venerdì, 31 agosto 2007
Toro (20 aprile - 20 maggio)
È il momento ideale per leggere cinque libri contemporaneamente, per sbocconcellare senza sosta ghiottonerie ed evitare pasti pesanti, per arrampicarti su un albero con un compagno avventuroso e fare l'amore in modo dolce ma sfrenato proprio lì, per rifiutarti di praticare qualsiasi forma di meditazione che non implichi il riso, per comprare dieci sveglie da quattro soldi e spaccarle con un martello in mezzo a un campo, per fingere di essere un adolescente ribelle allergico alla civiltà e per lanciare pietre invisibili contro qualsiasi dio, angelo o genio che non ti aiuti a ottenere l'amore che vuoi.

Ho paura...una terribile ed immobile paura che mi stringe lo stomaco. Mi sento uno di quei pupazzi in una scatola di plexiglass e vedo la mano-pinza che mi piomba sua testa, che mi prende e mi molla facendomi cadere malamente sugli altri pupazzi. Una mano d'acciaio cattiva guidata da un bambino cattivo che mi guarda beffardo con un ghigno malefico e ride, ride,ride il suo riso malvagio mi rimbomab nella testa e mi dolgono i timpani. Il suono del suo riso è terribile, una vocina sottile e stridula che si fa sempre più sottile e come un ago punge la carne dei miei lobi e mi trapassa le tempie e fa un san sebastiano della mia massa cerebrale. Ecco...la mano d'acciaio torna a stringere la testa e stringe e stringe come se volesse farne uscire succo grigio, sangue, pezzi di ossa triturati dalla stretta....ecco...
...IO HO PAURA!
lunedì, 27 agosto 2007
Un punto nello spazio...il nulla intorno, l'inconsistenza dell'essere.
Un tratto nel tempo spesso come un fendente di sciabola che affonda fredda nella piega delle mie mani, e sento il bruciore del filo che scompone la trama della pele e affonda nel derma e rompe i capillari e poi il calore del dolore del sangue che esce annulla quello del vuoto che si apre come un liquido vischioso nel mio stomaco.
Il tempo immobile e lento si beffa di tutto e ride come un nano affacciato alla finestra della mia mente, ride e ghigna dello spettacolo, un'onda silenziosa di fantasmi che cancella tutto quello che incontra.
Un disegno di passione che era rosso e verde e blu...una luce che folgorava e che s'accendeva al solo pensiero delle forme in fusione estatica, dei cuori in asincrono che si plasmavano e degli odori di carne calda...e ora non c'è più nulla.
Luce che una volta bastava ad illuminare le ombre delle differenze e a renderle giochi di mutevole forma, aquile che mutavano in fringuelli, leoni che mutavano in agnelli docili...demoni che mutavano in bambini dalla risata di acqua fresca.
E io ridevo...e sentivo graffiare ma non importava...e ora invece...sono rimasta una candela senza stoppino, non ho più nerbo emozionale, una scatola piena di buio colante e basta...un nulla che è troppo tangible e tutto perchè il muro su cui la mia fiammella disegnava quelle forme...è crollato miseramente sotto i colpi delle definizioni...ma definire l'indefinibile è non comprenderlo...non amarlo...non volerlo...volere se stessi e basta..volere la luce a propria immagine e somiglianza...crudele stoltezza del raziocinio umano!
In un giorno di fine agosto seppellisco, gettandoli in fondo ad un melmoso e fermo lago, i sogni di una vita, la fiducia e la speranza in una danza di elfi attorno al calderone della mia anima...fotografo il mondo che scorre mentre il tempo ha fermato la mia clessidra...e resto qui a contare i battiti che looppano beffardi sull'orologio rotto del mio stomaco.
E buona serata a tutti voi...

"Così reale, così maledettamente vero. Leggo favole per distruggerle subito dopo.
Righe e righe di parole fantastiche in fiamme. Fuoco e Sogni. Bruciare la fantasia appena questa ha sfiorato con le sue ali il mio cuore. Romantico, non trovi?"
