giovedì, 27 settembre 2007
Umido...e occhi che si sbarrano come cancelli di una prigione fittizia
Sogni confusi..emozioni tangibili
Ho sognato umori femminili
ho sognato l'odore del mio corpo che tornava ad essere donna
Ho sentito il sapore di ferro che si incastrava sul palato
ho sentito i fluidi fuoriuscire dal mio ventre
ho sentito il rumore dell'essere femmina che cadeva in fondo al piccolo pozzo di ceramica
ho sognato l'imbarazzo della condivisione del me con un'altra donna
ho sognato la sorpresa...l'inatteso e l'inaspettato della natura che si fa femmina,cagna..che esulta perchè sa di poter tornare a procreare..a dare vita misera ma reale a un ammasso di cellule.
Ho vissuto il ritorno alla terra reale..alla delusione della coscienza del sogno...non sarò mai femmina...e pace all'anima loro..di tutte le cellule cui ho risparmiato una vita...dannata...colorata...una vita comune!
Ho sognato il disagio di me
ho sognato istinti sensuali che si liberano prepotenti
che fanno capolino dalla gabbia scevra e buia in cui li avevo confinati
Ho sognato il ribollìo dell'eccitazione e della paura
Ho sognato il piacede della violenza
il delirio del potere
e il ribrezzo della morale che sovrasta l'istinto che si fa carne e che prende le mie sembianze e che cresce e arriva a quel che sono ora.
Ho aperto gli occhi al suono di gocce di pioggia sulla finestra...e avrei solo voluto piangere...e scrivere...e disegnare..e uscire fuori nella nebbia del respiro della terra.
Ho aperto gli occhi e ho letto ancora di fame...e ho fame di tutto...placo le viscere con caffè nero bollente..placo la mente con le pagine scritte zeppe di altra fame..placo l'illusione portandomi sui tacchi neri per una buona e nuova giornata...di pioggia ed emozioni!

lunedì, 24 settembre 2007
Freddo che quasi non sento sulla pelle, calzoncini costi musica direttamente nei timpani, cappuccio in testa e via, comincio a correre. Piano per scaldare i muscoli, per evitare che le caviglie cedano e facciano franare le mie ginocchia sull'asfalto.
Corro e calpesto l'erba umida tra filari di meli, annuso l'aria che racchiude nella freddezza dell'albeggio tutte le fragranze dei pomi.
Il cielo è ancora buio è l'ora di mezzo, quella della Malombra, un'ora in cui tutto è sospeso, tirato tra la notte che non cede e il giorno che sorge inesorabile. E' l'ora dei sogni, dei pensieri, degli insonni.
Corro e il cuore batte forte, il fiato comincia a farsi pesante il muscolo brucia e io sorrido da sola!
Corro e il cuore batte forte, il fiato continua ad essere sempre più pesante, i muscoli si scaldano e li vedo come pistoni di una locomotiva che ormai ha quasi solo ossigeno per bruciare...e sorrido da sola!
Corro e il cuore batte forte, il fiato è pesante e disegna sogni e chimere di vapore nell'aria ancora fredda delle 6 del mattino, il muscolo brucia mentre pesto erba fradicia che comincia a elargire un odore acre di decomposizione, non penso nulla, corro e basta, annuso, corro e basta, annuso, corro e sorrido da sola!
Corro e il cuore batte forte, TUM TUM TUM TUM TUM TUM TUM. Il fiato si fa regolare e pesante le piccole nuvole di vapore sembrano piccoli pezzi dei miei sogni, pezzi della notte appena trascorsa, pezzi delle mie ansie, pezzi di me, vaporizzati in goccioline liquide che si congelano e si solidificano per mescolarsi all'aria dell'albeggio e cadere per terra a concimare quella terra. Il muscolo brucia e io corro, annuso, ascolto i miei passi, ascolto la musica, ascolto il silenzio della notte che vira in giorno e sorrido da sola!
Corro e il cuore batte forte, il fiato rimane costante e pesante il muscolo brucia e io sorrido da sola!
Passa il tempo e la strada scorre sotto i miei piedi, il cielo vince e Venere rimane l'unica a presidiare i sogni della notte, li sulla cina del Lagorai. Intorno l'aria si scalda poco per volta e sento che il profumo delle mele che comincia a traspirare dai pori rossi e gialli della buccia liscia...il colore del cielo mi tuffa come ogni mattina in una realtà surreale di Magrittiana memoria...e ricordo il giorno in cui quel quadro l'ho visto davvero...a Venezia in un giorno di metà aprile...corro, annuso, respiro forte l'aria profumata e fredda che si incastra sugli alveoli, ascolto il suono del sudore che mi gocciola sul palmo della mano, immagino il viaggio della goccia di sudore che scende dalla nuca lungo la schiena...corro, annuso e sorrido da sola!
E buona giornata a tutti!

