lunedì, 31 luglio 2006
Della bellezza e dell'estetica...considerazioni sul tema.
Facendo zapping si può facilmente notare come l'uso della parola "Bello" sia cospicuo e a volte ridondante.
"La bella hgurosw ultima fiamma del calciatore wutdn...." "La bellezza costa caro bisogna mettersi a dieta..." "Mifvkp qual'è il segreto della tua bellezza?" "Abiti bellissimi di out couture sfilano a Parigi..." "Il bel paese torna ad attrarre turisti" "Tanta bella gente in costa smeralda....ciao ragazzi qui è Lucignolo Bellavita!"
Oggi la bellezza si riduce a:
1)un fisico asciutto, tornito ma non eccessivamente muscoloso, occhi poco espressivi ma senza una sbavatura, visi scolpiti
2)un paesaggio ormai dominato da enormi panfili e alberghi lussuosi
3)groviglio di gente di un certo (vero o finto non importa) ceto sociale che si riunisce per ballare, prendere il sole, scopare, bere, mangiare e vomitare per non ingrassare e pippare coca!
Fidia...Giotto, Dante, Neruda, Raffaello...tutti coloro che della ricerca estetica e del bello hanno fatto la loro arte inorridirebbero di fronte a ciò.
Il mio personale pensiero è che la bellezza esiste in quanto tale, non necessita di ostentazioni e di palesarsi attraverso una qualsiasi definizione, quando la incontri non puoi fare a meno di vederla. L'estetica può coincidere in alcuni casi con la bellezza, ma è, sempre a parer mio, un ideale e in quanto tale, rappresenta una forma di equilibrio perfetto cui tendere, che si può immaginare, ma che raramente si raggiunge e si comprende appieno. La bellezza la puoi vedere e può lasciarti senza fiato, l'estetica ti commuove fino alle lacrime e la puoi solo sentire.
E' bello un bambino di colore vestito con calzoncini gialli che gioca con una palla arancione contro un muro rosa, lo vedi di sfuggita da un treno che corre, ma lo focalizzi e ti colpisce. E' il bello che si manifesta.
E' bello un riflesso di sole che confonde le forme delle montagne mentre corri in bici, non puoi non vederlo.
Ma come può un essere umano essere bello?
Un uomo o una donna possono essere piacevoli, affascinanti, attraenti, sensuali o freschi e innocenti, ma la bellezza non è una qualità fisica per cui non può appartenere all'essere umano che per esistere necessita della fisicità.
I corpi magri, con seni gonfi e natiche al limite della gravità, che oggi si esibiscono e ci vengono offerti in vendita in ogni salsa non sono rappresentanti della bellezza. La Venere di Milo é bella. Non certo per la carnalità o per le forme che mostre in quanto tali, ma perchè rappresenta ed evoca una grazia nelle movenze, un euilibrio delle forme, una levigtezza dei contorni e una sorta di immagine di freschezza naturale. Nessuno, spero, di fronte alla Venere di Urbino, o all'Olipya o ai nudi di Ingrés ha mai provato desiderio fisico o l'istinto di lasciarsi andare ad un turpe "Ah bbona!". Questa è la bellezza, è e basta non necessita di null'altro se non di qualcuno che saltuariamente riesca a riconoscerla.
L'estetica è ancora più difficile, per quel che ho potuto concludere dopo molti ragionamenti, l'estetica è una sensazione e quin ancor più lungi dall'essere per gli uomini. I momenti possono nascondere un'estetica incredibile. Mi è capitato sabato sera di farne una piccola e fugace esperienza. Ero in Arena a Verona con M., in scena c'era una delle mie opere preferite Tosca. Ad un certo punto la mia mente ha iniziato a captare segnali forti, la scena emanava sensazioni fortissime di inelluttabilità, la voce di Cavaradossi era carica di fato e perfettamente armoniosa, la Floria cantava con una voca che strideva parlando di gelosia, accarezzava parlando di amore e passione, si spezzava strozzata dalla sofferenza parlando di morte. Accanto a me M. che mi tiene la mano. Per qualche istante tutto è parso essere sospeso, tutto al suo posto, tutto perfetto, tutto denso di emozioni...incredibilmente estetico, tanto che mi è venuta la pelle d'oca e lo stomaco ha subìto una morsa.
