mercoledì, 28 febbraio 2007
L’ombrello e la macchina da cucire
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Ero solo come un ombrello su una
macchina da cucire.
Dalle pendici dei monti Iblei,
a settentrione.
Ho percorso il cammino, arrampicandomi
per universi e mondi,
con atti di pensiero e umori cerebrali.
L’abisso non mi chiama, sto sul ciglio
come un cespuglio: quieto come un insetto
che si prende il sole.
Scendevo lungo il fiume scrollando le spalle.....
Che cena infame stasera,
che pessimo vino,
chiacchiero col vicino.
Lei non ha finezza,
non sa sopportare l’ebbrezza.
Colgo frasi occidentali.
Schizzano dal cervello i pensieri -
fini le calze,
la Coscienza trascendentale,
no l’Idea si incarna.
Dice che questa estate
ci sarà la fine del mondo.
The end of the world,
berretto di pelo e sottanina di tàrtan.
Have we cold feet about the cosmos?

martedì, 27 febbraio 2007
Anche stamattina su questa città a mezz'aria batte il sole...damn e damn e damn....proprio oggi!?Oggi che non sopporto nemmeno di dover respirare, oggi che nemmeno voglio sentire la mia voce, oggi che devo persino far vestire la mia cera funerea e pallida di un sorriso e solo per rappresentanza, oggi che sono vestita come una prefica perchè il resto del mondo non venga ad invadere la mia sfera di spazio vitale,la mia sfera privata, il mio mondo che devo già spartire con me stessa, le mie borse bluastre sotto gli occhi e l'inseparabile felino...
Mi sveglio ma tanto è abbastanza inutile, praticamente non sono andata mai a dormire, la testa mi fa male e ho il ricordo confuso di due o tre spigoli contro cui il mio cranio è inciampato mentre nella semi incoscienza del sonno che non è sonno ma che puzza già di incubo, mi giravo nel letto. Apro gli occhi e mi guardo un secondo i palmi delle mani, tre piccole mezzelune rossastre mi ricordano che stanotte ho sognato e ho stretto i pugni fino a tature le mie unghie sui capillari delle mani, prima di muovere un solo muscolo guardo fuori attraverso un lucernario mezzo appannato dal respiro pesante e dai residui vaporosi della doccia e della cena. L'aria del mio monolocale ad annusarla, sa ancora di pollo al ginepro preparato per M. e in fondo, a nasare bene, si sente anche l'odore di orzo annacquato in tazza grande che è stata la mia cena. ..e il cielo sulla mia testa ride beffardo gondando azzurro e sole tra le nuvole al pascolo brado.
M. dorme o sonnecchia ancora e io continuo a chiedermi quanto ancora resisterò, quanto ancora avrò la forza di concentrarmi e di rspirare piano...so che sto mollando...lo sento che mi sto aggrappando furiosamente ad un residuo di fune grande come uno dei miei finissimi capelli...eppure nella mia testa mi ripeto come un mantra:
"..due elefanti si dondolavano
appesi ad un filo di ragnatela
visto che il gioco era divertente
andarono a chiamare un altro elefante
tre elefanti...."
E se tre o più elefanti ce la fanno, senza troppe speranze ma solo con la testardaggine di chi, come me, non sa perdere nemmeno se è in fin di vita...mi aggrappo a tutto e cerco disperata la via d'uscita!
Penso che quando c'è il mare in tempesta tutti hanno bisogno di un porto dove ripararsi...e invece io sto in mezzo all'oceano infuriato a sperare che quel porto si accorga di me esule e disperata sulla zattera e mi lasci antrere, mi scaldi, mi accarezzi la testa, mi prenda così come sono senza se e senza ma e soprattutto senza perchè...
Addosso sento ancora gli effetti della serata...chiudo gli occhi a scacciare ogni alito di vita dal mio torace, vorrei non sentirmi, vorrei poter avere un punto interrogativo snodabile al posto della faccia. Invece mi alzo e guardando le righe carceratesche del mio pigiama vado a legarmi i capelli da riccio che mi danno fastidio e mi pesano sulla testa.
Serata strana ieri. Li ho guardati tutti negli occhi perchè mi veniva richiesto, ad una ho detto:
"...che buon odore di mamma!..."
Era vero, sapeva di latte in polvere, sapeva di biscottini, sapeva di cipria bianca e sapeva di neonato, di carezze su gambotte paffute, di indici chesolleticano le piccole labbra gorgoglianti di infante e sapeva di ninna nanna cantata seduti su una sedia a dondolo in vimini. Dopo due ore sulla via silenziosa del ritorno, attraverso cortili di palazzi...ho pensato che stavo bene, o meglio che sentivo il dolore fisico che si sente quando per la prima volta muovi alcuni muscoli.
...peccato che fosse solo un effetto del buio, che addolcisce i contorni e permette ad ogni cosa di essere altro. C'ho provato e c'ho pure creduto, ma ho finto, non solo agli altri, i ho guardati trapanandogli le pupille con le mie, li ho sptretti annusandoli...ma io sono rimasta un menir preistorico ricoperto da nera torba.
Alla luce del mattino cammino a passo svelto con i miei occhiali da sole a coprire quasi tutto il triangolo della mia faccia. La prima lezione è andata...mi ero illusa che potesse essere taumaturgico in qualche modo...ma so che non lo sarà. Sono arida come una pietra aguzza del deserto sassoso del Gobi, il sole cattivo e il freddo cupo della notte hanno seccato la mia corteccia rendendola compatta, il vento di phon ha sollevato la polvere rendodmi cieca..sono una pietra burattino...posso assumere ogni posizione..ma rimango sempre e comunque un burattino di pietra.
E tirando i fili che sollevano le braccia e le gambe mi preparo ad una nuova giornata di sole...che fuori fa caldo e il gattaccio è li acquattato in un angolo pronto a saltare sul topolino stupido che sta al centro del mio stomaco...e spero che le mie gambe abbiano abbastanza forza per spingere sui pedali oggi..e nel frattempo i pensieri corrono sempre veloci sulle autostrade dei miei neuroni...prima o poi si scontreranno e dopo il crash mi toccherà andare a vedere quanti morti e feriti ci sono sull'asfalto della sostanza grigia.
Buona mattinata di sole a tutti..

lunedì, 26 febbraio 2007
Ed è giunto il lunedì impietoso come sempre, col sole anche, damn, che gli venisse un colpo! Perchè proprio questo sole splendente. Camminando per strada, uscita dall'ambulatorio, dalle vetrine impietose vedo spuntare sotto il piumino nero solo le mie gambe oggi colo verde ramarro inguainate in stivaloni neri ...e sopra... la mia faccia. Stamattina sembro proprio uno straccio, pallida e vestita di verde come un enorme cespo di lattuga quasi marcia, che qualcuno al bar prima m'ha chiesto:
“Scusi si sente bene?…”
” …umh...beh diciamo che sopravvivo…”
Ovviamente non ha capito la battuta, ha strabuzzato i suoi occhi da lunedì mattina e si è dedicato di nuovo all'operazione di suzione della crema dal suo croissant...beato lui.
Il mio ufficio mi accoglie caotico come sempre; per fortuna il bricco di caffè è già pieno e ancora caldo e la prima tazza me la trangugio col cappotto ancora mezzo infilato, come protesi di un braccio. Accendo il portatile e comincio a sbrigare la burocrazia…ma oggi sono come una campana rotta, suono stonato e sordo. Allora scelgo la musica e mi chiudo al mondo nel mio mondo…Guccini, Agricantus e in fondo un po’ di Emiliana Turrini
Il week end è passato… almeno la pelle del corpo ne ha tratto beneficio. Che passare due giorni tra camminate mattutine in quota e nei boschi e sessioni pomeridiane ripetute di wellnes activity dicono faccia miracoli sulla pelle grigia dell’abitante cittadino e stressato medio.
