Corri e non resterai mai senzafiato!
C'è tanta solitudine in quell'oro. La luna delle notti non è la luna che vide il primo Adamo. I lunghi secoli della veglia umana l'hanno colmata di antico pianto. Guardala. E' il tuo specchio. (J.L.Borges)

chi sono?
"...Ella non sorrideva; ma sembrava che s'appoggiasse su ogni parola come per comunicare a ciascuna il suo proprio peso, il peso della sua potenza e della sua imperfezione e di tutto l'ignoto ch'ella portava dentro." (Thanks to A. Sperelli!)

odio...
La stupidità omnia in ogni manifestazione umana!

...e amo
I libri e l'odore della carta. Il profumo dell'aria. I colori del mondo. La bellezza nascosta.

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venerdì, 29 dicembre 2006

Domani parto per tornare nel regno del freddo. Ad attendermi ci saranno temperature minime che viaggiano sui -8° e questo mi piace, mi piace nonostante questa "febbre a freddo" Questo ha sentenziato stamani mia madre dall'alto della sua saggezza popolare. Sì perchè mi sento un cadavere ma ho una temperatura che non supera i 37,1°C! Allora la mamma ha dato la sua diagnosi e ha somministrato la sua medicina, tè bollente e miele, brodini ospedalieri ai pasti e un paio di pasticche di paracetamolo. Non è malvagio starsene in pigiama tutto il giorno, erano secoli che non mi concedevo questo vizio capitale; la pigrizia. Che poi pigrizia non è dato che ho lavorato al pc...ma farlo in poltrona, davanti al camino acceso e con la vestaglia gigante di mio padre addosso...beh ha un sapore diverso.

E così domani salgo su quel treno...la verità? Ho paura, una paura bastarda che si accovaccia come un gatto enorme sul mio stomaco, che affonda le sue unghie affilate nella mia carne.

E terribile iniziare atemere anche una delle cose che più amavi. Ti rendi conto che stai andando inesorabilmente verso un muro pieno di aguzzi cocci di bottiglia pronti a scarnificarti ad ogni urto.

Torno a Trento e alla mia piccola vita di sempre, unica luce che tiene vivi i bastoncelli delle mie pupille...M., E., il lavoro che aiuta a tenere la mente sempre impegnata, la bici...quella si.

Qui lascio una famiglia un pò preoccupata; è stata colpa mia, non ho saputo nascondere solo stanchezza dietro le mie occhiaie. Avevo qualcosa da qualche parte in fondo al mio sguardo, non sono più sfrontata, ieri per strada avevo timore nel guardare la gente dritta nelle pupille, abbassavo lo sguardo. Questo un genitore lo nota purtroppo...e ora loro temono e cominciano a sospettare.

A Trento mi attende M...e questo mi fa sentire quel friccicorìo che mi ricorda che so essere quello che sono senza farmi sopraffare però dai fantasmi e dalla paura.

In treno cercherò di far finta di dormire, così la gente intorno magari non mi interpellerà nemmeno per chiedermi dove vivo. Nel frattempo lascerò, come sempre, il mio cervello libero di giocare la sua partita con poche carte e quelle sbagliate, ma che importa che la briscola è spade se hai nascosto in qualche manica un asso di denari e un paio di figure.

Pensaerò a P. e a quanto siamo cresciute insieme, penserò ad una amica lontana, che è prigioniera di un'isola e che per ironia della sorte vive su un'isola...buffo i destino!

Avrò i miei libri e il mare che vedrò scorrere lungo il finestrino fino a Rimini...adoro quell'acqua inquieta che mi stordisce le pupille nel suo continuo rincorrersi. Mi placa agitando ancora di più quella specie di gran guinol che ho in fondo allo stomaco. Mi carica di speranza ogni volta che vedo che lo vedo cambiare colore insieme al cielo. Mi presta una voce per urlare la rabbia quando colpisce la spiaggia e mi offre occhi e lacrime per piangere quando le schiume bianche si formano sulle onde.

