
PricipisulPipi
Se volete leggere delle curiosità animali!
Sughen
Vicktoria


thanks
[layout] Lyla web log
[template] Template x tutti
[hosting] Splinder

Count down!
Hanno invaso il mio mondo*loading* pellegrini erranti!!
Image Hosted by ImageShack.us

martedì, 29 gennaio 2008

Le scuole non sono tutte uguali benchè tutte dovrebbero, con la diversità dei mezzi didattici e delle materie di cui si servono, insegnare agli studenti a fermarsi, riflettere, connettere ed analizzare. Purtroppo la "classica scuola dell'obbligo" si è da tempo affrancata da questo compito gravoso quanto soddisfacente. In compenso ci sono scuole che ancora tentano di assolvere a questo compito. Per fortuna, non essendo scuole comuni e/o scuole dell'obbligo, selezionano a monte i loro allievi il che permette agli insegnanti di lavorare su studenti mediamente dotati di spirito, e consente agli studenti di ritrovarsi a condividere spazi, esperienze e pensieri con compagni di classe quantomeno suscettibili e sensibili al fascino del dubbio e alla malia del pensiero.
Cotanto panegirico a quele scopo?
Perchè ieri sera tre ore di lezione mi hanno insegnato che le emozioni che siamo in grado o meno di provare probabilmente hanno una nascosta quanto coriacea radice culturale. Una radice che nasce e si articola in più scale, una radice culturale in senso lato, derivante dal substrato di un popolo da cui si discende, una radice culturale di tipo regionale ed una radice culturale famigliare.
Dopo tre ore di lezione mi sono trovata costretta ad ammettere di non saper ridere, IO NON RIDO! E' vero, al massimo sogghigno, sorrido, faccio una qualche smorfia con le labbra e modifico la mia maschera facciale in modo da esprimere divertimento, dileggio, sarcasmo....ma la mia faccia, le mie labbra e le mie corde vocali non sanno ridere! Tornando indietro nel tempo non ricordo, a parte mia nonna, nessun componente della mia famiglia, che sia mai stato un redente. I miei genitori, mia sorella, i miei zii...nessuno ride. Mia nonna..lei si che sapeva ridere in modo unico, leggero, greve, "crichilogno". La sua risata risuonava di schianto nell'aria della casa, la sentivi scendere dalle scale di marmo rimbalzando dal muro bianco alla ringhiera nera. Lei possedeva il bagaglio culturale e storico necessario per spingere il motus gioioso dell'animo a liberarsi fragoroso in quella risata. Aveva la semplicità di donna contadina che le permetteva di saper ridere!
Io però dalla mia coltura ho appreso la fatalità, il senso ineluttabile della realtà della vita, la riflessività saggia dei vecchi...e quella, unita alla complessità della mia psiche, non mi fa ridere mai...però...IO SO MOSTRARE IL DOLORE. La mia capacità di mostrare la disperazione nasce da quella stessa impronta culturale che mi impedisce di ridere, scaturisce dall'amarezza che da generazioni la mia famiglia magnifica nella successione futura delle generazioni e prende spunto da una cultura in cui le donne si trasformavano,a richiesta, in dolore straziante (le prefiche). Non è una banalizzazione riconducibile all cupezza...tristezza, amarezza, è piuttosto consapevolezza della ineluttabilità delle cose della vita, la presenza sempiterna del concetto di morte e in senso lato di fine delle cose. Ricordo le prefiche a casa mia quando morirono i miei nonni, ricordo mia zia che urla nell'estremo saluto alla madre, ricordo il baratro del dolore dell'animo e col tempo ho imparato a renderlo materiale. L'ho come congelato in cubo di ghiaccio nero e ieri alla richiesta dell'insegnate:

Maestro A.:"L. piangi per noi!"