Ho camminato in quota e ogni volta mi sembrava di infrangermi contro un muro di nebbia, ad ogni tornante la neve e la nebbia mi aprivano un baratro lattiginoso e pensavo che sarebbe stato bello lasciarsi cadere giù in silenzio, che gridare sarebbe stato inutile. Ho attraversato un paio di piste su cui sciatori incalliti mi hanno maledetto per intralcio alla loro coro corsa…e io che speravo mi investissero almeno un pochino, almeno avrei potuto sperimentare il dolore di un arto rotto. Sorte beffarda, io sono stata una bambinetta pestifera, poi in anni di pallavolo mi sono insaccata le dita milioni di volte, in qualche anno di boxe mi sono sbucciata tutte le nocche, in bici cado e mi sbuccio ginocchia, a camminare in quota mi frantumo menischi….ma MAI che mi fossi procurata una bella frattura scomposta ad un braccio o ad una gamba!
Ho camminato perdendomi nella nebbia sopra le piste a più di 2000 metri…mentre corvi neri in formazione planavano sui vuoti attorno ai tornanti sui quali si camminava. E poi ho iniziato a pensare…pensare e rimuginare, i miei neuroni si illuminavano di fluorescenze verdi e gialle di bile, viola di dolore, rosse di rabbia, bianche di voglia di tenerezza. Fanno sempre un baccano infernale le sinapsi in moto, fateci caso…è come il rumore del grigio alla tele, e ogni tanto appaiono le strisce colorate a disturbare i nervi ottici. Ore intere di un week end intero trascorse così, con questo frastuono nella testa, con parole raccontate giusto per non far capire ai compagni di viaggio che dentro c’hai un gorgo infernale…e ogni tanto anche qualche timido sguardo, che a chiedere si ha sempre vergogna…ma a smettere di sperare non sono capace.
Così uguale anche nei boschi della mattina dopo, ad annusare l’aria umida di muschi, di acqua stagnante, di stallatico di cavalli e di muggiti di vacche in lontananza. Il gattaccio…beh almeno il baccano neuronale l’ha stordito, non l’ho sentito manco miagolare tra il suono dei passi nella neve. Non che sia andato via…c’era, c’è stato. La settimana scorsa su 5 giorni 3 li ha avuti per se…
Poi dopo le mattine ci sono stati i pomeriggi…pomeriggi passati a sentirmi come una torta disegnata su una lavagna di terza elementare, quando la maestra deve spiegare le frazioni…e io sono una torta di pan di spagna, ripiena di crema alla vaniglia e ricoperta di panna bianca su cui troneggiano rosse pufbacche. Mi sono divisa in tre fette enormi.
Una fetta era il corpo visibile al mondo, un busto con due braccia, due gambe e una testa che ha nuotato a rana per una buona mezz’ora, alternandosi con una collega in corsia e con due ragazzi di colore nella corsia accanto. Che ha ingaggiato una gara solo sua, tutta personale tra quei pezzi assemblati a formare un corpo umano e loro, con il suo fiato e con le sue braccia...ha ceduto solo quando ha sentito le scapole scricchiolare…che del fiato ne aveva ancora. E’ stato bravo questo corpo, a sorridere e chiudere gli occhi per far finta di godersi anche poi le bolle d’aria dell’idromassaggio…e poi le saune. Sauna finlandese (15 min a 90°C) poi vasca fredda…che sembrava di entrare una vasca di spilli acuminati, poi biosauna a 80° e di nuovo immersione negli spilli ghiacciati che ad uscire a quel corpo sembrava di essere un san Sebastiano mantegnesco…e poi bagno turco dove tutto si confonde nel vapore….e di nuovo vasca fredda…e poi idromassaggio con getti di aria così forti che sembrava che qualcuno fosse in piedi al bordo della vasca a strappare via la pelle a schiaffi e frustate…e di uovo sauna salata…e poi ancora vasca fredda…e poi via di nuovo tutto dall’inizio. E a far da contorno il solito frastuono neuronale, un Nirvana di luci e suoni da cui ogni tanto mi sono lasciata distrarre dalle parole di uomini che volevano essere simpatici (…a dire il vero ridicoli mentre macchinavano le donzelle sole tutti in un finto disinvolto adamitico costume…). Ecco il mio terzo di torta…che non capisce come possa rimanere del tutto indifferente all’osservazione religiosa, compiaciuta e dopo un po’ anche beata, della regola tedesca…quasi che il gatto non esistesse…ma è un’impressione perché ci sono gli altri due terzi di torta…e sono i più grossi, i più farciti di crema che però a guardarla bene ha grumi di muffa che la rendono verdognola e ogni tanto ci si vede spuntare anche qualche schifoso bigattino bianco e strisciante.
Eh si...perché il gattaccio mica va in ferie…è stato li e mi ha detto le cose peggiori, dichiarazioni di guerra…e lo so che la guerra è iniziata stamattina appena ho aperto gli occhi…
Non mi importava nulla di quel terzo di torta ce gli altri vedevano e che magari qualcuno ha pure trovato mangiabile…ero li sola col gatto a dialogare con lui a cercare di non pensare troppo a cercare di non desiderare di soffocarlo perchè altrimenti avrei scoperto che in fondo quel gattaccio lo amo più di quanto ami il terzo visibile del mio mondo-torta alle puffragole.
E poi con fatica…grazie al cielo è finito anche il week end e oggi è lunedì. E oggi me ne vado in giro a tagliare l’aria che sa già di primavera masticando caramelle di paura, vestita da lattuga riccia, annusando la mia pelle ancora salata e bevendo caffè turco amaro per sfamare il gattaccio che scalpita già. E stasera sorrisi e teatro…e si spera che prima o poi anche le autostrade dei miei neuroni spengano le luci, così che i pensieri possano rallentare e rallentando fare meno rumore così che mi senta meno stonata e così che il gattaccio riesca ad assopirsi per lasciarmi dormire un po’…almeno stanotte, almeno il tempo di un sogno o di un incubo…
E buona settimana a tutti voi!

mercoledì, 21 febbraio 2007
"...E una giornata senza pretese non ci succede una volta al mese siamo qua, fermi qua ad aspettare la sera e se mi guardi io non ti vedo ma mi ricordo del nostro amore..."
Una giornata senza pretese non me la ricordo nemmeno più. Mi alzo venti minuti dopo la sveglia del cellulare, mi sento di piombo oggi e la pesantezza non mi fa sentire. Il mio monolocale è imbarazzante, da sotto il piumone mi guardo intorno con un occhio a mezz'asta che sento gonfio come una cornamusa scozzese...lo stendino ormai sorregge biancheria così secca che i miei calzini sembrano sardine essiccate al sole, sopra c'è una montagna di abiti messi nei giorni passati, sotto c'è il mio cimitero di scarpe. Il lavandino è pieno di tazze...ormai ci bevo solo il caffè al mattino a casa...il frigo però ieri ho avuto la decenza di riempirlo. Il divano è la bara dei miei libri e i fazzoletti di carta intrisi sono le croci di vittoria del mio gattaccio. Dal bagno arriva il gocciolio continuo dell'acqua che cola dallo scarico, avevo chiesto che me lo aggiustassero ma hanno fatto finta di sistemarlo..perde ancora ma ormai non mi da più fastidio.
