martedì, 30 gennaio 2007
"Ma l'animale che mi porto dentro non mi fa vivere felice mai,
si prende tutto anche il caffè
mi rende schiavo delle mie passioni..."
L'animale che divora ti rende impossibilitata ad amare, ti senti accartocciata su te stessa come un foglio di blok notes scarabocchiato a penna, i tratti calcati come solchi nella terra secca e desertica del tuo stomaco. Le tue paure sono segni che solcano la carta e che non danno forma a nulla, non scrivono nulla, corrono disegnando solo punte aguzze. Tagliano e fendono senza senso, soloper colpire e per sfuriare, per far uscire fiele e sangue amri e densi come resina dai tronchi.
Il resto del mondo, le cose, le persone, le azioni, il tuo lavoro, l'aria che respiri...non esiste più nulla che abbia senso. E' terrificante accorgersi che non ti importa nemmeno di volere qualcuno. Sei come una lastra di rame su cui hanno splamato del lucido da scarpe, grasso e oleoso, denso, che ti soffoca.
"...e non si arrende mai e non sa attendere e l'animale che mi porto dentro vuole te!"
E' giusto scaraventare chi ti ama in questa specie di calderone dove io faccio fatica a trovare un senso?
Non so...io cerco di non farlo, io cerco di duplicarmi...a meno che non si abbia il coraggio di lasciarli andare davvero, di lasciarli liberi e di escluderli completamente dalla vita, a meno che non si riesca in questo....Io non ci riesco, non riesco a lasciar andare via nessuno, troppo spaventata dalla visione totale del mostro bicipite che si agita nell mie viscere. A guardarlo in due fa meno paura...da soli è orrifico.
E' difficile, ci sono momenti in cui mi rannicchio contro il termosifone sperando che quel calore mi sciolga come acido, che mi riduca come la salamoia riduce i cartoni di "Chi ha incastrato Roger Rabbit"...
"Ammazza la vecchia....ammazza la vecchia....ammazza la vecchia...coool gaaaasss!"
Io a M non voglio rinunciare, amare è doloroso per me ma senza sarei nulla. Non posso vivere senza la mia famiglia, senza sapere che quei ricordi così dolci che ho posso riaverli ogni volta che salgo su quel treno. Non posso rinunciare ai pochissimi amici...sarei come un abete tagliato e messo in un angolo di cui poi tutti si dimenticano, non servirei come albero di natle, non servirei come legna da ardere, sare un ammasso di aghi che si lascia cadere di tristezza.
Ogni mattina mi alzo cercando la forza di amare qualcuno perchè ad amare se stessi ci vuole, per chi vive con la paura come compagna di viaggio, ci vuole troppo coraggio.
Penso a questo e lavoro oggi...lavoro e bevo tè bollente a litri. Sapore di bergamotto acre e frizzante sulle mie papille...dopo un sapore acre tutto sembrerà più dolce!
Buona giornata a tutti!

Toro (20 aprile - 20 maggio)
La tua rete di alleanze è un aspetto fondamentale della tua ricerca della felicità. Gli stimoli e il supporto che chiedi a queste persone sono la prova concreta del tuo amore per la vita e del fatto che sai benissimo cosa è bene per te. Ogni tanto, però, ricordati che è importante evitare di lasciarsi completamente influenzare dai propri alleati. Resisti alle pressioni e dichiara la tua indipendenza dal potere della folla. È arrivato il momento, Toro!
...e poi mi arriva una telefonata da un'Isola e mi fa tornare la voglia di correre dopo che ho fiaccato anche oggi le mie gambe per sentire un dolore fisico che potesse annientare la mente, oscurarla per non farla pensare.
