giovedì, 29 novembre 2007
Ogni tanto parlo...si lo ammetto ogni tanto anche io parlo, ma parlo davvero, dico qualcosa che mi fa esistere. Parlo in senso Nothombiano (mi si passi il neologismo poco corretto ma chi conosce A. Nothomb e ha letto Acido solforico...può capire!). Solo che spesso quasto parlare reale mi risulta così fuori dall'ordinario che mi passa inosservato sotto gli occhi come un topo che scappa prima che tu possa percepirne qualcosa più del movimento guizzante dell'ombra.
Stamattina cielo terso in città e sferzata di gelo, sveglia da molto molto tempo...ho ascoltato il mio gatto fare capriole ludibriche. Si perchè il non parlarne non lo annulla, lo cela e lo cova ma non lo fa smaterializzare. Camminando sui marciapiedi verso il mio laboratorio, l'aria di marmo freddo mi ha fatto ricordare che ieri mattina una povera segretaria, una che lavora per quell'aguzzino sadico del mio dentista, mi ha sentito parlare!! Evento...e quindi ne puntello qui sopra uno stralcio, significativo del mio solito acidume di fondo...ma anche della differenza abnorme che esiste tra il mio "dire quotidiano" e il mio "parlare"...che veramente pochi sono quelli che mi hanno mai sentito parlare...beh..questo è un monito anche...un j'accuse bello e buono...si a tutti voi che credete di saper tutto o poco o qualcosa...di me...leggete e scoprirete forse che non sapete che un picomilionesimo della realtà.
Lama: "Mi scusi...ma lei cosa si aspetta?"
L: "Io...un accidenti di nulla! Da lei nulla perchè non credo ai miracoli divini figuriamoci se posso anche solo sperare nelle capacità miracolose e taumaturgiche degli uomini..."
Lama:"...ok questo può anche farmi piacere!"
L:"E ci credo...immagino l'ansia con cui vive lei, ogni bipede che varca quella porta le chiederà miracoli...io non le chiedo nulla...a me poi chiedo ancor meno...sa vivo secondo la teoria del sindacalista!"
Lama: "..Oh bella questa, avevo un padre sindacalista ma non ne conosco le torie portanti, mi illumini la prego..."
L: "..prima di tutto...tra figli di sindacalisti eviamo questo tono affettato perchè comincia ad irritarmi...poi..la teoria recita così: Punta sempre al massimo ideale ma per essere sicuro e cosciente che otterrai sempre e solo il minimo reale che è il minimo sindacale per cui ti sbatti tanto!"
Lama: "Un pò disincantata eh?!"
L: "Per fortuna sono realista dacchè ho memoria di esitere...e or che mi ci ha fatto pensare..ecco qualcosa cui tendere come max ideale ce l'ho...ha letto Il tamburo di latta di Gunter Grass?"
Lama: "Una sola volta per fortuna..."
L: "Guardi che il nanismo non è virale..a leggere il libro non si diventa nani come Oskar..al massimo si diventa perfidi come lui...Comunque...come Oskar il mio obiettivo è smettere di crescere...solo che lui è stato furbo se n'è accorto a 3 anni e ha trovato, da brava mente elastica fanciullesca, il metodo migliore, più efficiente e sicuro per non crescere più...buttarsi dalle scale!Ecco...se io mi buttassi dalle scale ora...male che va mi romperei una gamba e mi riempirei di lividi..."
Lama:"Non crescere non è una aspirazione di cui andare fieri...mi sembra!"
L.: "Non è peggio che aspirare ad essere ricchi e stupidi e finire a farsi sodomizzare da un travestito brasiliano come Lapo Elkan...e comunque quello era solo il mio traguardo maximo, quello reale e sindacabilmente raggiungibile è di potermi trasformare in quello che sono; un cactus!"
Lama: "Un cactus?????"
L: " Si...sono un cactus, ho dentro qualcosa che è bene resti dentro perchè mi serve a sopravvivere nel deserto, non sono dolce,bella,buona e simpatica e socievole. Sono un cactus, sono..ecco, il cactus è la massima espressione dell'essere, sta li è! Ha le sue spine che servono a non seccarsi per eccesso di evapotraspirazione ma servono anche a disegnare il suo perimetro di libertà privata e di interazione con gli altri cactus...è verde per cui fotosintizza da solo quello di cui ha bisogno....insomma è il massimo della sincerità e dell'autosufficienza che il mondo vegetale possa partorie!...Io devo diventare un CACTUS!"
