Corri e non resterai mai senzafiato!
C'è tanta solitudine in quell'oro. La luna delle notti non è la luna che vide il primo Adamo. I lunghi secoli della veglia umana l'hanno colmata di antico pianto. Guardala. E' il tuo specchio. (J.L.Borges)

chi sono?
"...Ella non sorrideva; ma sembrava che s'appoggiasse su ogni parola come per comunicare a ciascuna il suo proprio peso, il peso della sua potenza e della sua imperfezione e di tutto l'ignoto ch'ella portava dentro." (Thanks to A. Sperelli!)

odio...
La stupiditĂ  omnia in ogni manifestazione umana!

...e amo
I libri e l'odore della carta. Il profumo dell'aria. I colori del mondo. La bellezza nascosta.

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Hanno invaso il mio mondo*loading* pellegrini erranti!!
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martedì, 31 luglio 2007

Come in stato d'ebrezza la testa è leggera, leggera dal dolore del collo irrigidito. Leggera e tesa la mente in quest'aria fresca e limpida che pare settembre. Leggere e pesanti le mie gambe che portano in giro sui sanpietrini della piazza di questa città un corpo che si fa sempre meno consistente e una mente i cui pensieri e i cui incubi crescono e si disegnano tangibili contro il cielo oceanico.

La colonna vertebrale è irrigidita dal dolore, nei canali sento scorrere il midollo, giunge sulle mie vertebre cervicali e pulsa. Il dolore è così persistente che si trasforma in perverso piacere e in insostenibile leggerezza. Tutto nascosto e tutto celato dietro la mia patinata immagine, tutto nascosto e tutto celato dietro le lettere e le parole del mio lavoro, tutto nascosto e tutto celato dietro la normalità atònale del sorriso che si fa ghigno.

I pensieri corrono sui binari della mia follia perversa, un mondo di gnomi e fate malefiche che è noto a me sola e che io sola so accendere e spegnere come le luci intermettenti di un pacchiano albero di Natale. Un mondo leggero di sogni di carta filigrana e di incubi di plastica e lattex le cui chiavi sono in mio possesso.

 

Insostenibile tanta leggerezza di vita che cela tanto peso di tormento. Insostenibile l'affezione del condannato per il se stesso boia, insostenibile il piacere che sublima il dolore spinto all'eccesso della possibilità di sopportazione. Insostenibile e leggero tutto questo come una farfalla dalle ali splendendi di vibranti colori che si posa sui petali di un crisantemo morto nel vaso di una tomba abbandonata.

Incubi...e realtà, confine sottile e buona giornata a tutti voi!


giovedì, 26 luglio 2007

E' buio da un pezzo è buio da sempre. Sento il rumore dell'alta tensione dei neuroni che nella mia testa connettono idee, paure,incubi. Li trasformano in aria calda che ansima dai miei polmoni, in acqua salata che straripa dai pori della mia pelle. Sbuffo per fermare il battito cardiaco, sento le contrazioni atrioventricolari e il suono delle vescicole sinaptiche che rilasciano acetilcolina. Penso all'effetto della correzione chimica e ci rinuncio perchè i muscoli restano inchiodati al pavimento.
Il tempo si ferma sulle lancette e nell'aria, tutto è immobile e piombo fuso che cola dalle pareti e che ncandescente arriva a lambire la mia pelle. Il pavimento..il pavimento è l'unico contatto col mondo l'elettricità dei miei spazi intersinaptici mi sta rascinando via in un uragano alla cui fine ci sarà l'immobilità totale, l'assenza di peso, l'assenzo di materialità...solo io come cumulo di polvere, come grannli che racchiudono sensazioni,odori,umori che essudano e paure e sogni e speranze e disillusioni. E poi con la vertigine che si aggrappa allo sotmaco e lo stringe levandomi fiato...si cadrà a terra di schianto. Il dolore lo immagino, sarà sordo, netto, caldo, saprà di sangue, odorerà di sudore e panico puro e poi il deflagrare del tempo che torna a fluire, le lancette come tamburi che sfondano la membrana dei miei timpani.