Basta un accento siciliano per farmi sentire quella corrente elettrica lungo la schiena, so dove potrei sentirmi a casa e so cosa qui mi fa sentire straniero in patria. Penso a chi su quel suolo adesso magari sta cercando, come me, di non affondare e rema con un remo spezzato ma ci prova comunque...
venerdì, 26 gennaio 2007
Perchè quando è mezzanotte e mezzo e sei imbozzolata al riparo nel tuo sacco a pelo e lavori al computer perchè non puoi permetterti di non arrivare in fondo…accendi la tua play list delle notti sbagliate e parte sempre lui. De Andrè raccolta omnia a ripetizione, poi c’è Guccini, poi c’è Einauidi, poi Corelli e anche un po’ di arie della Callas con i virtuosismi di keit Jarret e infine una sferzata di energia con Nina Simona e Miles Davies.
La mano guida siura il mouse in una specie di percorso, un tratturo che la tua mano-mulo cammina automaticamente, il tuo cervello ha imparato a ragionare su due binari differenziali, uno segue attento il lavoro, l’altro binario ha direzione contraria e senza meta.
Io dimentico?
Beh dimentico date quello si, non riesco a ricordare le date è terribile. Dimentico appuntamenti, ho un’agenda bellissima con i quadri di Tamara Lempicka a fare da scansione mensile ma è inutile perchè la dimentico sempre in qualche borsa e se così non accade mi dimentico di controllare cosa ci ho scritto sopra! Dimentico il cellulare…lo dimentico lontano da me almeno 1 volta su 2.
Il resto del mondo dimentica la storia e le persone.
Io no, scrivo su carta e sul computer tutto quello che non posso dimenticare, emozioni, persone, storie, colori…perchè alcune cose non puoi e non devi dimenticarle. Ho una cartella contrassegnata con una stella “personal documents” li c’è quello che non dimentico. Se si aprono le cartelle si trovano amori finiti, amori mai nati, amori sospirati, amori non corrisposti e amori mai cercati per paura e timore. Ci trovi immagini, quelle che si fissano sulla retina e non scappano, colori di cieli amici e cieli cattivi, forme di facce, di mani, di corpi. Ci si trovano odori, odore di cannella, odore di arancia, odore di sangue, odore di aria di montagna in autunno, odore di acqua di fiumi, odore di pelle, odore di animale, odore di tabacco. Ci si trovano foto, istantanee dalla storia del mondo giunte fino a noi faticosamente, foto di vita normale e casuale, foto di vita personale, foto di inferni privati, foto di inconfessabili fantasie private. Ci trovi i ricordi e le memorie di quello che ti attraversato, nel bene e nel male qualcosa di questo mondo riesce sempre a entrarti come tarlo nelle ossa. Mi tocco i polsi ossuti e ricordo mani che mi bloccavano i polsi per non farmi muovere.
Inizio a cercare quei ricordi e quelle memorie sul mio corpo e ci sono tutte, sono il prodotto di una vita e queste non sono cose che dimentico, le guardo ogni mattina allo specchio, le vedo nei segni che mi lasciano sulle mani, sul collo, sul torace e sulle gambe. Qualcuno, penso, è meno fortunato, ha un numero che gli ricorda sempre qualcosa, io solo cicatrici, aloni, sguardi, forme, odori e un foglio scarabocchiato a matita e poi diligentemente rinchiuso nella cartella “personal documents”.
La memoria è la sola che non dovremmo mai dimenticare…
Buona serata a tutti…e vi chiedo di non dimenticare il giorno della memoria!

giovedì, 25 gennaio 2007
"Dormono dormono sulla collina..."
Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.
Antologia di Hell Glass River di Luna Senzafiato.
"Cadono cadono pezzi di vita!"
Dove se n'è andato Alessandro spilungone che mi tormentava quando in prima elementare ero la scolara perfetta, diligente e paffuta. Dov'è Daniele amico diventato orfano quando non doveva. Dove sono Luigi e Giovanni uil primo fu incompreso e drogato amore l'altro galeotto della madre e poi della Patria E cosa ne sarà di Massimo che mi insegnò un infantile amore fatto di nomi proibiti nei giardini di una scuola cattolica.
"Cadono cadono pezzi di vita, cadono rotolano pezzi di vita!"