Di ieri sera ho il sapore acido in gola...damn!Provo a deglutire e un pò mi raschia la gola...provo ad emettere qualche suono...almeno non m'è rimasta la voce da viados e al tatto non sembrano esserci cose fuoriposto.
"Quando in una fossa giacciono insieme i prodotti di rifiuto e le materie prime appena utilizzate e tu le guardi senza sentirne la puzza...beh...mia cara vuol dire due cose; sei fregata e ho vinto io!"
Il mio gattaccio mi ha mandato a dormire con questa dolcissima frase ieri...dopo che beffardo s'era preso lo spicchio di luna per sorridermi come lo Stregatto...
"Eh palmipedo...eh palmipedo..."
Mi alzo a fatica...è inutile oggi proprio non mi sento, sono come un paralitico epidermico, la tazza bollente di orzo non mi fa nessun effetto sui polpastrelli, il sapore della marmellata al limone e lime...senza zucchero...
"Demente...e poi lamentati dell'acidità...soprattutto dopo che ti sei gustata una dose massiccia di piazza, e poi un bel giro in treno a/r..che se andava e non tornava per due giorni di fila..era meglio...e sapendo che ti aspetta una badilata di cipolla cruda e cavolfiori conditi con litri di aceto e succo di limone e poi i litri di caffè cui proprio non sai rinunciare...mia cara..i tuoi viziosi gusti ti uccidono...e soffri in silenzio!"
Parlo da sola mentre trangugio anche uno yogurt acidissimo...attaccata al termo guardando ebete e attonita i quadri neri e grigi del mio pigiama. Che importa ormai posso parlare almeno al vento in un surreale e beckettiano soliloquio, tanto le pareti in cartongesso sono orfane da ambedue i lati...sono proprio sola...
Tiro sul le lenzuola e sistemo almeno il letto...che lo stendino sta bene così...ieri mattina ho stirato forse tutte e 17 le mie camicie e ho pure tirato su con l'aspirapolvere i gatti di polvere che facevano festa da due settimana in ogni angolo del monolocale. Basta fino a venerdì mi bendo e faccio finta che il caos non domini in queste quattro mura.
Mentre mi vesto ripenso a ieri...un bel mardì gras con tutti i crismi direi ho iniziato a festeggiare alle 18...caffè con meringa...poi dei buonissimi crostoli ...e poi pizza , creme caramel e torta di mele....a parte che poi quel bastardo felino me l'ha fatta pagare cara...e stamattina è ancora li che si lecca i baffi e si lustra le unghie felice per quel che è riuscito a farmi fare...Beh..comunque devo ringraziare M., la sua disponibilità almeno nello stare insieme, non m'ha fatto sentire quel fetido gatto rognoso. Però io sono stata senza maschere...ieri sono stata io cambiando ogni volta faccia ma solo a seconda di quel che sentivo.
Abbiamo parlato, mi è venuto a prendere in bici in lab, abbiamo fatto due passi passando dal parco per andare a casa sua a prendere la macchina, mi ha accompagnato a fare la spesa, mi ha accompagnato in palestra e mi ha aspettato fuori, poi siamo andati a cena e abbiamo chiacchierato. Se preferisco amici uomini non è per tendenze da meretrice...
Acc sono le 8...devo muovermi penso. Mi scortico la faccia con sapone di casa e acqua fumante...allo specchio vedo che intorno agli occhi e alla bocca si vedono eccome i segni e le rughe...pork! Gonna a tubino oggi..calze a righe sui toni del grigio melange, camicia azzurro cielo stirata ieri...umh che piacere sentirsela sulla pelle, ruvida e rigida di amido...i bottoni fanno un pò di fatica ad entrare nelle asole serrate dal ferro caldo...apro l'armadio
"Tacco dodici o buster keaton shoes??"
Mi gratto un attimo la testa e poi tiro via le scarpe da Buster Keaton...mentre me le metto mi guardo a testa in giù e mi sento un pò Valentina in una striscia che ho letto ieri sera tra un affondo e l'altro del fetente felino lercio. MI annodo ben stretto il nastro che chiude il cache coeur grigio e provo a truccarmi un pò che ci vorrebbe un miracolo per far sembrare 'sta faccia umana stamattina...ma mi stuf subito..
"Hai una faccia da zombie..embè...è la tua e te la tieni!"
Mentre lo dico guardomi allo specchio impietoso del bagno decio anche che un filo di rimmel e il lucidalabbra sono più che sufficienti. Sciarpa, occhili e berretto ed esco volando per strada.
Il gatto è così felice che non scalpita troppo stamattina..e ci credo..bastardo che non è altro..è da due gironi che mi massacra...
L:-"Che bello quel vestito...."
M:-"......"
L:-"..emh scusa, ogni tanto emerge il mio lato femminile e mi vengono questi commenti da Paris Hilton frustrata..."
"M:-...ma va Lulù...(solo a lui e ad E. lo concedo questo nomignolo...agli amici si può...) anzi se vuoi entriamo a provarlo...!"
L:-"Eh.....grazie ma meglio di no...ma appena mi viene voglia di shopping compulsivo ti chiamo..."
M:-"Certo, mi piace fare la checca isterica con le amiche nei negozi..."
Ricordo con un sorriso questo dialogo mentre passo di fronte a quella vetrina...la mia girnata non è proprio senza pretese ma almeno quello che della giornata è stato semplicemente istintivo m'è piaciuto. Penso che voglio ringaziarlo M., sul serio...gli preparerò una torta forse...una torta di mele con cannella e zenzero piccante sulla lingua.
Arrivo sotto il portone del museo..."M". il mio cavaliera dalla lucente armatura non ha chiamato...amen, aspetterò o al massimo manderò un messaggio, tanto per sentire se ogni tanto gli manco un pò....se ogni tanto riesce a dimenticarsi del felide e a pensare a me...lo so che lo fa...devo solo imparare a crederci ogni tanto.
Mi guardo un attimo riflessa nella vetrina...eh si...ieri tutti in maschera e io senza..e oggi tutti senza e io entro finalmente in ufficio con le mie tre maschere..."Valentina, Elena e ricercatrice in carriera" mentre il mio stomaco già trema all'idea della tazza di caffè turco amaro che sta per rovinargli impietosamente addosso.
E buona giornata a tutti voi...

lunedì, 19 febbraio 2007
"Eh no...è troppo facile, amare qualcuno in modo totale vuol dire fregarsene di se stessi. Tu smetti di esistere ed esiste solo l'altro. Lo so lo so...è "inumano"...ma chi cacchio lo crede che l'amore è umano. Solo l'incoerenza e l'insoddisfazione sono umani...il resto sono strielle cui tendiamo per cercare di dare un senso alle nostre miserrime vite..o per giustificarci quando allo specchio la nostra immagine ci sputa in faccia dallo schifo!"
Essere in un luogo con il orpo, avere una faccia plastica è utile, posso sorridere e morire dentro, posso sembrare qualsiasi cosa mentre i miei neuroni ruminano e sputacchiano catarro contro il gattaccio in un bel dialogo travestito da monologo, surreale quanto rispondente ai percorsi tortuosi della mia mente malata.
"Comincio a credere di essere davvero shizofrenica...forse dovrei chiedere a mia sorella...le servirà a qualcosa il corso di laurea...naaa...è così ottusa che non s'è mai accorta di nulla..solo una cosa m'ha detto "..guardate Lù, sembra un manio di scopa vesito a lutto!"...umh...che bello l'amore fraterno!"