lunedì, 17 settembre 2007
Seduta e piegata, sempre le ginocchia d angolo retto
seduta mi guardo in uno specchio,
piegata mi guardo in un riflesso di acqua lurida e di ceramica!
Cammino senza guardare
vezzo mai abbandonato
io non guardo per non essere guardata
perchè chi mi vede rimanga illuso che l'immagine sia come l'essenza.
Ticchettio rapido e sicuro
scandisce un battito mancante seguito da uno rapido
gola strozzata
per fortuna ogni tanto c'è il mare
la spiaggia desolata di settembre
il colore pastoso dell'acqua.
Azzurro polveroso di calce
liquido dove il sale sembra essere impregnato del blu del cielo
Il deserto nell'acqua che cade sotto il suo stesso peso
il deserto del cielo attraversato da strisce d'acqua in forma variabile di nuvole sottili
il deserto di un De Andrè canticchiato nel silenzio di una macchina
il deserto di milioni di sassolini abbandonati a fare una striscia lunga di spiaggia
il deserto di una brezza che sospira dal fondo del mare e che giunge sui capelli senza incontrare ostacoli
il deserto di una casa fresca dove il ricordo rende il presente più dolce
il deserto di uno stomaco mattone
il deserto di uno stomaco che si apre e si chiude come una cornamusa
il deserto di un pensiero che si paralizza
il deserto...ecco...solo deserto sotto le mie ginocchi che tornano a piegarsi più e più volte
il deserto...dove cerchi di raccogliere il passaggio di una carovana amica..ma non ci riesci, adesso no. mancano le forse anche solo per pensare, mancano le forse per alzare quella mano e chiedere aiuto per poter salire su quel cammello diretto verso un'oasi. Per ora sto qui...immobile sotto questo deserto di aria incandescente a contemplare il miraggio..prima o poi...la carovana riuscirò a riprenderla!

lunedì, 10 settembre 2007
Sapere quel che si è...
essere condannati a vivere su due mondi sfasati
su due piani non sovrapposti che strattonano feroci
il perfetto e l'umana beltà
la sembianza e il dovere
come gabbia appariscente
solo risate stridule a fare da colonna sonora.
Poi un breve respiro e poi il tuffo
caduta a volo libero verso il buio dell'essere umano
te lo abbracci come un bambino
lo lasci libero di correre senza freni
una volta....e ti dici che è l'ultima...e ti menti...e lo sai...e ti piace...e lo sai che quella gabbia perfetta è posticcia...e lo sai che hai lasciato una piccola porta segreta...che ti spalanca il mondo imperfetto...sordido e delizioso dell'umanità varia che ti affascina e di cui fai parte...e allora pensi che sai quel che fai..e tanto al momento ti basta...
E fu giorno...e il treno ti riporta alla vita finta che hai trasformato in reale...non ti piace e l'umano si dibatte e lacera...e ti senti una scatola levigata e perfetta con dentro un poltergheist che devi tenere nascosto...perchè l'umano è troppo umano e la perfezione non vuole sbavature!
...però...io sono uno splendido imperfetto e schifoso essere umano!
e buona giornata a tutti voi!

martedì, 04 settembre 2007
Un attimo è un'entita infinitesima, uno spazio minuscolo e impercettibile ai molti. Ma ogni tanto mi fermo, mi astraggo da questo mondo e lo vedo, vedo il susseguirsi diattimi che formano il tempo in cui le persone si agitano come bigattini bianchi nel barattolo del Sao Caffè del pescatore sulla spiaggia. In un attimo si concentra un mondo enorme, una sorta di goccia di tempo, una goccia di limone, che arriva sulla lingua e ti fa chiudere gli occhi e ti sembra così amaro e aspro...eppure sei li che ne attendi un'altra, non pago di quella appena passata. Un attimo è una goccia di succo di limone, che racchiude in quell'istantaneo momento di asprezza tutto il giallo della buccia del limone, la ruvidezza e l'amaro dei piccoli pori gonfi di altri minuscoli attimi di asprezza.
Un attimo..in un attimo ho visto una densità formale tale da rendere quella goccia pesantissima, l'ho sentita posarsi sul dorso della mano e ha lasciuato una bruciatura di goccia di cera che torna solida a contatto con l'aria. Un attimo in cui sono nata, ho vissuto una vita del tutto diversa da questa lenta successione di attimi in cui mi trovo incanalata, e in cui sono morta in mezzo ad un bosco verde smeraldino che si richiudeva su di me che precitavo nella consistenza di quello stesso attimo in conclusione.
Un attimo..una sfera perfetta in cui ti intrappoli come un pupazzo di neve nella palla di vetro del natale newyorkese, e in quell'attimo assumi tutta la tristezza atavica delle ballerine dei carillon, dei cavalli delle giostre, delle foglie di acero intrappolate nelle cartoline dal Quebeq.
Un attimo è un battito di ciclia, uno strizzare di palpebre ferite dalla luce che sfianca il buio della notte, è un pensiero fugace di una felicità infinita e lontana mille miglia, è una bruciatura di tristezza che ti pssa la pelle e le ossa e che ti lascia un foro perfetto che rimani instupidito a guardare per secoli...un attimo..tutto in un solo attimo..come in un attimo ho pensato di non aprire più gli occhi sullo spettacolo infinito del tempo dilatato che vivono gli uomini formica che mi girano attorno.
E buona giornata a tutti!