 

Io ho pianto, pianto senza lacrime, mostrato disperazione e sconcerto ma non senza sentirli.Mi sono semplicemente trascinata addosso tutto il dolore del mondo e l'ho buttato fuori. Questo non vuol dire che IO SAPPIA PIANGERE, anzi, perchè tanto dolore diventi manifesto mi è necessario sentirlo come non mio, il mio dolore rimane privato. E' questa la cultura delle emozioni che ci portiamo dentro. Quella che in qualche modo ti impedisce di sentirle agli estremi, perchè so che sono secoli che non rido così come sono secoli che non piango sul serio(...al massimo lacrimo o singhiozzo...). Però la consapevolezza storica di una emozione mi consente di saperla riprodurre con una verosimiglianza che sconcerta.
E grazie ad una scuola vera, che ti fa fare esperienza delle tue conoscenze e delle tua manchevolezze...ho imparato che NON so RIDERE, che il mio cuore, la mia voce non sanno ridere, ma che SO PIANGERE e so disperarmi con la voce, l'espressione e gli occhi...che poi sappia farlo davvero..beh questo è materiale per la prossima lezione!
...e buona giornata a tutti voi!


mercoledì, 23 gennaio 2008

Senzafiato: "Buongiorno!"
Lama:"Non la saluto...non lo meriterebbe!"
Senzafiato:"............................................"
Lama:"Crede che il mondo le giri attorno???Io l'ho aspettata per ore l'altra volta e lei con una semplice scusa non può cancellare il tempo che ho perso!"
Senzafiato:"Ah...è ancora per quello...beh...mi dispiace tantissimo. Non è colpa mia...cioè è colpa mia ma non è una cosa fatta apposta!"
Lama:"Ma la smetta...avrebbe potuto chiamare e disdire!"
Senzafiato: "Ma le ripeto che io non volevo disdire...è un effetto della mia discronìa!"
Lama:"....discronìa??Scusi ma sono scettica circa la veridicità di quanto mi sta dicendo!"
Senzafiato:"Non so se esista nei libri di medicina...ma è una disfunzione del mio cervello. Io ricordo le date, le ore e gli appuntamenti alla perfezione...ma i giorni, le settimane e i mesi sono tre entità del tutto slegate tra loro!"
Lama:"Senta...ma chi vuole fregare???"
Senzafiato:"..............ma porca vacca perchè cavolo non mi crede nessuno quando ammetto questa deformazione!! Allora...io sapevo che il 22 alle 12:15 avevo un appuntamento con lei...ma il 22 gennaio rimane un numero sul calendario per me, non so sia di lunedì o di venerdì e soprattutto è atemporale!Quando è il 22 io non me ne accorgo!"
Lama:"Allora perchè oggi è qui!?"
Senzafiato:"...perchè ho guardato il calendario stamattina, poi in ufficio ho guardato anche l'agenda...e ho appurato CHE OGGI ERA IL 22 GENNAIO, MARTEDI' e quindi era oggi che avrei dovuto muovere il mio posteeriore, caricarlo sul sellino della mia bici, pedalare tra lo smog di qusta cacchio di città, e trascinare lui e tutto il resto del mio corpo fin qui!"
Lama:"E l'altra volta?...e poi il suo sarcasmo acido alle volte può risparmiarselo, non lo usi come salvagente è inutile!"
Senzafiato:"L'altra volta non avevo guardato il calendario e poi...sono venuta qui..ma l'ora era quella accordat..di due giorni dopo però!"
Lama:"Mi parli di questo suo disturbo...mi sembra quantomeno bizzarro!"
Senzafiato:"Gliel'ho detto...sono discronica, ricordo le date ma poi stop. Non so che giorno del mese e che giorno della settimana io sto vivendo!"
Lama:"Grottesco..e come fa a vivere!?"
Senzafiato:"Beh..se sono qui in qualche modo il mio cervello si sarà adattato a questa manchevolezza!"