"Voglio vedere dove l'istinto senza regola alcuna mi porta...voglio vedere fin dove arriva il lazo della ratio...cioè..se mi spingo sempre un pò oltre il limite precedente...sono sempre in grado di riprendermi da sla?"
Nella mia testa si accende un film con i fotogrammi di tre giorni di vita e di sogni...sogni e incubi chissene...a me basta dormire un pò tra un incubo e l'altro.
Mi sento una specie di ghiacciolo...anzi una di quelle terrificanti sculture di ghiaccio che si vedono in ogni pacchiano ricevimento di nozze...immobile...gelido, privo di tutto se non di forma, una forma che però dura poco, cede sotto la pressione e perde i contorni e torna ad essere una stupidissima pozzanghera d'acqua.
"Preferisci avere una fornitura di acqua liscia dal rubinetto..una vitalizia riserva di acqua liscia...o magari è meglio avere 10 casse da 6 bottiglie di acqua frizzante...non dura in eterno certo...ma quando finisce almeno potrai dire di aver vissuto?"
Il treno sferraglia, e io ho la nausea che mi rantola in gola. Pezzetti del pranzo si addensano nell'esofago e lievitano sotto la spinta dolciastra del cioccolato mangiato nell'attesa del treno in ritardo. Di fronte una donna grassa puzza di Tavernello...quasi quasi la invidio, è li seduta e non sente nulla solo l'ebrezza del vino da quattro soldi che le sta rodendo il fegato con l'epatite. E' bionda, di un biondo terribilmente posticcio, capelli corti e radi..la sua pelle puzza di solitudine e di mani sudicie. Penso a Bess...il caro vecchio Lars come sempre non ci va leggero...mi immagino vestita da Bess...con gli short in vernice rossa, le calze a rete e i plateau...una baldracca per amore...
"E io di tutto questo amore che me ne faccio ora? Sta qui immobile e non serve a nessuno...e non sa darsi con semplicità...a che cacchio servirà se non a suicidarsi in nome di un ideale..."
Leggo e il treno taglia l'oscurità della Valsugana...quella donna s'è addormentata..e si muove ..come mi somiglia...ha qualcosa che m sembra fin troppo noto...si sveglia e sbadiglia alitandomi in faccia...
"Scusa ragazza è per Strigno...non conosco questo treno io prendo solo quello vecchio..."
Due ragazzi di colore parlano in francese, uno ha due zigomi alti e sporgenti come i miei, solo che lui ha un viso dolce, complici quegli occhi dal taglio così obliquo...immagino al rumore del mio zigomo che si trancia di netto sotto una spranga arrugginata vibrata da qualcuno..forse da me..che importa...vedo l'osso che si spezza e le schegge che implodono sotto la mia faccia...sorrido...nessuno sa che penso...
"Elena...o Maria...o semplicemente io! Boh...certo è che quel dialogo è struggente e quella passione così al limite tra dolore e piacere, tra lecito e illecito,..lui la adora...la adora è vita perchè lei è viva...accidenti, quello si che è amore!"
Arrivo in città...cammino lesta nascosta dal mio cappottone da zarina..o da vecchia cornacchia nera...dipende dai punti di vista. La doccia come sempre mi scortica la pelle, è calda al limite del sopportabile...vedo la pelle arrossare, sulla schiena sento un punto dove col tempo m'è venuta una piccola piaga pel caldo...come le mie mani martoriate...tagliate un pò ovunque...spaccate dal freddo e dal caldo e dalla carta e dagli acidi. Mi metto il mio pigiama da pagliaccio triste e mi richiudo a seggiola nel letto..le ossa mi fanno un male cane...ma leggo Valentina...anche lei è incinta...Damn!
"Beh..ora sarebbe un grosso problema per la tua carriera...!"
Quanto li odio per questo...una vita è un lavoro...umh..bello schifo...la mia vita non sarà che una scultura di ghiaccio che si scioglie misera...staglizzata di tanto in tanto da un gatto isterico...ma non è certo così dura da essere solo una carriera.
"Vorrei essere come Valentina per avere qualcuno che mi disegni in pochi tratti così densi e neri come Guido Crepax ha fatto con lei...chissà come sarà il figlio..Mattia...con lei come madre e Rembrant_Neutron come padre..."
E' notte fonda ormai..le mie costole mi fanno ancora un male infernale...le anche sembra mi si debbano disarticolare da un momento all'altro..e le scapole mi sembra che sporgano al limite della lussazione...ma spengo la luce e mi inabisso sotto il piumone e le lenzuola pulite e ruvide.
"Egli voleva possedere non il corpo ma l'anima di quela donna,e possedere l'anima intera, con tutte le tenerezze, con tutte le gioie, con tutti i timori, con tutte le angosce, con tutti i sogni, con tutta quanta, insomma, la vita dell'anima; e poter dire:- io sono la vita della sua vita!
...Buona notte a tutti!
E poi sorge il sole anche su questa città e cammino col mio berretto nero e le mie labbra oggi truccate...la gente mi guarda e io mi chiedo che cavolo avrò di strano...Per strada d'un tratto sento questa frase:
"Ad ogni manifestazione bisognerebbe uccidere una decina di comunistied una decina di anarchici..."
Mi volto a guardare quell'omuncolo, ho un ghigno feroce in faccia e bofonchio a voce non troppo bassa...stavolta io cerco il suo meschino sguardo di leghista stupido e gretto...lui mi guarda beffardo e io dentro questi occhi ci ho messo tutto l'odio che ho, tutta la rabbia e il disprezzo...e l'ho inchiodato...
"..e allora uccidimi pure demente...che sono pure terrona...che c'ho pure la tessera dei circoli Arci e dei centri sociali..."
Mi giro e me ne vado per la mia strada fumando di rabbia, voglio ricorrere a tutti i luoghi comuni che conosco per farlo arrabbiare per farlo uscire fuori dai gangheri...nulla mi fa imbestialire come le acritiche prese di posizione politiche...e quell'uomo ha sbagliato giorno er sputare la sua sentenza...ma questa non è una città da risse...e ci rinuncio.
E mentre ancora mi ribolle il sangue il mio cervello viaggia a velocità sovrumane...mentre cerco di tenerlo a terra affogandolo di caffè turco, di tè nero amarissimo e mentre il gatto ricomincia subdolo a scalpitare...

venerdì, 16 febbraio 2007
E galleggiando nel mare magnum dei miei mostri siamo arrivati anche al termine di questa settimana...e mi verrebbe anche da dire..meno male!
Il gattaccio sta sempre li, non si schioda, ogni tanto mi sgrattugia le pareti del fondo dello stomaco e mi fa urlare, mi fa accapponare la pelle, mi sbrindella anche un pò della misera fraudolenta carne che ricopre le mie costole...e io? beh...mi arrendo lo lascio sbraitare, far come vuole, maciullare e far poltiglia puzzolente delle mie interiora. Il tutto però in silenzio, senza fiatare, che non mi va più di disturbare il resto del mondo e so che in questo sono maestra.