Lama: "....mi ci lasci riflettere e ne riparleremo del suo cactus....!"
L: "..................................ok!"

martedì, 27 novembre 2007
Il lunedì...mi iniziava a divertire troppo, iniziavo ad essere troppo disinvolta, temevo di sconfinare nell'antipatia che suscita l'egocentrica oca affeta da eccesivismi motori. Per questo mi sono rifatta acqua e mi sono chiusa nella mia solita scatola mobile di plexiglass flessibile, perchè non mi devo dimenticare di avere una consistenza mia, ma non devo illudermi di poter avere in ogni istante la forma che voglio.
"Per riscaldarvi iniziamo con gli esercizi di scomposizione corporea, e iniziate a concentrarvi!"
Tutti si concentrano di solito sui gruppi muscolari e sugli arti, su parti grandi del proprio corpo. CI muovamo e pensiamo di entrare nella vita quotidiana con un corpo scomponibile solo in pezzi grandiosi, come se fossimo vacche quartizzabili da un macellaio. Invece la scomposizione corporea fa ricordare che i quarti di bove di cui siamo composti sarebbero solo macabra e disgiunta carne da macello senza quel filo che le unisce in un corpo, più o meno (nel mio caso senzadubbio meno), armonico.
Allora mi sperimento burattino, mi sperimento in forme che mi fanno pensare a De Chirico. Io non sono definita sono solo un filo di giunture che tiene insieme un insieme di pezzi muscoli, pelle, grasso, organi...tutti questi elementi contano solo come indistinta massa che si aggrappa alle mie articolazioni nodali tenute insieme dai legamenti.
Ruoto la testa facendo perno sulle mie vertebre cervicali, una volta...due..tre. Alla quarta rotazione sento distintamente le vertebre che roteano sui dischi cartilaginei intervetebrali, sento lo scricchiolìo di protesta imputable alle reminiscenze degli incidenti estivi. Scendo alla mandibola, li la mia articolazione è lassa, muovo la bocca come un mulo e mi duole indicibilmente, allora provo a concentrarmi solo sulla capsula in cui stanno ruotando le due articolazioni ossee. Le spalle...e il bacino. Muovo in avanti e indietro il bacino e sento anche qui la cartilagine intervertebrale è una sensazione di sottile dolore che mi provoca prima una sorta di trance e poi sconfina in un piacere quasi sensuale. Il confine tra dolore, trance e piacere in me è sempre così labile...mi sveglio di scatto ma nessuno se n'è accorto per fortuna...sarebbe imbarazzante lasciar seguire alle mie cartilagini il ritmo libidinoso del mio immaginario sensuale.
Ginocchia e caviglie..tocca anche a loro roteare su loro stesse, ogni piccolo ossicino articolare diventa imperativo e annulla sua mastà il piede e sua altezza il quadricipite femorale. E' la rivoluzione dei piccoli contro i supervalutati grandi dittatori muscolari!
...e infine, mi delizio con i polsi e le dita. I polsi ossuti e la mano scheletrica sono le due cose di me che mi piacciono, fin da piccola mi divertivo a studiare l'anatomia delle mani davanti alla luce o tastandomi ogni fibra con ferocia quasi! I polsi ruotano, scavano aria e mi imbambolano a seguire quella danza come fossero dervisci in abito bianco. Li vedo talpe meccaniche che scavano carni umane come in un film dell'orrore guapponese...e poi le dita che si muovono stringendo con froza inaudita la cedevole materialità dell'aria...e mi vedo un Paganini affetto dalla prodigiosa malattia che gli permetteva di suonare il violino in un modo inumano...mi vedo strega dalle mani nodose e immagino come diventeranno le mie mani sotto i colpi dell'artrite...
"Ora che siete caldi...e concentrati...potete stendervi e iniziare a preparare il diaframma per far partire il tappeto sonoro!"
Sbarro gli occhi per il terrore....ma il tappeto sonoro è un'altra storia..per oggi basta pensare che siamo burattini surreali di un quadro di De Chirico!
E buona giornata a tutti voi!

martedì, 20 novembre 2007
Il fascino del dolore e il magnetico richiamo del cammino ai margini. In bilico come una bambina dai codini color della ghisa che cammina sul davanzale del balcone all'ultimo piano di un grattacielo.
