lunedì, 25 giugno 2007
Indurre il silenzio per timore di rompere quella pace che si impasta ll'aria calda e spazzata dal vento. Nessun suono umano, solo cicale e la musica del vento che pizzica le corde dei fili d'erba verde smeraldo, delle foglie che scendono dal pergolato di questa casa ai confini del mondo. Non si puòparlare, ogni parola distrugge la bellezza, questa va contemplata...
Ai miei piedi una discesa coperta di erba e tarassachi e margherite...che si lancia in un prato che profuma di terra carsica, in fondo un paio di casolari e poi solo alberi e vita a perdita d'occhio. Un passo incerto...e poi un altro...e poi quello dopo...e comincio a correre giù quasi rotolando come un bambino. Allargo le braccia e corro giù...raggiungo la piana. Faccio perdere i contorni del mio corpo nel prato alto e incolto, annuso quell'odore di gramigna e di fiori di campo.
DI sopra parlano ancora....e io ascolto solo il suono del cielo e inseguo le nuvole. Ccedo all'istinto della dell'altalena...e mi dondolo, cambio prospettiva, guardo la valle attraverso i rami di un nocciolo, poi alzo la testa e guardo un cielo orlato di cime verdi delle lacrime dei cipressi tristi, giro la testa indietro e il tetto del casolare appare e scompare con il dondolio...
Tanta bellezza e tanta pce, un mondo ai confini reali di un mondo surreale, una terra che è una bolla intrappolata tra due linne, quello delle nazioni e quello della storia, una bolla di terre,uomini,alberi,case,vite,sospese in un limbo irreale. L'odore ruvido dei pampini scaldati dal sole di giugno è commovente...e io vorrei sciogliere la commozione, mi fuorisce un liquido denso dallo stomaco e dalle mani mentre appoggiata al tavolo mi soffermo a guardarlo da questa collina e il pensiero si fonde con tutto e perde contorni...ma è dolce e triste...e mi beo del silenzio e ogni emozione si fa magma che fuoriesce dalle dita,dalla pelle e col respiro.

E' il friuli...è un luogo di confine...è un viaggio tra facce slave, occhi grigi,rughe spaccate che raccolgono l'acqua delle lacrime di secoli. Mani grandi e screpolate dalle viti, unghie sporche di terra e pelle che esala profumi di vino bianco...La gente sorride, una donna ci mostra cordiale il suo sdentato sorriso mentre la sua faccia ci indica una direzione...in testa ha un fazzoletto colorato da cui spuntano capelli bianchi. Sa di nonna...sa di pane al forno e sa di orto.
...non serve fare grandi viaggi per varcare i confini...basta saperli individuare. E buona giornata e tutti voi!