Ieri sera ero stanca, la testa pulsava dopo le quasi 8 ore filate passate con gli occhi al microscopio. Le braccia pesanti le gambe quasi a non sentirle...sulla faccia sentivo gli effetti del sole di ieri. Mi ero concessa una piccola fuga complice il sole delle 13 e una temperatura primaverile...con le mie calze grige, la gonnella e il golfino rosa mi ero concessa un'ora di letture al sole, a guardare i miei pensieri scorrere via e poi dopo un pò di baccano, come si conviene ad un suicida, affondare risucchiati dalla corrente dell'Adige, ad affogare qualche piccola lacrima nel thermos di tè alla violetta...e a lasciar la mia immaginazione libera di seguire le parole impresse sulla carta giallastra di un libro di biblioteca.
A casa sono rientrata in tempo per una doccia e per vedere che quel pò di sole s'era stampato sulle mie efelidi che ora si vedevano di più..Damn...pure queste ci mancavano...Ho lasciato scorrere acqua lavica sulla mia schiena, sentendola prudere, era calda, avrei voluto potermi scorticare come un Marsia per giungere al felino e bollirlo nell'acqua e nell'amarezza dell'odio-amore che sento per lui. Bollirebbe in un liquido color ocra, puzzolente come zolfo liquido mescolato a sangue di maiale...
La sveglia sul cellulare mi ha ricordtoa che dovevo muovermi...sono uscita dalla doccia e mi sono preparata ad affrontare una nuova recita...avrei dato il meglio di me. Mi sono vestita come sempre scegliendo i capi con cura...che mascherare i tagli e le vecchie cicatrici diventa sempre più diffcile. Mi sono truccata un pò...dovevo nascondere le efelidi e far sembrare meno cave le orbite che inghiottono i miei occhi. Dopo poco tempo sono uscita camminando a passo svelto su un buon tacco 12 cm...
"Signori e signore...a voi...l'ultimo atto della nostra opera!"
Per strada ho camminato a testa bassa, sentivo che la gente mi guardava e la odiavo per questo. Camminavo rasente ai muri quasi, eppure sentivo i loro occhi addosso. Finalmente, scortata da M (cui sono immensamente grata...almeno mi distoglie la bestiaccia per qualche minuto...) a cavallo della sua bici, sono arrivata e poi sorrisi...ad occhi bassi che nessuno mi guardasse troppo...parole così ben architettate da sembrare sinceramente allegre, spensierate...
Sono stata brava nessuno s'è accorto che a tavolo la mia faccia si contraeva nel ghigno solito mentre ridevo...brava...la serata è finita e io me ne sono andata a casa. Avrei voluto andare dal solito oste ad elemosinare una tazza di tè allo zenzero e un numero di Corto Maltese...ma sono tornata a casa.
A letto come sempre mi sono piegata come una seggiola da spiaggia ad occupare poco spazio...e ho lasciato sprofondare la mia testa, celata dal piumone e dal cuscino, mentre il gattaccio ghignava vittorioso e poi mi sono impegnata nelle prove per la nuova recita...finchè il sonno non ha dato pace al mio povero corpo -seggiola piegao e rigido. E penso a Greta Garbo...chissà poi perchè...
Buona notte e buon week end!
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mercoledì, 14 febbraio 2007
Sorseggio caffè e ascolto Grande famiglia, uno dei miei album preferiti dei MCR. Sole abbagliante furi, aria rarefatta dal freddo e un cielo azzurro che più azzurro non si può.
Sono un dandy oggi, sono come una Marlene mora e dagli occhi neri di carbone, la mia recita quotidiana è questa e da brava attrice mi sono accuratamente apparecchiata.
Pantaloni blu acceso a sigaretta sopra la caviglia, calzini blu pavone ricamati e scarpe alla Buster Keaton, camicia in oxford azzurra, gilè in angora blu scuro con tanto di stemma ricamato, foulard ascot blu, trucco sui toni del blu e capelli sciolti e ricci. Stamattina mi sono soffermata un pò più del solito sulla mia faccia, ho tratteggiato i contorni delle labbra con una matita rosa che quasi si confonde e poi una dose di lucidalabbra che così mi sembra di essere una giapponese, le labbra sembrano ancora più piccole e carnose così...e poi come sempre gli occhi, questi occhi da egiziana che mi ritrovo...Damn! Li detesto, me li farei cavare a beccate da una cornacchia nera e stupida!
Esco e incontro M. che mi offre un caffè, che bello...incontrare qualcuno che conosci e che si da la briga di prendere un caffè con te per il gusto di darti il buongiorno...nell mia borsa-cartella c'è il pc e un romanzo. Entro dal tabacchino che mi saluta con un sorriso, è sempre gentile lui, mi tiene i volumi di Valentina quando escono e poi io passo a prenderli appena posso, stamattina ha anche un CD ,masterizzato per me...mi si illucidiscono gli occhi, tanta gentilezza mi prende sempre alla sprovvista ma mi fa sentireal caldo...ed è un estraneo, che nemmeno sa il mio nome...gli voglio bene per questo...
L'altra sera c'ho provato a riprendermi un pò del mio bel vecchio mondo di dolce malinconia...un pigiama azzurro che mi sta largo adesso, un maglione scuro enorme, la lampada sul tavolo e una tazza fumante di tè all'arancia, Nyman e poi tutta la Boheme insieme ad un libro a tenermi compagnia. Ogni tanto il gattacio ci provava...ma sono rimasta sulla sedia, aggrovigliata ad occupare meno spazio possibile su quel quadrato di paglia, per tenere stretto il calore, il profumo della mia pelle ancora calda di doccia e i ricordi e le fantasie e i viaggi...
Io mi voglio lasciar raccogliere, voglio buttarmi a volo d'angelo e ad occhi chiusi...ma ogni volta che ci provo...io divento sempre un problema e chi dovrebbe raccogliermi non si fida più di me...voi vi fidereste mai di qualcuno che di voi non si fida? Io non ce la faccio...e quindi...alla fine...sarà irrazionale ma quel gatto qualcosa di giusto lo dice sempre!
Oggi sono un dandy, oggi sono Marlene e questo mi piace, guardo il resto del mondo con la freddezza e la sufficienza dell'esteta, un tritone che avevo nel terrario è fuggito stanotte, non c'è più...spero sia giunto da qualche parte, il sole fuori è fulgido e io ho deciso di non pensare, di non fare nulla. Perchè ogni volta che faccio qualcosa qualcuno capisce sempre il contrario e allora non parlo che è meglio per tutti...e sorseggio caffè bollente ascoltando un proletario brano dei MCR e penso che oggi magari in pausa pranzo andrò a farmi un giro in bici..ancora uno..o magari andrò a correre, che fuori c'è un così bel sole che è peccato starsene chiusi in casa o in ufficio...e buona giornata a tutti voi.

lunedì, 12 febbraio 2007
Il venerdì sera è arrivato come avvisaglia, un malessere che montava dentro come panna rancida e verdognola...e allora gli ho dato in pasto un venerdì sera che avevo immaginato placido e in compagnia di un amico, di un buon film e di un fumante piatto di risotto ai carciofi.
Il sabato è stato faticoso e m'ha segato la volontà. Avrei voluto dire che è stata colpa dell'alcol, del fumo, degli eccessi sessuali e della discoteca..insomma quel che il comune senso del non-pudore chiamerebbe "sabato sera dai che facciamo aperitivo/cena/post cena e se ci scappa anche una allegre adunanza bacchica". Invece no sono stata a fare i conti con quel bastardissimo felino che sistematicamente mastica come chewin gum le mie, ormai marce, budella.
Mi sono rifugiata in quattro ore di treno e quattro ore di calore...e pensavo sarebbe bastato ad quietare la bestiaccia lurida. No, errore Luna, perchè quando credi avercela fatta abbassi la guardia, la tua ragione si distrae e lui...