E' strano per il resto del mondo comprendere come si possa vivere senza tempo!Io vivo senza tempo, non so che giorno è oggi, so che è un giorno, so che dovrò fare delle cose e so esattamente cosa e a che ora. E' come se il mio cervello avesse un orologio che se ne frega del tempo gregoriano, che scorre secondo sue leggi private e imperscrutabili. Vivo ogni giorno come una entità a se stante, degli orpelli datari non mi curo, è il contenuto della giornata che mi interessa, il modo e l'intensità con cui la si vive. Certo, l'inghippo è che alle volte le cose da ricordare sono troppe e il mio orologio discronico è tarato su planning di 4-6 giorni, oltre si perde, oltre i 6 giorni c'è il confine medievale della Terra, quando era piatta e a varcare quel confine si cadeva nel vuoto!
Ma ci pensate mai al tempo, alla percezione che si ha del tempo? Che poi concide con la concezione e con la percezione che si ha della vita stessa. La mia vità non ha tempo...forse è meglio così, senza passato preciso ma con tutta l'essenza del passato presente dentro di me, senza futuro ma con tutto il terrore del confine futuro oltre cui guardare!

...Il tempo...e le discronìe...io sopravvivo così...e voi come fate a vivere?



venerdì, 18 gennaio 2008

“Sono null’altro che sabbia ed acqua, acqua e sabbia mescolati in varia percentuale e riscaldati fino a farmi diventare un amorfo liquido, mi adagiano su varie forme e mi lasciano a solidificare…e poi eccomi, tutto e tutti, nulla e nessuno!”


Sarà questo che pensa uno specchio? Non lo so, forse che si e forse che no, ma cammino svelta stasera e passo dopo passo, anni di piccoli particolari, anni di attimi d’inferno, anni di vita mi si incastrano poco alla volta. Una catena continua di pensieri slegati che diventano serie sequenziale a spiegare perchè!? Perchè questo cumulo fragile di acqua e sabbia è sempre con me, perchè nonostante sia sempre nella borsa non sia mai mio amico, è un irrinunciabile vizio, è il mio vizio amico, inconfessabile piacere sadico. Da quando vivo sola, ormai da ben nove anni, non ne ho mai avuto uno bello grande, in cui vedermi per intera. Mi sono sempre accontentata di quel piccolo rettangolo di inferno e vanità che, inevitabilmente ed impietosamente, mettono sopra ogni lavandino, di ogni bagno di ogni città di questo mondo! E’ curioso…puoi non trovare il bidet, non trovare una doccia…e alle volte puoi addirittura non trovarci la tazza, ma in ogni bagno c’è sempre un rettangolo di specchio collocato ad altezza media, buona per ogni faccia di qualsiasi altezza!

 

“E’ curioso, tutti vi affannate a cercarmi per vedere se siete a posto, se siete accettabili, se i capelli sono sistemati, se le rughe intorno alle labbra siliconate non rivelano la vostra vera età. Mi usate per decidere se i bambini hanno autocoscienza, mi usate per parlare. Ah…questa è una delle volte in cui mi piace essere il nulla che è un specchio…star li fermi e parlare, lamentarsi, essere la bocca di una casalinga che bofonchia col marito, essere il rifugium peccatorum di una adultera recidiva. Eppure ogni volta  mi sento violato, perchè non mi date la dignità di essere alcunché, perchè mi date l’ingrato compito di essere un attimo furtivo e distratto di voi, di tutti. Quasi nessuno però in me si specchia davvero, quasi nessuno però in me si GUARDA concedendomi la grazie di essere, di esistere!”

 

Pensandoci…ecco un motivo per cui scelgo di avere sempre con me uno specchio!Perchè né lui né io abbiamo la possibilità di essere noi, di esistere! Uno specchio è chi riflette, quando nessuno lo usa, semplicemente muore, smette di esistere. Io sono quello che gli altri, all’occorrenza, vogliono che io sia, e quando nessuno vuole da me qualcosa, io semplicemente smetto di esistere, me ne sto qui e vivo come una palla da biliardo, rotolando sul tavolo verde della vita.

 

“E' per questo che mi tieni sempre con te; io ti ricordo in ogni momento quello che non sei. Perchè ogni volta che la tua faccia diventa la mia tu ti GUARDI e quel che vedi non ti piace mai. Ti scruti con chirurgica attenzione, non ti curi della superficie rugosa della pelle e dell’intaccata perfezione della morbida giovinezza. No! Tu sei li davanti e ti scavi dentro gli occhi! A pensarci bene dovrei esserne fiero giacché non guardi nessuno mai negli occhi…solo me attraverso te e viceversa!”