Legata allo stremo delle mie giunture, sento il vuoto dentro e sento le fibre della fune che stringe, un sadico che ogni tanto stringe il nodo e lascia affondare nella mia carne di burro che comincia a lacerarsi.
Se non è una caduta libera nel vuoto e un penzolare appesi ad un nodo scorsoio che avvolge tutte le viscere e stringe, fa male, fa godere i sensi del dolore, della munifecenza del delirio di onnipotenza!
"Mi piego ma non mi spezzo!"
Sento i legamenti dolorare, ma so che non cederanno, il fisico non regge ma la mente supprota ogn dolore appagata dal piacere del pericolosamente vicino, del dolore che gratifica, della volonta che gioisce quanto incatenata riesce ad incatenare lei stessa i bisogni primordiali!
Mi esibisco in giochi di ruolo dove io sono aguzzina di me stessa, dove me lega io e la strappa e la lega a doppi nodi. Ma tutto questo è splendidamente surreale, così quasi impossibile da credere che persino lo specchio quotidiano rimanda immagini di un corpo quasi libero...e lascio che lo si creda...mentre continuo a godere masochisticamente del sadico che mi infligge dolore salvifico.
Sono il laido amante di me stessa, sono il vecchio pederasta della bambina che cammina sul lastrico e che mostra impune le mutandine colorate mentre il vecchiardo si appropinqua all'orgasmo. Sono l'amante nascosta di me, quella che conosce i miei lati bui e sa come illuminarli e come farli fremere. Un rapporto di ruolo, una continua e quotidiana notte di bondage tra me e me, tra la mente e l'istinto dove ognuno dei due è attivo e poi passivo. Sono schiava e padrona, sono sadica e masochista, infermiera e malato, maestra e monello...nel perpetuo e bentornato gioco sessuale della privazione e del dono degli estreni che danno piacere!

"Il sesso non è adatto ai perfettini. Il sesso è scambio di liquidi,fluidi,saliva,alito e odori forti, urina,sperma, merda, sudore, microbi, batteri. O non è sesso. Se si limita alla tenerezza e alla spiritualità eterea, resta una parodia sterile di ciò che sarebbe potuto essere. Niente!"
(P.J. Gutierrez -Trilogia sporca dell'Avana-)
lunedì, 12 novembre 2007
L'aria è fredda in città, ad alzare il naso si respira un'annunciazione di neve, un arcangelo di polvere di foglie secche sollevate dal vento gelido che ti annuncia che in cima è arrivata ed è solo questione di giorni....tra poco nevicherà anche in città!
Il freddo aiuta i ricordi, il freddo e l'inverno rendono gli odori evocativi e allora passeggiare per le strade di un città che città non è...è come passare attraverso le stanze private della tua vita passata. Ti salgono un pò le lacrime agli occhi e quella sensazione di prurigine salina al naso diventa un quasi doloroso groppo alla gola. Ti rammarichi di quel che è stato non solo perchè è finito...ti rammarichi perchè sai che non tornerà mai più e che il tuo divenire presume che il bello del passato si disintegri e diventi polvere su un album di fotografie! Chiudo gli occhi allora e provo a scrivere le prime dieci cose che ricordo annusando quest'aria di novembre...
L'odore di polvere di foglie...quello che sentivo quando mio nonno veniva a prendermi a Scuola in autunno. Andavo ad una scuola privata a tempo pieno, c'erano le suore e io le odiavo, però ero bambina e mi divertivo a farmi fare trecce lunghissime dei miei capelli...e poi correvo nel cortile a fare a botte coi maschi o a giocare a nascondino con i maschi, mi nascondevo dietro gli alberi con loro per ascoltarli mentre mi spiegavano cosa fosse una "spagnola" e come si indicasse coi gesti un rapporto sessuale. Poi alle \6 veniva mio nonno e a piedi andavamo a casa sua. Camminavo per i Viali in mezzo alle foglie degli ippocastani e poi mi fermavo a giocare alla villa comunale mentre mio nonno chicchierava coi suoi amici.
L'odore di caldarroste...quelle che mia nonna faceva nella padella di ferro coi buchi messa su un treppiede in mezzo alle braci.