Ho paura..si ho paura, ma  devo partire, come sempre devo mettermi in moto e attendere co pazienza che il moto mi fermi e allora scenderò in stazione carica di pacchetti profumati di dolci sfornati apposta, con amore. Ci saluteremo e un pò di paura forse resterà sulla anchina della stazione ad attendere un treno merci che la porti verso altre città. Avvertirò i miei che sono arrivata sana e salva alla base...e poi finalmente mi concederò un sabato di luci scintillanti, in bilico sui fili delle luminarie...ma ci sarò, non è molto, ma è questo che conta per ora.

Buona notte a tutti!


mercoledì, 27 dicembre 2006

Sono rientrata in casa non senza un ultimo abbraccio al mio cagnone peloso, mi guarda e, anche se da brava biologa non umanizzo mai gli animali, so che mi capisce perchè ha gli stessi occhi che mi sento addosso. Il caminetto è ancora mezzo fumante e mi ci infilo dentro per scaldarmi mani e piedi come sempre congelati. Annuso la cenere e i piccoli cubi di carbone che dentro, se li spacco, sono ancora incandescenti. L'odore di cenere si attacca ai miei polpastrelli. Annuso l'odore di quella pietra...quel camino è li da quando questa casa esiste e dall'odore questo si sente.

Anche stanotte ho vagato a cavallo del mio prode Pandino bianco...scendendo al mare e guardando il cielo stellato. Mi vengono i brividi, fa freddo e qui sulla banchina del porto alle 2 di notte, da sola, vestita solo con una tuta da casa, ho paura. Lascio viaggiare raminghi pensieri cattivi...che scorrazzino come furie nei cieli liidi di questo mare...almeno per un pò non albergherenno nel mio cervello.

Durante tutto il giorno il mio pensiero è andato a M. Costante tarlo la mancanza.

Stamani sono stata in città...per incontrare P., l'amica di vita. Solito rito, bar e tazza di tè fumante...ma quest'anno c'è una cosa pesante da condividere, un aiuto che mi viene chiesto. Cerco goffamente di farle capire che siamo così sorelle da poterci aiutare sempre. Recupero quella sorella e le parlo dei miei interrogativi che poi scopriamo sono anche i suoi. Mi solleva sapere che non sono la sola a chiedere la luna...ma che anche lei ha fatto le stesse richieste. La saluto e rimango però con la tristezza dentro, partecipo così tanto del suo dolore che lo sento incagliato alla mia glottide.

Anche oggi M. è il mio pensiero costante.

Di sotto davanti all'ultimo sbuffo di fumo nel camino ho pensato che anche questo Natale e passato, non ho visto nè "La spada nella roccia" nè "Il piccolo Lord" ma fa nulla, forse è un segno che devo comprendere. Ho pensato tanto, tanto e tanto. Ho passato il Natale in famiglia con il pensiero sempre rivolto a M. e poi anche agli amici, quelli pochi ma veri, che mi ritrovo a contare sulle dita di una mano monca...ma che ci sono e questo conta!

Il Natale presente è già storia, posso andare a dormire sotto le mie anatre spennate archiviandolo nella memoria, aggiungendolo alla storia dei miei Natali passati con un ultimo sguardo prima di volgere il pensiero ai Natali futuri.

E buona notte a tutti!

"Si resta qui
a guardare gli uragani
una ruota girare all’incontrario
i treni fermi oziare sui binari
seduti su una comoda poltrona
si resta qui..."


martedì, 26 dicembre 2006

Notte strana quella del dopo Natale.

Me ne torno a casa dopo una giornata in famiglia dove ho solo taciuto, era la sola che potessi fare. Li guardavo e morivo dentro, ma poco importa se io muoio, l'importante è che loro siano felici.

Serata strana...avrei voluto avere con me persone che potessero abbracciare la mia tristezza invece ho avuto una voce di telefono, un caminetto in mezzo a 10 estranei cari amici e un ragazzo che mi guardava con fare amorevole. Avrei voluto chiedergli quel maledetto abbraccio...ma non sta bene chiedere certe cose agli sconosciuti, non sta bene, alle volte, nemmeno chiedere qualcosa ai conosciuti...