Dove sono Valentina e Romina scolare indisciplinate, una ballerina e rossa di capelli, l'altra stupida e tanto bellina! E Melita oggi madre e sposata dopo una laurea alla Luiss... e Gabry consumata dal mio stesso male. E Claudia che fuggì innamorata della sua bellezza fu riportata sempre uguale in quello stesso palmo di terra!
"Cadono cadono pezzi di vita, cadono rotolano pezzi di vita!"
Dove sono i grandi figli del liceo che si fregiarono di titoli accademici con cimiteri di lauree sulla schiena. Dove sono i sognatori che partirono per sconfiggere il perbenismo, per una signora libertà per un amore troppo infantile per essere vero. Hanno rispedito a casa i loro titoli affrancati e tutti decorati perchè sembrassero veri!
"Cadono cadono pezzi di vita! Cadono cadono pezzi di vita!"
Dov'è Luna la fanciulla che fu sorpresa dai suoi 25 anni e con gli amici avrebbe ancora giocato. Lei che offrì una mano alla gente, il cuore ad un uomo e i sorrisi alla vita, agli amici e alla gente di strada. Lei sì sembra di sentirla parlare ancora dei ricordi, vissuti in strada sui banchi delle osterie e sulle poltrone delle case. Sembra sentirla ancora ridere e poi voltarsi allos pecchio e dire al mercante di marionette,
"Tu che fai tutto per finta ti credi poi tanto migliore?"

martedì, 23 gennaio 2007
Fuori piove e io vorrei la neve copiosa in città. Come lo scorso anno, costretta in casa ad ascoltar i tonfi dei blocchi di neve che cadevano su inermi passanti dai tetti aguzzi e verdi di questa città. Come l'anno scorso vedere treni per la Valsugana fermi senza meta e carichi di utenti speranzosi di rientrare prima o poi alle loro case.
Fuori piove e io ascolto gli "aria frisca" in una classicissima Pizzica tarantata e penso se a Lecce hanno mai visto la neve! Fuori piove e io sono vestita da rifugio, jeans e calzettoni lunghi di lana, scarponcini che mi fanno i piedi ancora più piccoli, berretto a righe e sciarpone verde speranza,verde prato di primavera, verde libertà...Ho un maglione verde anche questo, e spesso,con le trecce. Il primo e solo maglione che mio padre abbia mai scelto per me. Una sera siamo entrati in un negozio, io ero reduce da due taglie in meno e il mio guardaroba scialacquava intorno alle mie braccia. Ricordo con tenerezza infinita il timore di mio padre nel darmi il suo "consiglio" in fatto di moda. Lui che ogni volta che esco in minigonna mi guarda bieco, lui che dice che mi vesto sempre come se fossi in un'epoca sbagliata, lui che si sforza però di capire dopo che per anni ci siamo fatti la guerra, quella senza tregua, quella di nevi, quella di fatica, quella di sangue. E poi un giorno lui se ne esce con questo maglioncino che di mio non avrei mai preso...ma ora lo serbo come se fosse "il vestito buono" quello della domenica per la messa e poi via che altrimenti si sporca col sugo della pasta al forno. Lo metto solo se voglio vivere il calore anche quando fuori piove a secchi il dolore e la solitudine insieme ad acqua e polvere.
Fuori fa freddo, non è gelo, non ancora. Vorrei quel pungere dell'aria, che alle volte è così sottile che sembra bruci anche le cellule sensoriali del naso e l'epitelio della gola, che poi rientri a casa e quella taza di tè caldo ti sembra una tazza d'amore scioglievole.
Penso ai giorni trascorsi e vorrei cancellarli, resettare tutto il sistema, fare un bel log-out e perdere l'ID e la PW per quell'account.
Fuori piove e a Malè mi dicono che nevica da stamattina ma nelle vetrine già spuntano abitini di seta e lino, maglioncini dei colori del cielo di maggio. Nevicherà forse e io ripenso al gelo dei giorni passati e penso che vorrei rasarmi questi maledetti capelli, come si faceva nei lagher, che tanto tra qualche giorno è il giorno della memoria e sarei anche in tema...perchè se nevicasse e se avessi il cranio rasato il gelo della neve sulla pelle non mi farebbe ricordare il gelo di questi giorni.