...ZOCHT..ZACK...
ti graffia e dal dolore ti piega al suo volere. Ebbene, anche sabato notte mi sono ritrovata piegata in due nel mio letto, coperta di strati di lana, di un maglione non mio in cui cercavo l'odore familiare di braccia che avrei voluto fossero li con me. Rannicchiata e schiacciata dal peso della vergogna, quel dannato gatto aveva di nuovo vinto, fatto ancora a brandelli il mio stomaco, rosicchiato, morsicato...lasciandomi però ancora viva, con il sadismo del divertimento, come un topo che gli rantola tra le zampe mentre lui esercita il suo potere di predatore.
Al mattino ero priva di forze e volontà, ma dovevo recitare la mia parte. Pantaloni e giubbino antivento, scarponi e berretto, guanti di seta e guanti antivento e qualcosa di simile ad un ghigno stampato sulla bocca. Dentro il gatto sornieno rideva beandosi dei risultati ottenuti.
Poi la gente, troppa dannazione, non la sopporto. Io in montagna devo andarci in religioso silenzio e senza troppe facce da dover guardare. Come da copione sfodero le mie tre battute di spirito e snocciolo le mie quattro considerazioni in onore dei convenevoli attendendo con ansia il momento della partenza. Finalmente!
Il mio passo riesce a farmi conquistare la solitudine dei più rabbiosi e di quelli che in montagna ci vanno per stare con la montagna. A farmi compagnia un husky con gli occhi per metà azzurri e metà marroni, non lo conosco ma mi si è incollato ai piedi e mi segue in silenzio, mi precede e poi torna indietro, si inoltra nel bosco e sparisce per poi farsi trovare ad attendermi due abeti più in su. Si rotola nella neve, non abbaia, ogni tanto mi guarda ma non scodinzola e non si avvicina, mi trotta accanto e basta. Il mio compagno ideale e lo ringrazio per questo.
Salgo e mi inerpico lungo il sentiero. Inspiro l'aria di neve e di resina gelata e di terra sommersa. Il bosco sotto la neve è come un animale addormentato, una specie di Gulliver che scricchiola sotto il peso del mio corpo e dei miei pensieri. Non c'è un fiato di vento, sono sul versante coperto e riparato, solo suono dei miei passi, lo zampettarre di questo compagno di ascesa e ogni tanto, il suono di acqua che scorre sotto una cascatella ghiacciata.
Cammino a passo svelto e non guardo altro che la strada davanti a me. Non piango nemmeno qui ma sembra che la neve sia caduta a coprire anche lei e il gattaccio famelico è fuggito alla vista del cane.
Non penso nemmeno, cammino e basta, ogni tanto alzo gli occhi a vedere quanto manca alla cresta, ogni tanto alzo gli occhi a carpire un pò di pace dalle valli che si aprono d'improvviso come a vole accogliere tutta la mia desolazione. A guardar bene sembra quasi di vederla, come una leggera nebbiolina che rimane sollevata li a mezz'aria. Poi ricomincio a camminare. D'un tratto mi lascio cadere nella neve alta e comincio a rotolare, rido e piango un pò, poco poco ma basta a sgonfiare quel povero cuore che mi tiene inpiedi. Torno bambina, rido a crepapelle mentre gioco nella neve con quel cane sconosciuto. Ci rotoliamo, mi lecca la faccia, mi lascio strapazzare dal suo morso, se stringesse potrebbe tagliarmi il polso di netto. Mi infradicio i capelli, perdo le ciaspole e infine mi fermo contro un tronco che affiora dalla neve...non sono felice, è strano, è un nulla che non fa paura c'è, è qui intorno ma non mi opprime.
Mi rialzo e ricomincio a camminare, sempre in silenzio, con i miei passi andati a scandire quelli successivi. Arrivo al bivacco ed entro, mi siedo al tavolo dove non c'è nessuno. Mi scaldo alla brace rimasta dalla sera prima, forse qualcuno ha dormito qui. Inalo il prfumo congelato di legna e cenere mentre sbuccio una mela e un'arancia e bevo un pò di tè caldo. Penso ad un racconto di Rigoni Stern e penso che sarebbe bello venire quassù con lui, non lo sa ma l'ho eletto mio nonno e anche se non gli cambierà la vita, penso spesso a lui e alla sua vita che ho letto nei libri.
Sono le 14 ed è ora di ripartire ilcane è sulla porta e appena mi alzo si tira su. Lascio una firma sul libro del bivacco e comincio a riscendere. Incontro un alpinista che mi offre un tentativo e gliene sono immensamente grata soprattutto perchè non mi ha parlato,
"Ciao"
"Ciao"
"Vuoi?"
"grazie!"
Riprendo la marcia verso valle a passi più svelti, quasi rotolando, tanto ormai sono mezza fradicia e tanto non ho freddo a parte le mani viola. Accanto sempre lui, il mio silenzioso compagno di viaggio. Penso alla prima volta in montagna con M., ad andare su al Lago di Ardemolo avrò detto si e no dieci parloe e lui se ne stupiva, non capiva...ma a me piaceva così. Vorrei fargli ascoltare questi miei passi e questo silenzio, vorrei averlo qui e non c'è...e non posso raggiungerlo in nessun modo.Cammino e penso al senso della vita e più ci penso meno ce ne trovo uno, ma li a 2000 metri non mi importa, ho quel silenzio che mi culla, che quasi riesce a commuovermi e forse, anche se non mi fa piangere, riesce a curare un pò questo brandello sanguinolento che è il mio corpo. Cammino e sento finalmente una tregua.
Arrivo a valle...e c'è il gruppone di partenza. I soliti convenevoli e poi in macchina verso la città con gattaccio che si risveglia...perchè il silenzio domatore è svanito. Ho la nausea e la testa mi gira, gli arti mi formicolano e non riesco ad articolare la bocca. Finalmente sono a casa, il gatto s'è svegliato del tutto e per non lasciarlo libero di ricondurmi di nuovo in quel maledetto inferno, lo affogo sotto il getto bollente della doccia. Untè caldo bevuto sotto le coperte...e poi spengo la luce sperando che la testa prima o poi smetta di cadere a piombo nel vuoto.
E buona notte...

venerdì, 09 febbraio 2007
Il caldo e il sole sono del tutto inopportuni a questa latitudine e di questa stagione.Mi irrita,io dentro ho il solito bestione che si agita dentro lo stomaco, è li che morde e graffia e io che cerco di non ascoltarlo. Mi impegno a non ascoltare il rumore delle sue unghie che sfilettano il mio stomaco come se fosse un foglio che passa dal tritacarte...piccole listarelle rancide.
Prendo e salto in sella, non importa se sono sola e ho una paura bastarda...soprattutto non voglio che questo gatto isterico si prenda anche la mia bici, non può, non devo lasciarlo vincere. S'è preso tutto, lo stomaco, le serate serene che trascorrevo a scrivere, la voglia di giocare con M., la voglia di andare in giro per il gusto di farlo, la forza.
Mi sto scoprendo troppo, questo coso che mi si è acquattato sulle budella mi ha fregato. Doveva rendermi invisibile, doveva regalarmi Oudiny e invece...esce allo scoperto e si fa guardare, cerca in ogni modo di rendersi palese. Fa paura chiedere, paure che ti dicano di no, che ti neghino quello che vorresti..e allora è più facile negarsi ogni possibilità di chiedere.