Quello specchietto mi ha trovata facile allodola in preda ai miei vanesi obiettivi...e lei cattiva e secca e distaccata e perfettamente algida nel suo jeans stretto e nel suo maglioncino marrone...e gli stivali enormi che ha il piede il grande..e io la guardavo odiando la sua perfezione di forma!

Avrei voluto un'amica lontana che mi facesse ridere il cuore con una tazza fumante di tè alla cannella tra le mani infreddolite, queste mie povere mani così gelide3 che ci vedo i percorsi tortuosi delle mie vene...

Ho fatto ancora quel passo che mi separa dal baratro ma stavolta è come se cadendo, avessi trovato un troco sporgente e mi ci fossi aggrappata; di fatto mi sono buttata ancora una volta, ma rimango attaccata a quel ramo con ferocia quasi!

E allora mentre qualcuno spende ancora dei soldi al poker in famiglia, io guardo un cielo troppo stellato che si accanisce con la sua calma sul tormento dei miei pensieri che vanno ovunque...che ti cercano, che cercano quell'amica, che cercano quell'abbraccio...così anche se a darmelo è un ragazzo strano che sento vicino, molto vicino, a me, che cercano di tenersi stretti a quel ramo fortunoso...

Cerco il mio riparo e il mio pesniero ti corre incontro...non so fare il gioco della fiduacia, ma ieri era Natale...cerca di essere anche oggi più buono, e raccoglimi se cado, mentre cammino spedita verso un traguardo.


giovedì, 21 dicembre 2006

Tutto precipita inghiottita da un mostro bicefalo...no anzi due teste virgola una testa.

Orrore che cerco di domnare, tanti escamotage tanti alibi che cerco affannosa in questo brillio.Altalena ache mi mozza il fiato, voglia imperante di ululare di odio,rabbia e dolore.

lasciatemi morire in pace, annegare in questa melma di paura e rabbia ed euforia.

Odio e amo, amo e odio, rido con le lacrime in fondo agli occhi...cerco temendo di trovare. Giro e cammino...e rimugino,macino, mastico...

Mi perdo perchè non voglio che il dolore dagli altri mi trovi, cerco l'invisibilità esibita...e ora un ciocco che mi fa incespicare damn!

Revolverate che fischiano nell'alria...spero solo che prima o poi un priettile mi attraversi l'oocipite, faccia pappa del mio cervelletto, rendendomi orfana per sempre delle gambe e del moto, che mi trapani roteante i fasci nervosi e che fuoriuscendo dai seni nasali tranci anche i nervi ottici...lascianodmi orfana dei sensi primordiali ed infine della vita.

Natale è sempre Natale!

 


martedì, 19 dicembre 2006

Così diceva la Anita bionda e morbida, mentre si immergeva, mostrando solo un decolletè generoso e delle ginocchia statuarie, nella fonrana di Trevi.

Oggi sono dieci anni che Marcello Mastroianni ci ha lasciato.

Volevo solo ricordare che è stato un attore grandioso, che dopo la sua generazione, gli attori nel cinema italiano, sono stati davvero pochi e sempre meno ne saranno!

Uomo affascinante e schivo, rubacuori con stile, uomo innamorato della vita in ogni suo aspetto.


lunedì, 18 dicembre 2006

Avevamo un albero di Natale finto, bianco e lo preparavamo l'8 Dicembre.

Uscivamo io e mio padre per il centro, passavamo a portare a mamma una brioches per farle fare una merenda dolce..oppure un cioccolatino della Cotè d'Ore, l'antenato di porvincia del Lindor. Lei controllava che mi fossi vestita per bene "da signorinella". Io le mostravo fiera che avevo la camicia con il colletto tondo e merlettato sotto quel maglioncino bianco con un sole ricamato, le calzamaglie bianche e bucherellate in lana e la mia gonna kilt rossa, scarpe di vernice nere e codine coi nastrini rossi e cappottino rosso da Cappuccetto...tanto eravamo quasi a Natale!

Poi la salutavamo ed andavamo in piazza dove c'era "La Casetta". Un mondo magico per noi bambini che  ci accalcavamo intorno ad un omino barbuto che ci lasciava guardare tutto e toccare tutto.