E fu di nuovo giorno...e ho colto la luce pr psaltare su un treno e correre via dal tempo.
E buona giornata a tutti voi!

in viaggio...eterno movimento
lunedì, 23 luglio 2007

  "Un giorno farò l'amore con lui... come un mio cliente qualsiasi...
Allora l'amore si consumerà... Allora andrò via da qui... La notte scenderà... Ucciderò mio padre e mia madre... Nel nome di tutte le ragazze innocenti uccise dagli uomini delle loro famiglie...
Incendierò il palazzo nel nome della moralità... Le fiamme saranno viste dall'intera città. Ogni famiglia virtuosa uscirà fuori dai propri balconi e guarderà... Guarderanno di generazione in generazione.."
(Affittasi Ozen Yula)

Bresson

lunedì, 16 luglio 2007

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Palermo è aria spessa di polvere di calce e di fuliggine e di asfalto bollente e molle. Muri che si sgretolano e respiro i mattoni che furono insieme alla frescura che insieme racchiudevano al mondo..

Una città che inspira salsedine ed espira aria densa di miasmi. Odore d’acqua piovana che scivola in rigagnoli che attraversano le crepe delle strade, scorre e raccoglie resti di vita quotidiana e poi si ferma e ristagna al sole rilasciando l’essenza che ha raccolto.

Odore di vento di mare e di alghe incrostate su gusci di cozze che spurgano al sole, odore di  ricci di mare morenti su tavolacci di marmo intrisi di odori millenari.

Cammino tra banchi rumorosi di un mercato surreale immerso nel cuore del ventre della città. Agli angoli dei palazzi  si miscelano odori inumani, l’odore di cani malati e polverosi, l’odore delle milze, dei polmoni dei lobuli epatici esposti come sanguinolenti trofei nelle vetrine assolate dei banchi dei macellai. Odore di fritto e carbone che si aggrappano ai miei riccioli e che tormentano le mie papille gustative. Dai garage dimesse di cadenti mura di case esalano gli odori di femmine corpulente che dormono nella penombra e l’odore forte intriso d’ormoni del sudore di uomini dalla pelle bruciata su luminosi occhi normanni.

Una città decadente ancorata ad un fulgido passato che la tiene alla catena.

Mi faccio inghiottire, masticare e digerire dai vicoli di Ballarò e scivolo silenziosa in strade nascoste da muri sgretolati e da macchine abbandonate che portano sui cofani strati di polvere proveniente dal deserto…e ad annusarle si sente che raccontano odori di cammelli, uomini e datteri gustosi.

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Cammino ancora seguendo quei putridi rigagnoli d’acqua e zaffate feroci mi stringono lo stomaco già maciullato da me stessa. Il silenzio che mi accoglie girando l’angolo è inimmaginabile, uno schizzo fresco sul polpaccio mi lascia stupita, i miei piedi sono finiti in una pozza dal colore strano e l’odore di budella è sempre più forte, lo seguo come incantata e vedo le milze appese a frollare, pronte per essere cotte e poi andare a farcire panini di sesamo ai bordi delle strade. Un bambino gioca a palla li accanto e un gatto smilzo è agguattato dietro una fontana, attende di poter strappare un pezzo di carne sugosa di sangue freddo. Assisto alla scena imbambolata e incantata, respiro quell'aria sospesa dove l'odore del sangue raffermo sembra vitale.

Cammino ancora perdendo e ritrovando spigoli e balconi fatiscenti, incontrando occhi nascosti dietro le persiane, scansando cani randagi che dormono su gradini consunti da millenni di passi. Non mi sento mai sola o in pericolo, annuso l'aria sapida che esala da cantine dove secchi di legno racchiudono olive e capperi. Sbircio discreta nei portoni e ci vedo uomini assopiti seduti su sedie sgangherate o bambini che impastano acqua e polvere tra le dita. E' fresco tra le vie strette di questi quartieri densi di genti d'ogni origine...la frescura mi lascia la forza di pensare e di farmi affascinare ancor più. Dopo qualche ora e dopo innumerevoli scatti di quotidiano cicaleggio, di surreale silenzio e di immondi odori, esco sul porto e torno verso casa. Una doccia tira via la polvere ma gli odori si sono impastati ai miei umori emozionali...e nonostante tutto il lutto che incombe sulle mie viscere, dopo aver reso le armi al gattaccio, mi addormento annusando ancora quei vicoli sulla mia pelle.

E buona notte a tutti voi!