Fuori piove e se penso a casa penso "io vorrei,non vorrei, ma se vuoi!"
Penso che quelle due mura di cartongesso mi inghiottiranno nell'attesa che arrivi l'ora di uscire al freddo per correre in stazione e attendere che dai gradini dell'IC Lecce-Brennero scendano valigie di affetto in forma di materno abbraccio.
Penso alla neve e penso che vorrei avere le ciaspole stasera per andarmene per boschi, con accanto solo un pò di pace, farla ricreare lasciondole il tempo di nutrirsi di silenzio e di scacciare la paura. Invece pensando alla neve stasera finirò di lavorare e poi guarderò Solaris.
Invece forse non mi raserò i capelli ma vorrei farlo, allora forse riuscirò a perdere d'occhio l'orologio dell'inferno anche senza troppa autodeterminazione...ma semplicemente così, ascoltando la pioggia che batte sui lucernai e dondolandomi da sola sotto il plaid per calmare la paura.
Buona serata a tutti...e che domani tutto continui a dormire sotto una neve di farina.
venerdì, 19 gennaio 2007
Non esistono più le mezze stagioni e non solo perchè a gennaio fondo, in una città dove, sempre per lasciare gli apazi dovuti ai luoghi comuni,dovrebbe fare decisamente fraddo, oggi ho visto una vesta stordita che mi svolazzava sul maglione. Damn vespe già sveglie a gennaio, c'è da non crederci. Se poi ci sommo che oggi sono in tubino nero e lupetto di cotone e in lab fa un caldo umido da equatore...beh tutto sa un pò di scherzo.
Scherzo abbastanza di cattivo gusto però. In più m'è toccato fare anche il clown da baraccone da circo, perchè io odio le rassegne stampa, avete presente quelle cose piene di flash, telecamere, gente con sorrisi stampati su facce che stanno su a forza di impalcature di fondotinta. Adesso la mia faccia starà per essere mandata in onda su qualche TV locale, la mia voce sarà mandata in onda su qualche radio locale e le mie parole verranno trascritte su qualche locale giornalino di terzo ordine.
Come sempre avrei voluto gridare, mandarli a cagare allegramente. Nessuno di loro sapeva che cosa avevo dentro questo stomaco e non gli interessava ...tutti occupati a gustare della "mmmhh ottima, buonissima, così profumata e dal gusto voluttuoso...!"
Cretini cosmici, la melata mangiano e ne godono, se sapessero che è fatta con gli escrementi delle loro api credo che non sarebbero altrettanto entusiasti...io sicuramente me la riderei allegramente. Tutto per lavorare anche domenica, per stare qui a raccontare delle meraviglie degli ormoni, della capacità delle api di comunicare con gli odori.
Sentite il mio odore, qualcuno dice che so di anice...alle volte lo odio questo mio odore. Sono un animale, trasudo quello che sento dentro e se uno si ferma ad annusare anche solo la mia sciarpa sente se sono triste, se sono isteriche, se sono morta...Dannato odore, vorrei che non rivelasse cosa accade nelle mie viscere.
Oggi c'ho il terremoto che mina le fondamenta della ragione. Vorrei scollegarmi dal mondo, chiudermi nella baracca in Val Venezia. Li in piana, ascoltare quel vento che scende da quello che era un ghiacciaio ed ora è solo una lingua..forse c'è ancora ma ieri lo zero termico era ben oltre i tremila...chissà cosa ci troverò a marzo al posto di quella lingua!