I pastori erano messi in singola mostra su un presepio dimostrativo enorme. Bellissimo, con montagne di carta crespa, con casette e mulini con acqua vera. Pastorelle con cesti ricolmi di pesce sulla testa. In un angolo c'è il solito "dormiglione" un indolente omino che veniva raffigurato sbadigliante. E poi la pariglia di zampognari con le loro zampogne. E i carretti pieni di frutta, e i calzolai...quel mondo strano e accelerato dove le stelle lasciavano il posto alla luce del mezzogiorno in meno di due minuti.

E allora papà parlava col proprietario, voleva un motorino per far andare il nostro mulino...

"...e avessa vidè quanda ci s'advert!"

Ero io che mi divertivo a fare casalinghe naumachie con le paperelle galleggianti, quelle che uscivano come sorprese dagli ovetti Kinder, quelle galleggiavano benissimo in quel piccolo stagno. E poi amavo le pecorelle, ce n'erano alcune che mi piacevano in modo totale, erano di terracotta, grandi e con quello sguardo quasi lucido.

E avevamo anche una vera fattoria, con tacchini, papere, galline e ben 3 galli colorati, maialini rosa e pasciuti e persino un paio di vitelli.

E poi c'era l'albero da abbellire. Si perchè ogni anno avevamo una nuova pallina colorata, ce n'erano però 3 davvero specialissime, le ho ancora e ancora oggi le metto sull'albero.

Tre palline di vetro, una con una figurina di sacra famiglia, una con una figurina di un pupazzo di vetro e una campanella dipinta a mano con stelline e fiori. Tre palline...

"E' una per te...dai Lu, scegli quella che ti piace. "

"Mamma...mi piace quella con pupazzo di neve..."

"allora le atre due sono una mia e una di papà...!"

Avevamo una pallina di vetro ciascuno...e poi quando, 6 anni dopo, è arrivata mia sorella c'è stata una pallina di vetro anche per lei.

Alle 20:30 passavamo a prendere mia madre, in quel vicolo c'era un vento gelido ma io avevo i miei tesori in mano, pelline decorate a mano nuove e lucenti, e qualche nuova pecorella, una pastorella venditrice di vino e un nuovo angelo, vestito di azzurro con riccioli scuri.

E poi andavamo a casa tutti e tre, mia madre cucinava un brodo che per me aveva anche un formaggino sciolto oltre che la pastina e le carote. E io e mio padre trafficavamo con quell'albero bianco; prima le luci...poi le palline e le ghirlande e i capelli d'angelo argentati. E poi cena..e poi di nuovo a trafficare per il presepe, papà era bravissimo e io troppo piccola. Mi svegliavo la mattina dopo nel mio letto...mia madre mi aveva messo il pigiama di spugna rosso e le babucce di lana, fatte a maglia da mia nonna. Mio padre aveva finito il presepe e poi mi aveva ortato in braccio a letto...e io ora potevo svegliarmi al coldo, schizzare fuori dal letto e correre a giocare con le pecorelle sotto le nostre palline di vetro!


mercoledì, 13 dicembre 2006

"Un giorno come tanti ma non certo per qualcuno
.........Curre curre guagliò
Curre curre guagliò
Curre curre guagliò................................................."

E corre, corre, sbatte contro gomiti alieni e contro spalle ammorbidite da piume di volatili uccisi. Cielo grigio così grigio che non riesce nemmeno a guardarlo, taglia gli occhi a guardarlo. Corre e non guarda, alla cieca, non importa dove vada, deve solo scaricare quella rabbia. Rabbia e rabbia, è lì che si aggrappa alla sua gola, lo soffoca e graffia come se avesse bevuto un bicchiere di rovi.

Pensare che doveva essere un giorno come tanti, senza nè infamia nè lode, ma vivibile per uno normale come  lui.

Invece s'era alzato, s'era preprato per bene. Ore di aspettativa mentre si vestiva, calzini bordò, pantaloni dal taglio classico in tweed e dolcevita bordò, giacca verde bosco...come gli occhi di lei, quella donna che l'aveva fatto innamorare solo pochi mesi prima.