Ecco, non voglio dare verità assolute in proposito, ma lasciatemi la libertà di indignarmi e di cambiare canale quando mi dicono che la rappresentante della bellezza femminile i oggi è la Canalis, o una qualunque ragazzina sgambettante...o un qualunque ominide che fa uno sport qualsiasi dal calcio al pattinaggio du prato...
E permettetemi anche di dire che è inutile dare la colpa alla socità che pormuove canoni di bellezza dannosi alle giovani generazioni, la società la facciamo noi e se c'è puzza di cacca dobbiamo guardare i nostri water non le lettiere dei nostri gatti o cani!

Ricordo...
ricordo un giovedì sotto il temporale
ricordo una pioggia battente che lava le gambe nude e porta vià un pò di incertezza
ricordo una sera ricca di lucine
ricordo un viaggio di andata non più sola
ricordo un giro in una città non mia, in mezzo a campagne che sanno di mais e di stallatico ma che emanano quel calore di famiglia che mi fa bene e mi fa sentire meno sola
ricordo una sera in balìa della musica
ricordo che è tutto perfetto anche se per ora piove ancora
ricordo Cavaradossi ferito, Floria gelosa deglio occhi cilestini e disperata amante e Scarpia cupido e crudele
ricordo il ritorno addormentata sulla spalla a me cara
ricordo una domenica mattina da villaggio
ricordo il torpore, il caldo canicolare, le membra abbracciate e addormentate
ricordo gli occhi al risveglio dal torpore
ricordo un giro sul Velociraptor, senza troppo caldo, accompagnati dall'aria fresca dell'imbruno
ricordo che è difficle anche dire arrivederci
ricordo una delle coppie più belle che abbia mai visto, belli, giovani, felici, che si coccolano dopo un'altra giornata del loro viaggio in Italia
ricordo che è di nuovo lunedì e bisogna ricominciare...autodisciplina e tutto andrà bene.
In fondo mancano ancora solo tre giorni alla mia dipartita per la mai campagna, per quell'odore di caldo, di vitigni cotti dal sole, per l'odore del mare così pastoso che ti si incolla addosso sulla pelle.
Buona settimana a tutti

giovedì, 27 luglio 2006
DEL FEMMINISMO...RIFLESSIONI.
Il femminismo che in piazza bruciava reggiseni al grido de "la figa è mia e la gestisco io!" era l'inizio della degenerazione del femmnismo autentico che avrebbe potuto indurre la società ad un vero cammino verso l'emancipazione della donna.
Le prime femministe lottavano per conquistare il diritto di voto ma sapevano bene cosa erano, prima di tutto donne!
Oggi il feeminismo è sepolto da veline, da modelle, da quote rosa, da capi che ti chiedono al primo colloquio se sei sposata/convivente/fidanzata.
E' emancipata la donna che sa vivere coi propri mezzi.
E' emancipata la donna libera di scegliere di avere figli senza dover rinunciare al lavoro.
E' emancipata la donna che può accedere a tutte le posizioni sociali e lavorative secondo le sue capacità intellettive e fisiche.
E' emancipata la donna che ha coscienza del proprio corpo e che sa prendersene cura come meglio crede.
E' emancipata la donna che non è indotta, per carenza di cultura voluta da altri, a temere per la sua incolumità in famiglia e fuori (parlo delle morti, delle sparizioni, delle forme di violenza carnale, delle pratiche tribali che mortificano il corpo femminile). E' emncipata la donna che sa amare chi crede in modo femminile.
E' emancipata la donna che non si vergogna di essere donna e che proprio perchè è donna sa di avere le stesse possibilitàdi un uomo!
Ma tutto questo è ovviamente utopia finchè il femminismo avrà le veline, paris hilton, e co. come portabandiera.
Non ci si può attendere nemmeno che gli uomini ci aiutino, le quote rosa sono delle invenzioni di uomini privi di coscienza femminile.