Andare a lavorare a duemila metri è la pace, li sei solo e i tuoi mostri li non ti fanno paura, li vedi e ti siedi su un sasso al bordo del fiume, loro fanno lo stesso ma dall'altra parte del fiume. Tu lavori chino sulle vaschette, raccogli frammenti divita con il retino, la prendi con le pinzette e la congeli in formalina, sempre li a setacciare il fiume alla ricerca della forma perfetta da immobilizzare tra le righe di un articolo! Vi guardate di tanto in tanto, poi alzi lo sguardo, cerchi l'ombra di volatili rapaci, osservi l'indolente passeggio dei camosci e ricordi l'eco dei fischi delle marmotte che in estate annunciavano il tuo arrivo in cresta. I tuoi demoni li sul ghiacciaio ti fanno strada e, se ti viene paura che tutta quella massa d'acqua si sciolga franandoti sul cuore, loro ti ricordano che sei comunque vivo. Ti fanno strada sul sentiero verso i laghetti di circo e poi sulle morene che devi attraversare ti ricordano che soffri di vertigini in montagna. Però poi come te, si incantano a guardare il Vioz dall'altra parte e sognano con te di arrivardi li sopra, oltre quei fottuti tremila di quota...che già adesso a duemilaseicento senti la testa schiacciata dall'assenza di ossigeno....
"ti ho detto dammi quello che vuoi
io quel che posso!"
E perchè? Avrei voluto dare solo quel che volvo invece ho sempre dato tutto quel che potevo e anche di più. Di solito, alla fine, chissà mai perchè, ci sipente sempre di quella quantità di scarto, quella in più rispetto alla volontà, che coincide con il tutto che si può.
Ecco non si fugge...rimango qui nella gola stretta della civiltà a guerreggiare per cercare un frammeno di quella pace d'alta quota...in mezzo all'assordante rumore di biechi personaggi in cerca di celebrità...accompagnata da vespe stordite che devono volare e non sanno perchè!


Toro (20 aprile - 20 maggio)
Dovremmo considerare un presagio il fatto che nella prima settimana d'inverno su un ciliegio di Brooklyn siano sbocciati centinaia di fiori? È un portento paragonabile alla nascita di tre bisonti bianchi in una fattoria del Wisconsin? (Le probabilità che nasca un bisonte bianco sono una su un milione). Non ne sono sicuro, Toro, ma le mie meditazioni mi suggeriscono che il miracolo di Brooklyn è una metafora adatta per quello che sta per succederti: una possibilità che credevi ancora lontana maturerà in anticipo.
Non credo ai miracoli e d'altronde quel di cui avrei bisogno è qualcosa che non necessita di miracolo ma solo di cuore!
giovedì, 18 gennaio 2007
Quando non ti fidi puoi, col tempo, imparare a dare fiducia.
Poi ci credi e la tua fiduacia si fa cieco abbandono, si nutre di poco e si autoalimenta d'amore.
E se poi qualcosa rompe la fragile impalcatura, allora rimane solo una pulsante ferita e il dolore ti stordisce da quanto è lancinante.
Allora ricucire le carni è impossibile, col sangue escono anche le illusioni e alla fine rimani vuoto e pietrificato.
Non darai mai più quella fiducia.
mercoledì, 17 gennaio 2007
Ascoltando dei sospiri di Lady Chatterly in radio…io racconto…scritto in ricordo di qualcosa che fu, che per ora non è e che forse non tornerà mai!
Uscire da quella stanza senza voltarsi indietro anche se tutto ti risucchia con una forza cui opporsi è doloroso. Quell’ uomo ti lega a doppio laccio con fili di ferro che stridono mentre tagliano le tue carni. E fuoriesce il tuo sangue caldo.
Le lacrime si addensano ai lati degli occhi tristi ma non escono copiose in liberatorio torrente. No piangere non si può, mai ma ora ancora meno. La lacrima si fa sale e il sale cade su quella feita e la brucia fino ad annebbiare anche i recettori, non senti dolore. Poi il sale diventa pietra e la pietrasi sostituisce al tuo cuore.
L’amore è un sentimento egoista, ci hai creduto alla storia delle metà perfette e credevi che quella che ora ti stiletta le pupille con aghi acuminati e sottilissimi, fosse l’altra faccia della luna che sei. Invece no…non è vero. E te l’aveva anche detto che non ci credeva, ma come sempre hai pensato che il tuo sarebbe bastato a rendere pulsante anche la pietra che lui aveva nel petto.