Era uscito di casa emozionato come un bambino, fiori ordinati la sera prima per lei, la algida Diana che amava solo calle bianche.  Emozionato, bello e sbarbato di fresco, col suo basco calcato a cercare di domare quei riccioli scuri...per strada si era fermato a comprare i cornetti freschi per la sua donna, cornetto alla crema d'aracio e caffè..no anzi non era il caso, non ne era sicuro ma lo immaginava, per cui aveva preso un infuso di pera e vaniglia.

Gli bruciavano i polpastrelli...ma per lei non importava.

Aveva camminato a passo svelto, incespicando sull'emozione, sulla gioia, sulla trepidazione, sulle aspettative, sugli occhi verdi di lei impressi nella sua memoria, sul ricordo dell'odore che aveva quella sera di un mese fa...e finalmente era arrivato.

Era salito per le scale e aveva spalancato la porta, con le sue chiavi...

"Diana....amore...."

Si guarda intorno, inghiottito da quella casa-ospedale, così distante da lui ma che aveva imparato ad amare perchè racchiudeva i sospiri della sua donna.

Nessuno in casa e poi si era voltato verso il tavolo di vetro. Solo un biglietto, bianco imbrattato di nero , che quasi stona con il bianco isterico di quell'appartamento. Lui lo odiava, lui era per i colori caldi, per quelli che avvolgono, ma lei era razionale ed algida, spietato bianco per spietata ragione!

"Non ho fatto in tempo ad avvisarti. Ci ho pensato tutta la settimana, poi ho deciso che era la cosa migliore per tutti e due. Adesso sei di nuovo singolo e io pure! Parto per Berlino...non eravamo tagliati per essere genitori, meglio così. Ciao Diana."

Poi c'è stato solo il nulla, solo i fiori a terra con un fruscio, rumore di cartone che cozza col pavimento e che sparge liquido bollente di rimbalzo e infine anche il cartoccio cade a terra con sordo rumore.

Rabbia, rabbia rabbia. Niente altro solo rabbia.

E non si era potuto fermare nemmeno per un attimo, era arrivato e lei ha deciso che non poteva restare.

Allora lui aveva deciso che nemmeno lei poteva restare, non dopo avergli rubato quella felicità improvvisa, enorme e meravigliosa.

Allora con la rabbia era andato a prenderla in ufficio sicuro di trovarla li a lavorare, era entrato senza vedere nulla, solo quegli occhi verdi che avrebbe potuto prestare anche al loro bambino. Li aveva guardati senza parlare, senza respirare, con il nulla dipinto sulla faccia. Lui aveva visto quegli occhi prima riempirsi di scherno, poi seccati che blateravano qualcosa accompagnando parole che lui non sentiva e infine li aveva visti finalmente agghiacciare e poi rimanere fissi, vuoti, vuoti come l'anima di chi li possedeva.

"Crock!"

Facile per la rabbia spezzare le vertebre cefaliche di quegli occhi cattivi, non basta però...e allora aveva ripreso a correre...sperando che prima o poi un tonfo di corpo schiacciato da un'auto lo liberasse da quella rabbia che gli cadeva addosso come pioggia continua.

Aveva iniziato a correre e ora, dopo non sa più quanto tempo le gambe gli bruciano ma non è nulla. Quel figlio non lo avrà più quindi è inutile che si risparmi le gambe...non avrà nessuno da far dondolare la sera su quelle gambe.

Senza guardare arriva di nuovo di fronte al ristorante di quella sera, attraversa perchè gli pare di vedersi seduto a quel tavolo...

Il giorno dopo una tempesta di neve il cielo è sempre più blu, e la rabbia sparisce per lasciar posto al corpo di lui, che come sacco di yuta, giace in mezzo ad una strada, solo con il ricordo di un figlio morto per colpa di quegli occhi troppo verdi per poter amare qualcuno!