L'odore del palid in inverno...con cui mi coprivo mentre guardavo in televisione La Casa nella Prateria che iniziava alle 18:30. E mi faceva piangere e mi faceva paura e odiavo la sorella cieca perchè troppo bella e bionda mentre amavo Laura heangles perchè era uno "scricciolo" ed aveva la trecciona lunga e scura, ma la guardavo lo stesso...perchè? Perchè ero sulla poltrona del salotto coi piedi infilati sotto le gambe del mio papà che altrimenti si gelavano...e un plaid vecchio e consunto che mi teneva calda...mentre aspettavamo che mamma rientrasse dal lavoro per cenare tutti insieme.
L'odore di freddo...della terra bagnata e fredda che c'era a casa dei miei nonni in campagna. Quando si andava a correre sotto i filari di vite e si giocava a fare torte di fango condite con i cachi caduti dall'albero. E poi ti mettevi le dita in bocca e ti sbaffavi il viso di fango e ti ritrovavi pezzi di legno secco ovunque...ma non ti ammalavi mai...al massimo un raffreddore...non eri igienista e una nonna complice mi faceva giocare coi cani, con i conigli...e pascevo enormi tacchini sentendomi parte dell'imminente carosello natalizio del Presepe.
L'odore del cuoio umido...lo stesso della palla da calcio con cui giocavo a pallavolo nelle domeniche mattina con le gemelle e le amiche del palazzo. Aspettavo che suonasse il citofono...e poi scendevo giù a giocare per ore. Tornavo su sempre con i polsi rossi, lividi, gelati e sporchi...ma felice e pronta a spazzolare il piatto di gnocchi al sugo fatti in casa dalla mamma..e poi i bignè che riportava papà...che usciva perchè mamma doveva cucinare e lpulire casa quindi noi dovevamo andar via...
Il metallo...l'odore dei gettoni delle cabine della SIP, un gettone valeva 200 lire...quei telefoni grigi sempre un pò troppo alti per me. Mia mamma mi faceva sempre uscire un gettone condumato e puzzolente di ferraglia in tasca, che se succedeva qualcosa potevo sempre chiamarla alla UPIM. Non avevamo il cellulare ma vivevamo benissimo lo stesso.
Ecco i miei autunni prima delle scuole medie...quando ero una bambina normale, avevo poche cose e mi bastavano...avvo gli amici del palazzo..la casa in campagna...il tutù...il plaid per guardare i cartoni la sera...
...per fortuna non sono cose che dimentico...e per fortuna sono cose che ho vissuto davvero.
Buona settimana a tutti voi!

lunedì, 05 novembre 2007
"Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane!"
Il problema fondamentale dei nostri tempi è che non ci è concesso sbagliare. Errare non humanum est! La megalomani umana ci ha indotto a credere che la perfezione e l'infallibilità siano le uniche vie degne e perseguibili. Tuttavia ciò no induce, come ci si potrebbe e vorrebbe attendere, un tentativo estremo di elevazione mistica e culturale.
Siccome l'umanità non è in grado di elevarsi come tutt'uno collettivo, a rango di elettività, abbiamo fatto in modo che si possa singolarmente raggiungere un traguardo che è però solo mediocre poichè deve essere accessibile a tutti!
Sicché tutti possono raggiungere qualcosa senza uno sforzo eccessivo e senza incorrere nel rischio della selezione e degli errori!
Il problema, a mio avviso, è che in un mondo dove il mediocre è paradigma non c'è possibilità di esistenza del bello o del brutto, del bene o del male, dell'estasi e della perdizione. Esiste solo il dictat, democratico quanto brutale e quasi lesivo per la nostra dignità di esseri umani (semmai qualcuno di noi ne fosse ancora dotato!), secondo cui tutti abbiamo un assistenzialitico diritto ad accedere alla gloria della ribalta.
Della ribalta appunto...non certo così si accede alla gloria e alla memoria imperitura della storia, i grandi, sia nel bene che nel male, hanno mirato dritti alla vetta e hanno sbagliato spesso..quacuno non è mai nemmeno arrivato in cima...ma è comunque rimasto come pedina dei tentativi di...
Con la mediocrità dei traguardi non poassiamo che ambire ad una forma di gloria comunista di massa, dove tutti hanno diritto al loro minuto di celebrità ma nessuno alla gloria!
...ci aveva visto lungo Andy Warhol!!