[ Isabella Santacroce-Destroy ]
venerdì, 24 agosto 2007

Toro (20 aprile - 20 maggio)
Non cercare di risolvere il Grande Mistero nei prossimi giorni, Toro. Prova invece a diventare tu stesso il Grande Mistero. Non lasciarti trasportare dalla Corrente: diventa tu stesso la Corrente. Non lottare in modo assurdo per entrare in armonia con il Flusso Creativo del Divino Wow: diventa tu stesso il Flusso Creativo del Divino Wow. Hai capito l'antifona? Non è mai stato così importante per te essere un elemento unificante e diventare una cosa sola con qualunque cosa o persona ti si presenti davanti. È arrivato il momento di trasformarti in una giocosa e irresistibile forza della natura innamorata di tutto il Creato.
Ok...sarà fatto...le conseguenze?...Bah..la vita è una sola e se dobbiamo giocarci la partita..bariamo che alla fine conta averciprovato e non avere rimpianti!
E buona week end a voi!
mercoledì, 15 agosto 2007
La notte è il sonno cui sai già di dover rinunciar ancor prima di imprigionarti nelle lenzuola. La notte è un bicchiere di vischioso cognac misto a sangue, lo bevi a lunghi e diradati sorsi, superi il conato di vomito che ti pugnala l'esofago e speri che ne menchino ancora pochi alla fine della bevanda. La notte è il tuo cuore che si è trasferito fin nelle fibre grigio cenere delle tue volute cerebellari e li si annida e pulsa furioso, senti il resto del tuo corpo che ne segue i battiti e formicola ad ogni pulsazione. La notte è la tua rabbia che si gonfia e che preme contro le costole, è la paura che arriva a stendere il suo manto pesante e fradicio sui tuoi pensieri, è l'ansia che ti chiude il cuore finchè non ne sente i rantoliii disperati. La notte è quel lenzuolo bianco che diventa sudario, le cui fibre raccolgono gli umori e gli odori del tuo Golem intimo e lo rendono impronta visibile a chi però continua a non voler vedere. La notte è la voglia di urlare, di strepitare.
La notte finisce con le prime luci di una giornata di pioggia. Mi tiro su quel letto enorme per me e mi piego a seggiola, mi sento una cosa...un cubo, un soprammobile di pessimo gusto poggiato distrattamente sulla mansola del caminetto della vecchia casa della nonna. Sento il peso della polvere che si insinua nei pori della mia pelle, voglio piangere e mi sfrzo ma non ci riesco, sono un pezzo di marmo, congelato, ibernato sotto una torbiera di rabbia, di angoscia, di terrore di non essere abbastanza...e mi ritroveranno fossile fra un milione di anni e rideranno di me.
La giornata è un treno...no sono mille treni che prendo e lascio che seguono l'onda della paura e della tristezza. Scendo e risalgo dalle scale, la mia valigia pesa di un vuoto pressurizzato pieno di granelli multicolorati. Sono acida e corrodo e mi trincero dietro i miei occhiali scuri, e rispondo male, malissimo, e mugugno...e guardo le vite degli altri scorrere lungo la costa fotografata da istantanee di finestrino.
Ormai sono qui...e devo dire alemno grazie a tre persone...e so che lo sanno che non posso dirlo...ma so che lo sanno che lo penso.
Ora sono qui sotto la mia veranda e la brezza che sale dal mare prova a schiaffeggiare quella paura che si annida in ogni angolo della mia pelle già mezza abbronzata...e vorrei solo sentirmi leggera come un pennino che scrive la sua sotria su una antica carta filigranta. Invece sto qui e lascio che la puara renda il mio cervello vuoto come un cubo pieno di densa pece nera...e mi faccio pesante ad ogni tentativo di fuga...e ricorro ai soliti vizi per sentirmi meno incatenata dalla paura.
...ah..buon ferragosto eh!

lunedì, 06 agosto 2007
a volte uccidono...i ricordi. Se ne stanno appallottolati in un angolo di cuore, e quando meno te l'aspetti rotolano da te. Come gomitoli.
Clem: You know me, I'm impulsive.
Joel: That's what i love about you.