"Inutile cercare un perché
non c'è mai stato niente di spiegabile
tutto doveva succedere
niente sembrava possibile
un imprevisto prevedibile
e la mente si fa labile
ma saprò rispondere
se mi vorrai chiedere
qual è la versione integrale dei tuoi pensieri
quale la traccia nascosta dei tuoi desideri:
lo so
no no no no no no no non devi più parlare
no no no no no no no non c'è niente da spiegare
no no no no no no no basta sentire
credimi
non c'è niente da capire"

 


lunedì, 11 dicembre 2006

"Maurizio non piangere! In cielo non ci sono matrimoni e tradimetni ma solo l'amore!"

Edgar Lee Masters lo dice in "Antologia di Spoon River"

Tempo è passato da quando quel libro è uscito e il mondo è rimasto sempre fermo, quello che quei morti raccontavano era un mondo gretto e stupido, fatto di cose che non dovevano essere dette (...e qui cito volutamente il titolo dell'ultimo libro di Enzo Biagi) e di persone che cercavano di brillare la loro melma.

Allora come oggi un principio fondamentale tende ad essere categorizzato in lecito e illecito.

L'amore, vero o presunto che differenza fa.., se è consacrato in chiesa è Sacro, se è firmato in comune è lecito ma non proprio Sacro...tutto il resto è ILLEGATE E DANNATO.

Tutto questo mi lascia basìta, come si può pensare che se un uomo ed una donna, o due o due donne o due ermafroditi...vivono insieme per tutta una vita, ma anche meno, amandosi e rispettandosi e combattendo ogni giorno per potersi ritrovare a casa insieme con la sensazione di avercela fatta...ecco come può questo, che è amore per me, essere illecito e dissacrato.

Cadere nella solita tirata anticlericale per me sarebbe facile e scontato.

Posso evitarlo ricordando la frase con cui ho iniziato e affermando ancora una volta che L'amore e con lui tutti gli altri principi che fanno di un bipede un UOMO, sono unici e non classificabili in base nè allo stato nè alla religione.

Amore non ha sesso, non ha distinzioni razziali, non ha sacro e profano. L'amore ha con se tutta una gamma di principi ed emozioni così forti e genuini che non meriterebbe di essere usato come stendardo di crociate di nessuna fazione o ideale, andrebbe solo coltivato e rispettato e cercato...

Buona settimana a voi tutti!


giovedì, 07 dicembre 2006

Questo era della settimana scorsa...e vi giuro che quando l'ho letto mi stavo sentendo male. Non credo negli oroscopi ma in quest'uomo si!

Toro (20 aprile - 20 maggio)

Lo so come ti senti, Toro. Sono stato rinchiuso anch'io nella prigione psichica in cui sei intrappolato. Ma grazie al mio comportamento esemplare, sono stato liberato molto prima del previsto. Per ottenere questo rilascio anticipato ho fatto quattro cose: 1) mi sono assunto la responsabilità del modo in cui avevo perpetuato la mia sofferenza; 2) mi sono esercitato a provare gratitudine per quello che il dolore mi aveva insegnato; 3) ho riflettuto a fondo su quello che potevo fare per espiare la sofferenza che avevo inflitto agli altri; 4) ho giurato di sfruttare la vergogna che provavo come stimolo per diventare più saggio, più gentile e più ribelle.

 

Oggi aggiorna così:

Toro (20 aprile - 20 maggio)

“I collegamenti avvengono lentamente, a volte sono sotterranei”, scrive Marge Piercy nel libro Circles on the water. “Guardando e basta non sempre si riesce a capire cosa succede. Più di metà di un albero si estende sotto i nostri piedi”. Piercy ci consiglia di usare questa strategia anche nella vita. “Infilatevi silenziosamente come un lombrico. Diffondetevi come un’infestante pianta di zucchine. Rosicchiate nell’ombra e sfruttate il sole per fabbricare zucchero. Continuate ad avvilupparvi e a intrecciarvi e a succhiare tutto. Visti dall’esterno sembrerete una macchia di cespugli o rovi, ma in realtà sarete collegati da tane e cunicoli”. Si dà il caso, Toro, che questo sia l’oracolo astrologico perfetto per te, a partire da adesso e per tutto il 2007.