Intanto arrivo sulla stricia d'asfalto liscia e dritta, sudo un pò...la gamba destra è pesante e di ghiaccio come se i muscoli fossero andati in cancrena e la questa avesse interrotto i bottoni nei fasci neuromotori. Provo a dire al mio cervelletto di far muovere quella dannata gamba, non posso tornare indietro, non oggi, sono pronta, la mia DamaBianca è lustra...c'è il sole e persino l'Adige sembra dirmi di pedalare. Se tornassi a casa ci sarebbe il solito mostro bicipite ad attendermi...e passare di nuovo dalle porte dell'inferno no..così tante volte in poco tempo corro il rischio di rimanerci intrppolata per sempre. Devo resistere, la mia forza di volontà, la mia capacità razionale...Respiro piano e profondamente, alzo gli occhi a cercare qualche nuvola da inseguire, mi stringo il casco...punto la tacchetta sul pedale e parto...tremante ma parto.
Dopo i primi 10 kilometri accendo il lettore e metto finalmente le gambe a tempo. Continuo a tremare impercettibilmente, mi trema lo stomaco come quando da bambina scivolavo fuori dal mio letto per scendere a bere ma fuori era così freddo che il tremore diventava impercettibile e convulso, del tutto indomabile..era la stessa paura di adesso.
Altri dieci kilometri e l'aria fredda finalmente comincia a scorticare un pò le mie rughe sul volto. Non so piangere e le lacrime si sono fatte cristallo dentro i miei occhi, scendono solo ad appannare le pupille come cataratta. Ma non importa. Adesso su questa bici che spingo il gatto sta ancora sbraitando ma per me ogni pedalata è rabbia che scarico dalla testa al cuore allo stomaco e poi giù dalla gamba al pedale alla strada...Adesso posso andare via filata, godere della stanchezza che mi tronca il fiato, far saltare il cuore al di sopra dei 170 battiti, metto su "il rapportone" come lo chiama un vero ciclista...e pedalo, scivolano via la rabbia e la paura insieme a goccioline di sudore...sembra quasi che la mia pelle pianga al posto dei miei occhi! Adesso posso pensare...far viaggiare libere le mie sinapsi...
"Voi perchè vivete"...ottima domanda. Piuttosto ci sarebbe da chiedersi "come" vivi? Intanto vivo perchè me lo richiede "la buona creanza", per non vivere ci vogliono sfacciataggine, menefreghismo e un delirio di onnipotenza, un superomismo che non possiedo. Allora vivo perchè è la cosa meno "impegnativa" da fare.
Ho vissuto facendo sempre quello che mi si chiedeva; una brava studentessa, una ragazzotta paffuta e paciona che non ha creato i casini soliti dell'adolescenza, troppo pensante ma troppo presa dai sensi di colpa per esternare i suoi pensieri, una laurea, un lavoro...perfetto ci sarebbe da dire...mi manca un buon matrimonio e una sfilza di figli!
Questa però è vita?E' questo il senso di una vita?
Non riesco a cercare il senso in entità soprannaturali, questo è forse un mio limite, non ci riesco perchè la vita è qui su questa terra è ora,è ogni mattina e ogni sera...dopo non ci sarò e quindi non posso dire se quella di dopo sarà vita o meno.
Penso al senso della vita...non c'è l'ho in me, una buona soluzione è quella di vivere per godersi la vita..ma i verbi riflessivi con accezione posiiva ormai non sono più sul dizionario personale. Per questo penso che alzndomi la mattina se scoprissi di essere morta, non farei una piega, cesserei solo di eseguire questi compiti..nulla di così doloroso o sconvolgente come tutti vaticinano.
Però so come vorrei vivere
...I have a dream...
Vorrei vivere le persone senza vergognarmi di me. Vorrei vivere le sensazioni e condividerle senza paura di essere giudicata, abbracciare chi sento vicino senza temere che si pensi che sono una donnetta debole e sentimentale, vorrei guardare gli occhi delle persone senza dover parlare..odio parlare, devi per forza dire qualcosa o di intelligente o di spiritiso...io voglio tacere, voglio comunicare con gli occhi, con le mani, con gli odori...Vorrei passare ore alla ricerca di quei sintomi della bellezza che solo con M. riesco a cogliere. Le ore sul divano a raccontare ricordi...vorrei la libertà di temre,di ridere,di piangere...di chiedere!
Si rincorrono le mie sinapsi e il gattone per un pò si ferma ad osservare la momentanea sconfitta. Pedalo veloce...sono sola...anche se qualcuno mi ha concesso la sua scia. Sento un pò il fiato corto, faccio fatica a stare dietro le ruote che mi precedono...
Arrivo al ponte di legno e scarto a destra, sottopassaggio che in discesa mi appiattisco al volante, guardo a terra e cerco di evitare i tombini. Semaforo rosso...Damn! Non voglio staccarmi e comunque non avrei tempo di farlo, e alla fine brucio anche questo ennesimo semaforo. Piazza Duomo con gli studenti rari che non hanno il gusto di sedersi sui gradini...che si perdono senza saperlo! A passo d'uomo con un piede a terra schivo piccioni pensando che vorrei pestarne no, sentire il rumore che farebbe sotto la mia ruota, vedere il sangue che fuorisce dal becco e la piccola esplosione che libera il sacco dei visceri...mi cullo in questo macabro pensiero, in fondo meglio loro che me. Assaporo ancora un pò l'immagine e l'odore di sangue di animale...che è così diverso dal nostro..Arrivata, 170 kilometri fatti, mi sgancio ..e poi spogliatoio,doccia e shapoo..e lavoro...perchè la vita per ora è questa..anche perchè
...il resto è solo un sogno!

mercoledì, 07 febbraio 2007
Scritto non per fare polemica, Scritto ascoltando "La buona novella" una sera che la lontananza volevo affogarla non nel solito rito ma in qualcosa che mi permettesse di ricordare...
Maria 20 anni, Israeliana e occhi marroni, corpo reso esile da guaine imposte dal Tempio. Sessualità ignota ma conscia di esistere,che le scalpita sotto i lacci delle guaine di nylon rigido. Poi l’università, la vita fuori casa, una città multicolore, casa nuova, inquilini nuovi e la febbre della libertà. Maria, un corpo pieno di curve, libero di mostrare la pelle che si scurisce quando dal seno sconfina in capezzolo. Libero di mostrare la pelle che si trasparenta quando si distende sulla linea rotonda e candida dei fianchi. Il sole sorge e Maria, avvolta dal suo odore femmineo apre gli occhi e sorridente ricorda…
«Era stata sul divano tutto il tempo, aveva fatto finta di guardare la televisione ma alla fine aveva letto un fumetto, uno dei pochi numeri di Diabolik che avesse letto nella sua vita. Lui era uscito per la sua solita birra e lei aveva rifiutato l’invito; il suo era un rito così maschile che la faceva sentire come intrusa anche solo esserne a conoscenza. Poi era rientrato, era diverso, le quattro solite Guinnes, che si scolava come acqua fresca, stavolta sembrava l'avessero come appannato…poi aveva visto con gioia che le aveva portato, a sorpresa, la sua adorata crema di wiskhy allungata con il Drambùié.
“Mio Dio grazie Giuseppe, ne avevo bisogno...sei un tesoro!”