Si cerca questo, solo una sensazione di caldo maglione, di quelli ruvidi che aveva mio nonno in inverno. Erano di lana grossa con le trecce, li faceva mia nonna, e lui li indossava sempre, notte e giorno per portarsi la sua donna sempre accanto. Mio nonno era un “debole umano” ma mia nonna se l’è preso sottobraccio e se le portato a zonzo per la vita per quarant’anni. Non importava nulla a mia nonna, era impulsiva, forte, passionale, fragile donnone di un metro e settanta. Vederla piangere era come vederla ridere, rinfrancava il cuore, con quegli occhi che mi ha regalato per chissà quale combinazione cromosomica, abbiamo lo stesso identico neo sulla guancia e sulla schiena, gli stessi occhi, la stessa bocca e gli stessi capelli. In paese non sanno chi io sia, cosa faccio ma ogni volta che ritorno i vecchi mi fermano con un bastone e mi chiedono:
Vecchio-“Chi ssì tu? Di chi sì la fijé?”
L-“…emh…”
Vecchio-“Aspett nucconè..fatt’avvidè. tu arissumije a Tirisine di Caldore…sci sci, chi ji si la nipot?!”
L-“Si era mia nonna!”
Tutti se la ricordano e io sono fiera di essere sua nipote, di essere visibilmente una sua discendente. Lei lo aveva anche detto quando mi vide uscire dall’utero di mia madre.
Nonna-“Tu chissè nin li vù chiamà accom a mmè…ma chissà jè Tirisine di fatte!”
Ma ho anche il seme dell’umanità acuito dal genoma di mio nonno.
Che bello era mio nonno, biondo e con gli occhi grigi, i capelli con la gelatina lucidi e precisi anche quando usciva a comprarmi il “Camillino” in sella alla sua vecchia bici azzurra. Io ci giocavo coi cambi della sua bici lui se ne accorgeva ma non mi sgridava mai.
Era un uomo mio nonno, un uomo che sapeva amare ma era troppo uomo, troppo sensibile, il suo animo coglieva ogni singola sfumatura e ogni scalfittura su di lui aveva l’effetto di una accetta che spacca gli anelli di una quercia secolare. E lui come quercia secolare ha provato a resistere, per amore delle figlie e di quella moglie che lui adorava più della sua vita.Ogni colpo per lui era un taglio che scendeva in profondità e le schegge che ne uscivano erano pezzi di lui che si perdeva mano a mano.E poi alla fine ha ceduto!
“Esaurimento nervoso”
Sorrido a ripensare al medico…quindici anni fa ogni cosa che sfuggiva dall’elenco dei sintomi fisici clinici era denominata “esaurimento nervoso” in un piccolo paese della campagna abruzzese poi era una specie di maleficio, un male misterioso, innominabile, incomprensibile, non imputabile a nessun virus o batterio. Chi lo aveva era colpevole di essere debole.
Eppure mio nonno più lo guardavo e meno mi pareva debole, era solo un uomo che amava, tutto qui, era un cuore senza cassa toracica di protezione, era midollo vivo ed eritropoietico ma senza i canali ossei in cui scorrere al riparo dal mondo.
E allora ho imparato cos’è quella cosa che il mondo chiama amore con troppa leggerezza.
L’ho imparato sul campo, assorbendo la forza mascherata da debolezza di mio nonno. Assorbendo la debolezza travestita da forza di mia nonna.
Quella donna ha accolto un uomo per l’amore che sapeva dargli e lo ha accolto come quei maglioni che gli faceva sferrettando davanti al camino in inverno. E’ stata la cassa toracica di mio nonno, il maglione che lo riparava dal freddo della gente. Lo cullava la sera, abbracciati a letto con me in mezzo a loro e gli diceva che era l’imperfeione che più amava al mondo.
Ecco…i ricordi uccidono, perchè ti sussurrano che quella magia esiste, perchè quel ricordo ti si aggrappa alla gola e tira con le unghie affilate finchè non sanguini e pensi, seduta in riva al fiume, sotto un sole caldo e con la gonna al vento, che in fondo è solo quello che vorresti. Non i fasti, i soldi, la gloria, la carriera, la casa da un milione…vorresti solo che qualcuno ti facesse da maglione e credesse davvero che le tue imperfezioni sono la cosa per cui ti farà da scudo da qui all’eternità.
…e buona settimana a tutti!