Ecco...come si fa poi a non credere nel fatto che il sovrannaturale esiste??!



mercoledì, 06 dicembre 2006

"Che vuoi! Dimmi che cazzo vuoi dalla mia vita!, Vattene, lasciami in pace, sparisci. Mi fai schifo, non voglio nemmeno respirare la tua stessa aria!"

"E' inutile idiota, lo sai che ho ragione. E' perchè ti vomito la verità in faccia. Sei piccola, piccola e inutile e finora hai solo fatto finta di essere qualcuno. E allora il volontariato. Perchè pensavi che sacrificare i tuoi sabati sui culi dei vecchi dell'ospizio ti avrebbe fatto sentire utile e indispensabile al mondo. Che stupida che sei!"

"Vattene non voglio sentirti, sei come il pus di un brufolo, sei come una cancrena sei insopportabile. Puzzi, hai tanto odio in corpo che ormai non  sai fare altro che odiare!"

Esco e comincio a correre senza vedere nulla, non vedo dove sono e non vedo dove vado. Il buio mi nasconde e mi ingoia come un mostro famelico. Ho paura ma è forte la voglia di scappare. Allora il cuore comincia a battere, come in un romanzo di Poe, tumtum....tumtum...tumtum...

Non fanno rumore i miei passi, intorno solo il battito folle di paura, di rabbia, di panico del mio cuore.

SBAAAAM!

Dolore così forte che li per li non lo sento nemmeno. Poi sento il calore del sangue che mi cola sul collo. Le mani sono ferme e immobili, non posso muovere nulla se non le palpebre. Le gambe pesano come piombo e sono bollenti come lava.

Il collo rigido e il sapore del sangue è la sola cosa che sento. Sa di dolciastro, sa di carne fetida, sotto le dita sento freddo e marcio.

Luceeeeeeeeee!

E arriva la luce bianca e tagliente come acciaio. Sono vestita di una tunica bianca. Riflettte la luce sui miei occhi gonfi e stanchi. Voglio chiuderli  ma non ci riesco. Provo a mettere una mano sulla faccia...sono senza mani come se una mina mi avesse dilaniato e allora mi muovo e porto faticosamente a zonzo brandelli di corpo tenuti iniseme da una me incredula innanzi alla scoperta.

"Vedi idiota!!...Basta poco e ti ributto nel letamaio da cui ti ho raccattato. Credevi che fosse tutto gratis!"

Mi giro...è li di fronte a me. Uno specchio enorme...mi riflette e io ci vedo dentro. Riflette il mio corpo scorticato dagli urti, da tutte le volte che, come fiero lupo in gabbia, ho provato a fuggire da quella gabbia. Sangue rappreso si incrosta sulle mie labbra tumefatte. Sono mostruosa nell'esposizione delle mie ferite.Provo a piangere ma le lacrime sciolgono il sangue e come limone sulla carne viva friggono i tessuti pulsanti delle mie ferite.

"Per quanto tu abbia provato a scappare...alla fine sempre qui davanti sei tornata! Sei la persona peggiore che conosco e la sola che puoi fare non è ucciderti...che poi manco quello sei capace di fare...puoi solo continuare a vivere portando in giro quel corpo orrendo che sei...e così nessuno si avvicinerà mai...perchè la verità anche se rifulge, nessuno la vuole cercare sotto il guano di vacca!"

Esce e se ne va...lasciandomi sola a contemplare quello scempio!

Apro gli occhi con paura e se fosse vero? Ho il fiato corto ma per fortuna non ho urlato e M. non si è accorto di nulla.

Sui palmi delle mani ho i segni delle unghie...dannazione come farò a farli sparire. Mi alzo e il freddo mi fa rabbrividire, in bagno mi guardo allo specchio...accidneti anche le labbra martoriate...Bevo acuqa che sa di sangue e questo mi ricorda dell'incubo. Una lacrima mi scende dagli occhi..spengo la luce e mi dico che alla fine è solo un sogno...un brutto sogno. Vado a letto e aspetto che arrivi la luce del giorno e che tutto ricominci normale, come prima!

E come potevo io dormire!???