giovedì, 21 giugno 2007
…per soffocarla! E’ questo che penso quando devo riassumere in breve la sensazione di scoramento, frustrazione e rassegnazione che cogli un insonne quando si sveglia la prima volta nel cuore del limbo tra notte e giorno.Una notte ancora, passa lenta e mi stupisco di come la lentezza delle ore che si susseguono mi mostri quanto tempo passiamo inermi. Non è solo il tempo del sonno è anche il resto della giornata in cui ci si illude di essere svegli solo perchè, come biglie su un piano liscio in assenza totale di attrito, dopo l’energia iniziale ci perpetuiamo in moto fino alla sera.
Fuori il cielo ha ancora quell’indefinito colore grigio cenere, pastoso, proprio quello che da piccola amavo e odiavo nella mia scatola di pastelli Giotto. Ci disegnavo poche cose, il fumo dei comignoli, capigliature di nonna e raramente qualche abito…ma era sempre così pastoso e carico, come una pennellata pesante di polvere e acqua spalmata sul mio foglio.
Il cielo delle 4:30 ha quello stesso colore, indefinito, non sai se ci sarà il sole ma c’è luce. Immobile nel letto, faccio esperienza di me, non muovo un solo muscolo, tengo gli occhi aperti, non muovo una palpebra. Dopo un po’ la stanchezza della rigidità diventa possente come un macigno da cartone animato, come le incudini che rimanevano sospese a mezz’aria nei baratri dei canion americani prima di abbattersi sulla testa del povero Will coyote. Lo strato salino che protegge le mie orbite oculari inizia a prosciugarsi e con l’aumento della concentrazione di Sali aumenta anche l’istinto a sbattere le palpebre. In quel momento mi vedo come un alligatore, visualizzo nella mente un alligatore e il movimento reidratante della sua doppia palpebra quando si pone in agguato a pelo d’acqua. Resisto all’istinto…sono esercizi di autocoercizione, voglio vedere fin dove si riesce a dominare se stessi. Menghele di me stessa…
Dopo qualche secondo cedo…chiudo gli occhi e il bruciore dell’acqua che riequilibra i Sali delle mie orbite quasi mi da piacere.
I muscoli sono ancora tesi…così tesi che nemmeno li sento più e allora penso. Rimango sospesa nel mio stato di semiveglia dove c’è abbastanza spazio per far entrare gli incubi ma non abbastanza aria per respirare.
Rinvengo dall’insonnia e mi sveglio…il cielo è già virato, ora è azzurro chiaro, come una foto sovraesposta alla luce…mi torna in mente l’odore legger e inconsistente dell’aria del mattino estivo, sapete quell’inconsistenza che però si riesce ad avvertire, vi solletica il naso e vi stampa quel sorriso mezzo ebete e a malapena accennato sul volto, ma nel vostro magma di viscere si fa largo, placido e invisibile al mondo.
Rinuncio all’idea di dormire…mi alzo dal letto…anzi…scatto fuori dal letto, come un gatto che ha sentito odore di acqua. La mia colazione mi attende sul tavolo…croce e delizia…toglietemi tutto ma non la mia colazione…il resto dle giorno posso vivere d’aria,lavoro e immagini…ma le mie tre fette biscottate dorate, la marmellata di arance amare…il tè copioso e profumato di legno e quella strana sensazione sotto i denti che stritolano i fiocchi d’avena misti allo yogurt acidulo….è il mio momento di edonismo masturbatorio. Me la godo in pace…nell’angolo della stanza dove c’è il letto tutto tace…il respiro regolare…ma nulla più…è il sonno che io non che mi si palesa allo sguardo. Potrei odiarlo ma non importa…beato chi dorme il sonno dei giusti…io non sono giusta né beata per cui non aspiro nemmeno più al sonno.
…tuta scura e canotta…mentre mi vesto penso al piacere del brivido di fresco che proverò uscendo all’aria…in fondo…un insonne impara ad amare la sua insonnia in una sorta di surreale transfer. Che chi dorme si perde tutti questi piaceri e questi pensieri e questi piccoli incubi che se vuoi puoi mutare in ricordo e poi farli sbiadire fino a renderli quasi ombre su cui far risaltare meglio l’azzurro del mio cielo di fine giugno che imperioso si affaccia ai lucernai…non so se funziona così…ma io ci provo e…buona giornata a tutti voi appena svegliati!

lunedì, 18 giugno 2007
Ho voglia di…
…di prendere la bici e uscire a pedalare, pedalare, pedalare, sentire l’umidità fastidiosa del sudore salato e assaggiarlo mentre una goccia dalla fronte mi scende sulle labbra.
…di riempire il mio solito corpo-involucro, vecchio ma pur sempre mio, di cose nuove, sensazioni nuove, non viziate dai soliti cliché in cui, volontariamente, ricado ad ogni partenza.
…di tornare a casa, dalla mia famiglia, su quella collina spazzata dalla tramontana in inverno, quella che ora saprà già di sterpi arsi e di polverosa terra-calce.
…di perdere consistenza, di farmi liquido, di perdere rigidità e di sciogliere le mie membra aride, lasciando le cellule del mio corpo libere di rotolare verso la naturale inclinazione umana
…di guardare le persone in faccia senza il filtro degli occhiali da sole.
…di contare isterica ma serena le piccole asperità delle pagine di un vecchio e polveroso libro, una vita di Santi, un libercolo che era di mia nonna, che mi racconta la sua vita e una parte della mia infanzia attraverso le opere di bontà magnifica di quei santi. Ecco…ho voglia di tornare a quel tempo in cui potevo alzare le pagine dei quaderni contro la luce del camino ed osservare come si scomponeva la cellulosa…e avvicinandola sempre più al fuoco…osservare estasiata, la combustione, annusare l’odore di carta calda e guardare il bianco virare in giallo, poi arancio e infine nero.
…di essere altro da me rimanendo me, di essere mutevole ma non irrequieta, di crescere di mutare da zampillante, pericoloso e incostante torrente di alta quota, in placido e sereno fiume planiziale, che attraversa terre e genti senza timori, che ne carpisce e ne custodisce i segreti e che ne fa suo tesoro.
…e buona domenica a tutti voi!
venerdì, 15 giugno 2007