 

Ma uno specchio può essere ben altro. Uno specchio è un mezzo di comunicazione tra due mondi, sorrido da sola, perchè mi vedo una novella Alice che scivola nel suo Paese delle Meraviglie saltando attraverso uno specchio. Uno specchio è una stazione, un luogo non luogo in cui fermarsi, come faccio da anni in tutte le stazioni ferroviarie del mondo, sedersi su uno scalino e guardare i treni partire e arrivare coi loro carichi di persone e di valigie e sogni. E allora diventa un luogo non luogo in cui immagini il tuo viaggio alla rincorsa dei tuoi sogni…e il bello è che quando abbandoni lo specchio distogliendo lo sguardo, di solito ti senti davvero pronto a partire! In fonod…questo non è un compito ingrato per te!

Mentre continuo a camminare svelta mi sovviene il ricordo di una frase letta anni fa, un po’ confuso per la verità e questo mi stizzisce, ma la citazione a memoria non è stata mai il mio forte, io ricordo perfettamente le immagini e i concetti nascosti…ma mai le parole esatte! Comunque la citazione da Borges diceva più o meno così:

 

“Diffidate di donne e di specchi, sono estremamente pericolosi poiché mostrano la realtà rovesciata!”

 

Questa frase mi lasciò esterrefatta, è vera da un punto di vista strettamente letterale, uno specchio riflette spacularmente, appunto, un oggetto reale…ma ora mi accorgo che questo non spiega fino in fondo il motivo per cui un povero specchio è una entità tanto odiata quanto necessaria.

 Ricordo che la scena in cui Plecture, all’inizio, parla col suo specchio…”Specchio, specchio delle mie brame….” La guardavo in loop più e più volte. Mi piaceva la strega Plactrude, la vedevo così umana, mi piaceva il suo abito nero pipestrelliforme, con quel bavero color viola uva, il colore delle Big Babol all’uva che masticavo. E poi a me non pareva cattiva Plectrude, sembrava solo una mamma non mamma che ha paura di non essere nulla, di sparire nel calderone infame del dimenticatoio! 

 

“Vedi perchè la quotidiana vita delle brulicanti persone-formiche mi odia? Perchè loro mi usano solo come superficiale piana riflettente dove controllare i particolari più insignificanti? …Perchè sanno che io, se guardato, mostro loro quello che sono, mostro la loro essenza, li metto a nudo, li impalo su una piastra rotante e faccio vedere loro quel che sono a tutto tondo. La strega Plectrude è ognuno di voi che in me si guarda, siete tutti uguali a lei, così belli, algidi, indaffarati, precisi, ma…mai accade che la coscienza della vostra fallacità di esseri umani, non vi crei sgomento. E’ per questo che mi avere levato la dignità di essere me stesso, è per questo che Borges vi raccomanda di odiarmi e voi lo seguite…perchè se mi si concede l’onore di essere qualcosa con una dignità d’esistenza, vi mostro per quello che siete…solo che se a voi non piace; beh non è colpa mia!”

 

Salgo le scale e mi chiudo la porta di casa alle spalle…ha ragione. Mi ci sono voluti anni di odi e di legami malsani con lui per capirlo, ora non sto molto meglio di prima, il vizio dello specchio rimane, ma almeno non mi faccio paura quando mi ci guardo. Inizia l’era dell’autocoscienza, non quella dei libri, ma quella quasi Sartriana.

…e buon fine settimana a tutti voi!