Perchè uno che Mallors, un bifolco inglese mezzo scozzese, guardiacaccia privo di poesia aveva saputo cedere al corpo di donna, a quei fianchi morbidi e già allora fuori moda…e invece lui no. Ogni centimetro che del tuo corpo gli hai donato l’hai donato impacchettandolo solo di te, del tuo odore un po’ atavico e così forte dopo l’estasi. Tutto, corpo, pelle, organi, cuore, anima,tempo,sogni, speranze, progetti,vizi,virtù...
”NO!”
Ecco cosa è bastato…e tutto il racconto è sfumato, finito non come la storia di Connie ma come quella di Silvya, guardi da quella finestra enorme sul fiume martoriato dal cemento. Cammini e lo risali fino a quella cascata, dove mesi il tuo guardiacaccia ti aveva portato per farti incantare dal profumo del pane appena sfornato e da quelle stelle e nel buio aveva pronunciato il suo sortilegio.
Adesso sei sola con tutto il tuo corpo fuori da te, con tutti i tuoi umori incastrati tra i denti di quell’orco e guardi inerme lo spettro che fu. Ormai non si maschera più di bello ma lascia vedere la sua faccia da perfida serpe incantatrice.
Un fiato di gelido vento porta sulla pelle la tua paura…ma la tua delusione ti fa da macigno.
“…stupida Conie…quello era un romanzo e la vita vissuta è tutta diversa!”
Silenzio che solidifica il magma della tua delusione, ricordi ancora il passato di ignorante felice e lo rileggi da savia, doloroso ma serve, serve a cementificare sempre di più quel liquido denso come pece che ti ingabbia lo stomaco.
“Fanculo!”
Poi sali sul parapetto, pensi che l’acqua sarà fredda ma che sarà anche solo un momento di gelo per cancellare quel peso che ti sta schiacciando. Salti…e l’acqua inzuppa i vestiti e punge la pelle e pizzica i muscoli e assopisce i nervi e schiaffeggia quel feto, e mangia ogni centimetro di vita lasciando il nulla dietro di se.
Mallors è morto, lady Chatterly è morta e il loro amore fatto carne è morto con loro, tra le acque di un fiume gelato di primavera, dal sapore romantico di una Marinella moderna. Perchè se l’amore è egoista lo è anche l’amor proprio e alle volte il dolore si cancella solo con la cancellazione della vita cui si è aggrappato.

lunedì, 15 gennaio 2007
"Damn!"
E' la prima cosa che penso aprendo un'occhio che sento pieno di capillari atti a svelare il mio segreto di notte brava. Inutile non sono più tagliata per le serate da aperitivo,cena e disco. Tanto più che odio le discoteche, il posto fisico, le persone che le popolano, la musica, il puzzo di piscio che viene dai bagni, le facce allucinate degli impasticcati, il sudore fetido degli arrapati che ti strusciano cotro e le pupille bovidi dei pipparoli.
Insomma odio la discoteca!
Mi ha fatto piacere il gesto di M. che, se m'ha visto in totale 6 volte è troppo (3 volte quando il suo amico L. viveva con me a Bologna e 3 volte qui a Trento per strada...e giusto perchè abitiamo 200 m di distanza!). Mi ha dato un passaggio sulla sua Panda blu...tuffo al cuore. La mia Pandina bianca...accidenti se mi manca certe sere quella quattroruote scassate e un volante da tir a rimorchio, ma quando c'ho il Caronte che mi pungola è la sola che mi accompagna ovunque...comunque. Da un passaggio ad un aperitivo e poi una cena con altra gente. Evento...sono riuscita astare al tavolo con più di 3 persone senza dare di matto e sembrando quasi quasi simpatica...E poi dopocena tra "spumante francese" (hihihihi alla spocchia dei cuginetti!!), una multa e un tamponamento da fermi...beh ho fatto tardi.
Ma sabato mi vesto come sempre da Desperade housewife...alle 9 dopo l'imprecazione...constato la faccia color griogio cenere. Ok piano d'attacco!