Toro (20 aprile - 20 maggio)
In quali campi della vita ti stai impegnando troppo? Non pensi che potresti annullare l'effetto delle tue buone intenzioni se ti ci aggrappi così forte da spremerne tutto il succo? Quali sono i pensieri abituali in cui ti sei rinchiuso, perdendo ogni tipo di spontaneità? È il momento ideale per risolvere questi problemi, Toro. Per entrare nello stato d'animo giusto, rilassa ogni muscolo del corpo – soprattutto i muscoli tesi e indolenziti del desiderio – e intona un esuberante "Yo!" a metà strada tra il canto e l'urlo
...ci mediterò...appena l'effetto campana di stamattina sarà passato. Rimpiango un pò la Spagna in questo momento...la taverna del 22...il suo popolo variegato come il gelato all'amarena.
Fuori diluvia ..scrosci violenti di acqua...sembrano fruste che seferzano la pelle. Inutile l'ombrello...i miei piedi sono ancora umidi...
uscirò d qui e correrò sotto l pioggia..a casa mi attende il mio solito mondo condito da un infuso al gusto di muschio selvatico e amarissimo...ma mi piace lo stesso...è ruvido e feroce e come corteccia...mi somiglia.
Buon week end a tutti voi...pianeta luna chiude il contatto!

giovedì, 14 giugno 2007
Ammettere la propria vulnerabilità è quanto di più difficile ci sia al mondo. Un mondo così ti chiede solo di essere "tosto", di fare, di essere brillante, bello,intelligente...di successo. Odio questa parola...il successo si misura secondo un metro materiale e mi fa venire ansia. La contemplazione mi fa venire ansia...per essere contemplati bisogna essere perfetti o pieni, bisogna essere come una scultura, un maeriale duro e levigato e candido, morbidamente piegato a colpi di scalpello alle forme perfette della grazia.
Cammino a testa bassa lungo l'Adige...tuta e scarpe da ginnastica e una delle mie magliette preferite...quella rosa pallido con le apette e i fiori...happy fling in the flower...e i conigli sgattaiolano nelle tane al mio passaggio mentre mamma germano insegna ad una fila di uno,due,tre,quattro...cinque e sei, sei piccoli anatroccoli, a sgambettare tra le fanerogame dell'Adigetto.
Cammino sotto la pioggia e mi butto nella scena finale...con il mio "gatto" che scappa nella pioggia battetnte tra i vicoli della città...e io lo cerco sotto quell'acqua che cade potente dal cielo sulle nostre piccole teste di piccoli uomini. E poi eccolo quel bel muso rossiccio e inzuppato di gatto...e con lui appare anche l'uomo dei sogni...che ti abbraccia e ti solleva da terra...
Torno a casa...è ora di preparare la cena...sorrido..no anzi...mi cullo nell'illusione di un soriso che non fa in tempo ad affiorare. Ho paura per domani...ma domani ci penserò...e cammino svelta ripercorrendo mentalmente tutti i kilometri di vita passati sotto le suole consunte delle mie scarpe da ginnastica...
E buonagiornata a tutti voi....

lunedì, 11 giugno 2007
"E' una notte afosa, l'aria è ferma, pesa, la luce sopra la mia testa si infrange sulla finestra e mi fa vedere molecole biatomiche di ossigeno che portano appiccicate granelli di polvere e caldo. E' agosoto in questa città deserta di montagna, vivo la mia ordinaria follia quotidiana qui, tra queste strade ora deserte, emblame dello sfacelo cui si assiste nel centro di un'isola turistica in alta montagna. Qui mi sono trascinata un anno fa per caso e ora mi sono intrappolata in una gabbietta di cristallo ricca di fregi delicatamente liberty e di bui angoli terrifici. Mi cullo nella vestaglia di seta perchè sotto quello strato di fili intrecciati, il mio corpo è nudo e la mia pelle trasuda umidità intrisa di profumo di mirra...e aspiro la mia sigaretta piano e senza fretta nè gusto, solo per vedere il fumo che compie i suoi viaggi immaginifici.
La strada è deserta e le lancette dell'orologio che mi scende sul polso fanno un suono che mi frantuma la membrana dei timpani, è insopportabile e io mi illudo di essere come Virginia Wolf e mi intrappolo in quella splendida istantanea di Man Ray. Le emozioni ormai le ho cristallizzate da almeno dieci anni e i testimoni sono gli uomini che prima di questo, hanno lasciato i loro umori sulle lenzuola del mio letto a baldacchino. Falene che hanno succhiato il mio nettare bevendolo dalla mia più preziosa coppa. Troppe labbra l'hanno insozzata ma non importa perchè col tempo ho imparato a dar loro solo l'illusione di bere anima e nettare ma inrealtà bevevano soltanto rabbia regalandomi fuggevoli attimi di noioso e routinario piacere...un fremito mio e un qualche sussurro e tutto finiva in fretta.
E' una vita ordinaria quella che guardo stanotte attraverso il fetore dell'aria notturna umida di agosto. Lui si gira nel letto russando leggermente, se fossi una stoica porrei fine a questa sofferenza che il resto degli uomini chiamano vita. Ma lo stoicismo è morto insieme agli eroi e io non ho alcuna sembianza o sentimento eroico. Gli eroi sanno piangere e disperarsi io sono solo una patetica contessa miseria che cerca di nascondere ,con abiti retrò e fili di perle e un eloquio forbito e ostruito su una mezza vacuità culturale, la sua inutile quotidianità.
...inizia ad albeggiare l'amarezza si fa fiele nelle mie viscere, mi schiodo con violenza dai miei vaneggiamenti e torno al mio ruolo di meretrice intellettuale...mi avvicino all'illustre sconosciuto di stanotte e lo sveglio con una per me disgustosa fellatio...e lo faccio anche bene, con cura, uso la lingua e le labbra con mastria di consumata puttana, smetto solo quando sento il suo liquido seminale caldo che mi insozza la bocca, mentre lui finisce di sospirare ancora mezzo addormentato.
Mi alzo con la saliva che mi cola da un lato delle labbra, mi guardo allo specchio on disprezzo...sputo quei bambini abortiti tra i miei denti e poi il disprezzo, la noia, l'indifferenza di me...due dita in gola e un pugno nello stomaco fa salire su tutto questo insieme ai resti della cena...
E' guardo la mia vita che finisce nel lavandino con sadismo e una punta di autocelebrazione. In fondo...è pur sempre una vita!"