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martedì, 03 luglio 2007

Riprendersi il tempo per partire in una domenica mattina di luglio, con il cielo azzurro così chiaro che quasi si confonde con le nuvole spumose che corrono verso le cime della montagna.
Riprendersi il tempo di caricare una macchina all'inverosimile, perchè la tua famiglia proprio non riesce a farti andare via, perchè in quelle cassette di frutta profumata ci mettono il loro affetto e allora il profumo in macchina diventa così forte e caldo che ti emozioni.

Riprendersi il tempo per guardare l’autostrada che sfugge sotto le tue ruote e nel contempo pensare che a forza di fuggire da loro e dal quel posto hai finito per amarlo visceralmente.

Riprendersi il tempo per giocare con le targhe che ti sfrecciano attorno, imparare la geografia come facevi da bambino, immaginare da dove partono e dove sono diretti i tuoi compagni di viaggio, formiche isteriche che corrono verso la loro spiaggia-mela come ingordi scarafaggi.

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Riprendersi il tempo di fermarsi in una città fortezza nascosta da un promontorio, scendere dalle lamiere incandescenti e sgranchirsi le gambe tutti e tre in contemporanea. 

Riprendersi il tempo di rimanere naso all’insù a respirare l’aria fresca e polverosa di una cappella, estasiati in silenzio da angeli dipinti che sembrano sospesi .

Riprendersi il tempo per pensare che quell’uomo li ha dipinti ogni giorno e che è stupefacente come incomprensibile il miracolo che li ha mantenuti così belli fino ad un secolo così turpe come il nostro.

Riprendersi il tempo di guardarsi in tre e capire al volo che stiamo pensando tutti un po’ la stessa cosa, che la sensazione di silenzioso rispetto va oltre il tuo non-credo personale, che poi non importa tanto se in cambio puoi condividere un pezzo di vita con due uomini d’altri tempi.

Riprendersi il tempo di strizzare gli occhi all’uscita, quando il sole è tagliente sulle pupille, quella sensazione che ti riporta indietro a quando eri un bambino e uscivi a giocare a palla avvelenata in giardino in pieno giorno.

Riprendersi il tempo di camminare a caso per le strade della città affacciandoti di un passo in avanti per scoprire con gli occhi prima che con i piedi e dopo l’odorato.

Riprendersi il tempo di curiosare spalla a spalla in un piccolo negozio dove il profumo del salami sfogliati dall’affettatrice si mescola a quello del caglio e del pane fresco.

Riprendersi il tempo per soffermarsi a leggere le etichette per scoprire che in quelle colline fanno ancora le marmellate di frutta senza zuccheri e gelatina, quelle che sembrano frutta pesta e che macchiano la pelle delle dita.

Riprendersi il tempo per capire che è una buona idea e farsi incartare tre pacchettini di sapori forti e magici, mentre il commesso ti racconta le differenze tra il piccolo mondo antico e il globale mondo dei commerci…e riprendersi il tempo di pensare che daresti la vita per trascorrere anche solo un giorno come quell’ometto…piccolo e infinitamente sereno.

Riprendersi il tempo per uscire con due sorrisi da bambini, felici per la conquista e ansiosi di condividere il bottino di gusto e storia e sapori che hai conquistato con un amico.

Riprendersi il tempo per sedersi su un cornicione davanti ad un paesaggio che non vuole commenti perchè ogni commento lo ridurrebbe a cosa umana, negandogli l’intrinseca estetica divina che emana, e maniare con gusto,senza rimorsi, dividere il silenzioso piacere in tre.

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Riprendersi il tempo di pensare con rammarico che è un attimo solo e che dopo l’ultimo boccone rimarrà solo un retrogusto e un ricordo in forma di foto.

Riprendersi il tempo di guardare i tuoi compagni di viaggio neglio occhi e di leggerci le tue stesse sensazioni…e ripartire verso i doveri felici per essersi ripresi quel tempo e tremendamente infelici per la fuggevolezza della conquista.

Riprendersi il tempo per addormentarsi in macchina mentre pensi che vorresti star sveglia per parlare con chi guida, per non fargli sentire il piombo del silenzio…e le palpebre si chiudono e il cervello lo senti annebbiarsi, senti i neuroni rallentare e le sinapsi formicolare sotto il sole che si alza a mezzogiorno.

…e buona giornata a tutti voi!

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