Doccia bollente fino ad arrossarmi la pelle, mi scortico col guanto di crine,il peeling lo chiamano per farselo pagare almeno 50euro, io lo faccio a casa e gratis! Creme e oli per ridare un pò di morbidezza, per dare quel profumo meno personale un pò più fruttato e infine unguenti per tonificare. Capelli...shampo alla vaniglia per ammorbidire, crema all'hennè per rinforzare e veloce passata di phon. Maschera al viso...argilla per intonacare, scorticare via e poi cetriolo e menta per rinfrescare...infine gelatina di ciliegia per le rughe e una dose di crema idratante perchè l'aria mi taglierà il viso appena fuori di casa.
Ecco sono di nuovo nelle sembianze di un essere umano! Mi faccio il mio litro di tè verda all'arancia amara, devo disintossicarmi e sarà il mio pasto per tutta la giornata!
Mentre decido il nuovo ordine da dare alla biancheria riposta nelle scatole Ikea, un nulla stanco si trasforma in pastone di pece amara, densa e soffocante. Troppo amara per me. Come sopravviere al fendente che mi girano nella cartilagine dello sterno? Immediato il mio ricorso mentale al solito Cerbero. Invece no!
Esco e vado a fare la spesa alla solita Coop. Stavolta Cerbero non morderà! E' stupido orgoglio lo so. Ma non voglio assolutamente dare la possibilità, a quella lama che mi è arrivata dritta sullo sterno di affondare ancora di più nella mia carne. La respigo con la testardaggine e l'autodisciplina che mi contraddistingue sempre, nel bene e nel male. Decido di farmi pietra, nella morra cinese la pietra vince sempre dulle forbici. Sanguina lo sterno, le fibre di cartilagine cedono piano piano alla pressione e presto la lama arriverà al cuore ma non cedo, mai.
Esco con le buste piene. A casa apro un libro che mi riporta indietro e questo fa ancora più male.
Le ricette del Gambero rozzo mi salveno la giornata. Mi aggrappo alle ricette per non affondare. In fondo se è sughero, pino, acero o tek basta che galleggi!
Inizio a disporre gli ingredienti sul tavolo e inizio a lavorare, sento la farina che si incolla alle mie impronte digitali annullandole. Adesso sarei nessuno! L'uovo si riempie di farina e si incolla alle mie mani, poi sento che cattura sempre più farina, poi il vino bianco, poi l'odore pungente del livito e infine l'olio...e si fa impasto solido, denso e colloso. Ad ogni impasto, ad ogni foglio di pasta che tiro col mattarello il mio cervello si libera del dolore. La lama è li sempre ma se non ci penso il dolore si fa meno acuto e non sento il apore del sangue che arriva fino alla lingua col suo disgustoso caldo dolciastro.
Inforno una torta salata con ripieno di indivia, pomodorini, provola affumicata e cipolle rosse. Poi una tasca ripiena di scamorza affumicata, pancetta, piselli e cipolla rossa.
Il profumo mi fa da sirena incantatrice....inutile non cedo stavolta a quel dannato Caronte!
Stilo le ricette da seguire per cucinare questa settimana, ho trovato un ciuffo enorme di menta fresca al supermercato e voglio utilizzarla per congelare le mie papille e il mio dolore sempre latente:
· Scaloppine con cuore di crema di ricotta al profumo di menta e limone.
· Spaghetti al pangrattato con cannella e menta
· Zuppa di orzo ai funghi porcini e radicchio trevigiano
· Zuppa di porri
· Caramelle di patate con ripieno di bresaola
· Filetti di persico agli agrumi e salsa di menta e mandorle
· Finocchi gratinati con fonduta di formaggio
· Radicchio arrosto!
Amo cucinare, mi riesce anche bene e lo trovo per me altamente terapeutico! Mi rilassa perchè quello che sento lo riverso in quegli ingredienti che mescolo insieme a far nascere piatti, perchè chi mangia possa sentire nei sapori accostati, quello che io ho sentito mentre li prendevo tra le dita!