lunedì, 04 giugno 2007
Cronache di un viaggio...ho scritto tanto in un mese e mezzo di viaggio. Ho raccontato la mia Granada, la mia Andalusia, la mia Cordoba, la mia Sierra...vi ho raccontato la gente, la luce, la notte, la vita e i luoghi del mio viaggio.
Ma c'è un luogo che ogni viaggiatore conosce e che sa di non poter raccontare. E' un luogo segreto costellato di tappe attraverso le quali si è passati e dopo le quali ci si è trasformati in persene identiche a prima ma diverse nei particolari.
Si perchè ogni viaggio è sempre un mosaico di viaggi, ci si sposta nello spazio per vedere luoghi, pietre, monumenti e facce diverse. Ci si sposta anche nel tempo perchè ogni faccia ha una storia temporalmente diversa dall'attimo che si vive. Ci si sposta col corpo grazie ai piedi che calpestano strade, alle ruote di una bici che scalano stradine di montagna, ma insieme a loro è la nostra essenza che si sposta.
C'è un luogo dove inconsapevole l'idea di una evoluzione nasce e si insedia nel fertile utero dello spirito sensibilizzato dal viaggio, ed è solo un embrione che non sai cosa diventerà o addirittura semmai diventerà qualcosa. Però lo avverti, senti che si aggrappa alla tua carne, che inzia ad insediarsi, senti che fa presa e ce comincia a modificarti. E' un sentore vago che prima si affaccia saltuario alla mente, ma poi man mano che i giorni e luoghi del viaggio si susseguono lo avverti sempre con forza crescente. E ti fa paura, perchè come una puerpera senti solo il trambusto di un seme che ti cresce dentro e non sai cos'è, ti rende inquieto e ti regala le ultime notti insonni passate in pigiama sottile a far rabbrividire la pelle sotto il fresco vetno della Sierra mentre affacciata in balcone stai li per ore a guardare il tuo bel paesaggio da copertina di albun di Brian Eno. 
Il giorno della partenza sei così confuso che la vita che il tuo viaggio ha seminato dentro di te rimane silente perchè devi salutare il tuo solito bar quella sera. Ed è proprio li, che ti siedi a guaradre quei ragazzi che ti hanno inconsapevolmente assistito durante quel tragitto di vita. Sorseggi la tua ultima cerveza syn alchol e poi ti sis quarcia il velo, non vedi cosa c'è dietro ma ora il tumulto di magma che ti stava crescendo dentro s'è di colpo placato e senti che hai compreso. Ora si che puoi ripartire davvero.
E infine dall'ala di un volo guardi il mare che si svela dietro la coltre di nuvole e sorridi sereno, perchè anche l'ultimo ostacolo s'è sciolto, ora vedi cosa c'è dietro quel velo. Il tuo viaggio nel viaggio è giunto al termine, scendi dall'aereo e torni sui passi del tuo viaggio più lungo, quello della quotidianità. Ci torni partendo da dove avevi deviato ma con uno zaino più carico che ti pesa sulle spalle, carico dei ricordi e dei pensieri di quel viaggio appena terminato, un bagaglio che ti aiuterà, in qualche modo, non a cambiare il mondo, non a cambiare te stessa, non a sfondare le barriere. Quel bagaglio ti accompagnerà nella vita di ogni giorno, quando ti sveglierai sudata per i tuoi incubi, quando il gattaccio tornerà a far brandelli di te, quando sarai così felice che anche un raggio i luce in più ti spaventerà...allora saprai che per andare avanti, nonostante tutto, basterà aprire quello zaino, sedersi al bordo della tuoa strada giornaliera e ripercorrere quelle tappe segrete del tuo pubblico viaggio a Granada!
E buona serata a tutti voi!