Giuseppe 30 anni, Palestinese dalla cerne scura e dagli occhi colore del legno. Giuseppe tornato alla vita dopo anni passati a scalare montagne alla ricerca di Dio. Giuseppe che vive da studente anche se ha 30 anni. Giuseppe un corpo sodo, muscoloso, pelle che sa di selvatico, di bosco, di foglie secche e di matite. Un uomo che alla vita chiede solo emozione e odori. E Maria nel suo letto che sa sempre di più di pelle calda, chiude gli occhi e ricorda ancora…
“Beh, alla nostra e…”
Aveva annusato l’aria, lui aveva un odore diverso, che si mescolava a quello dei mozziconi di sigarette stagnantio nel posacenere del salotto. Erano soli e non ci sarebbe stato nessuno in casa fino all'indomani. Era notte, sul divano Maria muoveva le dita a cambiare casualmente canale mentre la sua pelle si svegliava dal torpore. Lui si era seduto comodo ad osservarla con uno sguardo carezzevole e languido. Maria gli aveva sorriso, lo aveva guardato prendere fiato e muovere le labbra per parlare..ma non lo ascoltava.
Tra loro non c'erano mai stati imbarazzi di sorta; forse perché si erano sempre ascoltati nei loro orgasmi attraverso le pareti. Era sempre stato un rapporto complice il loro, quando l'aveva visto in sala con Miriam mezza nuda seduta sulle gambe aveva sorriso e chiuso la porta.
Lei ascoltava e ogni volta provava ad immaginare come sarebbe stato fare l’amore con quel uomo, si immaginava nuda e distesa nel suo futon d'acero. D’altra parte anche lui l'aveva sentita, sapeva di Anna e sapeva anche che aveva tradito per Barabba.
Ieri sera l' aveva subito notato che c’era qualcosa di diverso dalle altre volte, c’era elettricità e il suo sorriso l'aveva quasi stregata, era riuscita solo a far vagare il suo sguardo dai suoi occhi alle sue labbra. Poi era sceso il silenzio ad avvicinarli impercettibilmente. Lei si era mossa per spostarsi su un lato del divano sapendo che un’uomo si scioglieva di desiderio mentre la guardava…e si era lasciata scivolare via il Plaid dal corpo, lentamente.
“Maria, ti imbarazza tanto se ti dico che ora ho voglia di …sentire il sapore che hai…”
Lei per un attimo aveva sentito un vuoto allo stomaco, sapeva di essere diventata purperea ma per fortuna la televisione emanava una luce troppo fioca per svelare il suo viso. Lui la desiderava, quell'uomo voleva fare l’amore con lei….si era voltata e guardandolo dritto negli occhi:
“No ...credo che sia naturale ...”
Lo aveva guardato mentre si alzava dalla poltrona e si sedeva accanto a lei, le cingeva le spalle e la sua faccia si avvicinava lenta, lenta e sicura. Non sapeva chi avesse iniziato ma aveva sentito la sua lingua che la cercava, la sua mano che si infilava come ladra furtiva sotto la felpa e la pelle del collo sotto le dita calde di lui.
I baci erano diventati intensi quasi faticosi perchè troppo pieni di umori, le loro lingue si erano trovate e si torcevano, mentre con le mani iniziavano a scoprire com’era la trama della pelle che sempre avevano visto ma mai aveva toccato in modo così intimo.
Si era stesa sul divano e aveva sentito che la sua mano scendeva dal seno allo stomaco, sul fianco e poi sul ventre, solo per un attimo e poi quei polpastrelli ruvidi avevano iniziato a cercare...
Lei aveva avuto voglia di strappargli la maglia, accarezzarlo in ogni angolo ma il piacere delle sue dita che la scoprivano delicate le avevano impedito ogni volontà e movimento.
L'aveva presa in braccio e senza tanti complimenti l'aveva portata in camera sua e adagiata sul letto. Questo era bastato a farla rinvenire dal deliquio, si era seduta sulle ginocchia e gli aveva stretto le mani dietro la schiena
“No … stai fermo…”
Lui aveva sorriso facendo un gesto di resa, le si era piantato di fronte per invitarla. Gli aveva sfilato la maglietta e aveva iniziato a baciare la sua schiena dritta mentre con le mani gli carezzava il petto e gli solleticava i fianchi. Lo aveva sentito sospirare e aveva deciso di sposare la calma. Erano di nuovo faccia a faccia, gli si era seduta cavalcioni per baciargli e farsi baciare collo i contorni degli zigomi, le palpebre e le orecchie. Aveva assaggiato la pelle dei fianchi, il contorno dei muscoli addominali. Aveva sentito che lui fremeva mentre gli sfilava i pantaloni e insieme i boxer... Gli aveva accarezzato con la punta delle dita l’interno della coscia, mentre lui la guardava e respirava profondamente. Era arrivata all’inguine, poi si era fermata un istante per alzare la testa,voleva che lui vedesse…
“Maria basta, devo sentirmi dentro di te, ti voglio sentire addosso…”
Lei aveva continuato ad assaggiare il suo sapore e lui aveva perso la pazienza e finalmente gli era apparso sul volto quello sguardo fiero. Era quel che voleva; sentire la sua forza. L’aveva presa e stesa con impeto sui cuscini, le aveva sfilato via con lenta delicatezza la biancheria di seta e le si era avvicinato per abbracciarla con i fianchi
Lentamente lei lo aveva avvolto col suo odore, lo aveva guardato chiudere i suoi occhi e aveva sentito che respirava lentamente e a fatica.
“Ok, basta…..!”
Si era avvicinato e poi aveva sentito la sua carne entrare in lei. Era rimasto li fermo per un istante dilatato e infinito e denso come spazio vuoto, lui l’aveva tenuta stretta per i fianchi per non farla muovere. Si era alzata sulle ginocchia e girando la testa aveva iniziato a baciarlo senza tregua. Poi lui si era mosso lento e profondo. Il piacere era forte da levarle il respiro, aveva sentito che anche lui respirava a fatica e aveva avuto voglia di guardarlo mentre si beava delle carezze dei suoi fianchi. Potevano muoversi tutti e due liberamente, lei cercava di accelerare il ritmo dei movimenti verso i fianchi stretti di lui che invece li rallentava. Aveva sentito il calore che le si scioglieva dal ventre alle gambe, stava per perdere il controllo e lo guardava...perchè era così bello che non poteva fare altro. Lui aveva sorriso e poi spinse forte le sue carni dentro di lei una, due, tre…lei aveva perso la cognizione del mondo. Era diventata solo un corpo che si fa lava densa, trema e ansima e sente che la sua metà fatta uomo ne è felice. Lo aveva sentito dall’odore di legno fradicio che ora aveva la sua pelle. Dopo qualche secondo Giuseppe si era steso su di lei e aveva sospirato beato come un bambino. Le aveva baciato il collo e nell’attendere che il cuore tornasse a battere normale si era appoggiato sul gomito per guardare lei e il suo corpo
“Maria….”
Aveva visto il suo imbarazzo, non era pentito, ma non sapeva che dire, come spiegare quello che era successo. Maria si era alzata.
“Giuseppe…buonanotte…a domani!”
Lo aveva baciato sulle labbra per sentire ancora quel sapore di brandy, aveva raccolto le sue cose ed era andata in camera. Rimase a letto sveglia finche non vide spegnersi la luce, allora si girò verso il muro e lasciò che il sonno le chiudesse le palpebre. »
Adesso e giorno e Maria dagli occhi marroni si alza felice dal letto…ignara ancora del segreto che nasconde da ieri il suo ventre… E dopo nove mesi, in una piccola casa al confine tra Israele e Palestina nascerà un bambino, figlio di una notte surreale in cui Maria e Giuseppe si sono incontrati…e lo chiameranno Gesù!