Poi comincio a pensare e mentre il sabato sfuma in domenica lascio che Caronte si allontani lasciandomi però quel morso perenne del suo cane. Nemmeno stasera dormirò accidenti, ma almeno una guida culinaria, per buffissima ironia della sorte beffarda, mi ha tenuto fuori da quel piccolo inferno privato. Adesso sono libera di abbandonarmi agli incubi conditi di fin troppo reale puzzo di sangue!
"Damn!"

venerdì, 12 gennaio 2007
L'Inge mi ha proposto un gioco, che consiste nell'elencare 5 cose di me che non ho mai detto qui. Tendenzialmente odio i giochini a catena, ma in fondo questo è uno spunto per scrivere "brevemente" stavolta cinque puntate in un sol colpo. Poi passerò la palla ad altre persone delle quali vorrei conoscere qualcosa in più. Ecco l'elenco:
1)-Il carico da 11 me lo gioco subito subito, così poi è solo una guerra di nervi, come a briscola! Sono stata in analisi! Colpa...bah la scusa ufficiale era una bella fissazione per il cibo (oggi le chiamano DCA, diciamo che ero una aspirante anoressica pura, cioè non mangiavo anco per sogno, niente abbuffate e vomito autoindotto, sono sempre stata una che tifa per le scelte nette, ergo bocca serrata!) in realtà avevo altro...però è durata poco, ho capito che non credo nell'analisi e poco o niente nella psicologia! Ognuno ha le sue belle gatte da pelare bisogna solo capirle e imparare a conviverci, a gestirle a tenerle a bada coi mezzi che si hanno a disposizione!
2)-Ho provato una gioia terrificante quando ho vinto uno stage sopravanzando la mia migliore amica (bravissima studentessa) e un'altra mia ex compagna di classe (altra perfettina del cavolo!!ma almeno non mia amica). Devo aver pensato qualcosa del genere ..."tiè...sono più brava io pappapero...e voi avete una sfilza noiosa di 8 in pagella ma io ho vinto lo stage strafigo nel centro di ricerche...zumpappà!"
3)-Ho fumato a 8 anni la prima sigaretta, era una Stop senza filtro rubata a mio nonno, volevo vedere se diventavo verde come era successo a Pinocchio nel cartone della Disney!
4)-Mi sono ubriaca ciucca una sola volta nella mia vita, sono stata così male che da allora ho smesso di bere super alcolici. Di quella sera ricordo tutto quello che ho bevuto ( 2 tequile bumbum, 3 mohjtos, 2 alexander 4 birre 2 wisky lisci) e ho fumato...ricordo vagamente di aver tacchinato insistemente il fidanzato di una mia amica, ricordo di aver mangiato spaghetti ai frutti di mare alle 4 di notte camminando intorno al tavolo della cucina per farmi smaltire la sbronza...e al mattino sono andata a lezione dopo aver vomitato 3 volte (1 a casa, 1 al bar e 1 nella tromba delle scale dell'università!)
5)-Ho desiderato fortemente morire! E qui non credo ci sia molto da dire!
Passiamo mano? No chiunque passi da qui e vuole farlo..lo faccia!
OROSCOPE

Toro (20 aprile - 20 maggio)
"Una persona creativa è al tempo stesso più primitiva e più raffinata, più distruttiva e più costruttiva, molto più folle e molto più sana di mente di chiunque altro". Parola del dottor Frank Barron, un pioniere della psicologia della creatività. Sono convinto che questa descrizione ti si addica molto in questo momento, Toro – anche se di solito non ti consideri una persona creativa. I presagi astrali fanno pensare che hai più voglia di vivere di tutti gli altri segni dello zodiaco; sei in intimo allineamento con il palpitante ronzio del Divino Wow. Ti prego di ricordare una cosa: scegli bene dove dirigere le tue energie! Non sprecarle per inseguire piaceri o scopi banali che non sono degni di te. In questo momento hai il potere di cambiare cose che pensavi di non poter cambiare neanche in mille anni