All.2_Specchio_specchio


lunedì, 14 gennaio 2008

La neve se ne frega di tutto, sta li ferma, bianca, impassibile si lascia violare dai miei passi sporchi. Con la neve non devi parlare, alla neve non devi raccontare, la neve la ascolti in silenzio se ti va, altrimenti ti accompagna i passi e basta.
Val di sella, 1500 metri circa, un mal di testa da sbalzo altitudinale, una donna di mare non s'abitua mai a queste alture, i miei vasi si dilatano deflagrando dopo i 900 metri e il flusso rapido e bollente di sangue orre veloce fino alle tempie dove schiaffeggia le terminazioni nervose. Non importa, la neve se ne frega e accompagna i miei passi. Un bosco da favola, me lo ricordavo così ed è ancor più bello di come la fantasia me lo aveva conservato. La pelle del viso si screpola e slavine di acqua salata si staccano dai miei occhi. Il sale brucia sulla pelle assottigliata dalla neve vaporizzata nell'aria che respiro. Dai rami cade sulla mia testa una sottile pioggerella di ricordi di neve che fu e che muta forma sotto la carazza calda del pallido sole.
Inquieta come i lupi intagliati che all'improvviso mi suntano lungo il sentiero, convoluta come questi rami piegati a disegnare pensieri, a renderli tangibili.
Urla silenziosissime di una paura che trova consolazione solo nel concentrarsi sul dolore della mia pelle tagliata sottilmente in qualche punto, buciata in altri e scorticata ai bordi delle labbra.
Non vorrei parlare, non ne ho necessità, ho necessità del silenzio ma il silenzio è difficile da spiegare e quasi impossibile da comprendere. Eppure la neve ne è la regina incontrastata e sta li a guardarmi, mentre io guardo gli sprazzi di verde degli abeti e le macchie di rosso di foglie morte che si conservano come lapidi mummificate dalla neve.
Sorridere sembra impossibile eppur si fa, vivere come se niente fosse sembra utopia eppur si deve farlo.
POchi radi sorrisi giungono a increspare il disegno delle mie labbra, un sorriso che poi si fa amaro in fondo quando si apre ripensando ai sogni così tangibili della notte appena trascorsa.
...la neve se ne frega e mi culla il mal di testa e la tristezza che pian piano si scioglie sotto il suo manto...una sottile vena di eccitazione si scompone nel mio corpo...stasera, stasera sarò in altro mondo ancora...e mi preparo al nuovo viaggio immaginario, viaggiando coi piedi verso casa!
E buona giornata a tutti voi!

Un'ora, un giorno, un attimo
un battito di ciglia
un volo di gabbiani
un mistero, un dolore,
un'apparizione:
tutto scorre
come in un film,
il mio bene ed il mio male.
(J. Borges)

Val di sella..point of view...


giovedì, 03 gennaio 2008

La casa non sa di nulla, è sparito anche l'odore dolciastro della carne andata a male. La casa è silenziosa, fuori e dentro il solito scenario post-atomico. Verrebbe voglia di urlare per sentire le molecole di aria che deflagrano nell'urto con i cerchi delle onde sonore.
E' freddo, sento freddo, un freddo che si attanaglia e mi congela la lingua, le dita, la pelle è bianca esangue, lo stomaco vuoto, la bocca serrata, le orecchie tese, i neuroni pronti a resistere e scattare al primo allarme, al primo stimolo, ad un minimo cedimento.
Fuori è buio, guardo dalla finestra lo scorrere delle vite degli altri, osservatrice non vista e celata dalle imposte di legno. Lo stereo suona uno straziante e algido, candido, freddo, metallico, estasiante Koln concert. Mi perdo con la mente ad inseguire le immagini che quelle note mi proiettano.
Mi concedo il piacere del'eccesso di calore. Mi spoglio ed entro in doccia mentre sul fornello bolle acqua che spande il profumo dolce e acre della cannella e dei chiodi di garofano. Il getto è violento e in pochi minuti vedo il vapore emanarsi dall'acqua che mi sferza la pelle. Rabbrividisco dal caldo, ogni goccia mi prude da quanto è bollente. La pelle si macula di rosso e inizia a tremare in un brivido di calore. Mi sfrego con forza come fossi un mulo dalla pellaccia dura. Mi sfrego e la pelle si arrossa, in alcuni punti la sento assottigliarsi pericolosamente, so che li la ruvidezza dell'accappatoio la faranno quasi sanguinare e sorrido al pensiero. Dove c'è sangue c'è dolore tangibile e dove c'è dolore tangibile c'è dolore fisico che annebbia il pensiero e ti dona un attimo di offuscata potenza.
Torno in cucina, avvolta in strati leggeri e sorseggio una tazza di fumante tè alle spezie e penso a come sarebbe essere come Virginia Wolf...

"Il passato non è ora e tutto ciò che non è ora non esiste!"

il blu