Sono le donne a dover recuperare il vero senso della parola femminsmo e ad apprendere che la lotta per i diritti passa per mezzi diversi da ostentazioni, turpiloqui, corpi esibiti, volgarità e perdita di femminiltà.

lunedì, 24 luglio 2006
Cronaca!
Rientro da un lungo w-end. Arrivo alla stazione di T. e scendo dall'avveniristica cella frigoriferia su rotaia, esco da 22°C e sprofondo in 30°C! Effetto pressurizzante dei vestiti sulla pelle, i pori si accartocciano su loro stessi, assumono forme corrugate e secche.
Inforco la bici col mio solito savoir-fair femminile...e mi faccio i miei metri di glorioso contromano per arrivare a casa, nemmno un pezzo in senso di marcia, tutto paurosamente illegale, il che mi fa venire brividi di piacere. Come bruciare un rosso in bici, rimanendo in bilico mentre gurdo se arrivano bolidi motorizzati su 2 o 4 ruote.
Arrivo a casa e mi metto la bici in spalla per fare le scale...per un breve istante mi sento in Flashdance, lei che rientra nella sua casa-officina e porta la sua bici in spalla.
Sistemo il Velociraptor...e disfo la valigia, relitto del w-end.
Giovedì a B. mi sono fatta una scorpacciata di autostima, vedere così tanti maschietti in testosterone selvaggio che ti si parano davanti e ti dicono:
"Ah...ma ciaaaaoo!Sai non ti avevo riconosciuto. L. stai davvero bene, ti vedo in formissima, sei un'altra persona sei dimagrita tantissimo....blablablabla...!"
Bella inizione di fiducia ma fanculizzatevi un pò tutti, cavatevi via dal mio raggio di azione, respirate aria che non sottraete a me! volevo andarmene a zonzo per i vicoli di B. con M. senza parlare che tanto con lei si può. State zitti vecchi acidoni invidiosi e frustrati fintamente invidiosi, che tanto n avrete di peste e corna di dirmi appena vi do le spalle. Che tanto mi sento lo stesso abbastanza cesso, fisicamente non sono in forma, sono a terra, senza energie, tiro a denti stretti, vado in bici anche se sento la fatica che mi torce le fibre muscolari. Che ne sapete quanto è dura essere col morale sotto i piedi...e dannatamente soli in questa città-fossato.
Venerdì arrivo a B. e vedo M. sulla banchina che mi aspetta, ma deve lavorare e allora dopo un'ora e un kilo e mezzo di cocomero, lo saluto...
"Buonanotte!"
Sabato è il grande giorno. In valigia trovo ora i residui, un vestito un pò sgualcito, un paio di tacchi un pò scomodi, una borsetta col filo di perline già staccato, un cucchiaino d'argento che non so se usare o meno.
Bella giornata ma tanto dolce e amaro in bocca. Voglio anche io la mia fetta di mondo felice accidenti a loro. Perchè non posso puntare i piedi e strepitare come una bambina? Voglio quel tutto ora, adesso, tra 6 mesi al massimo. Invece come sempre mi armo di pazienza, ognuno ha i soi tempi e se io corro sul binario 2 a 300km/h devo aspettarre l'altro treno alla prima stazione prima di ripartire, perchè al capolinea ci si deve arrivare insieme, altrimenti le coincidenze saltano.
Belli, freschi, felici, felici,felici...sereni. Hanno tutto per sopportare tutto...compresa la mia invidia. Beati loro!
Domenica caldo e bici, inutile sono cotta, il caldo mi mozza le gambe, non è che serve cambiare velociraptor. Se non ingerisco energie col caldo non ho nulla da bruciare...e il treno non è che cammina ad aria...Amen...si immola anche la pasta col pomodoro al dio caldo. Si passa a frutta e verdura...e aria...che però non è che servono quando devi far andare il tuo Velociraptor a ruota di M. che su una bici ci va da almeno 10 anni e che mangia carburante giusto!
Poi pensi che passerai finalmente una notte placida...invece alla fine monti sul treno da sola e dopo 90 km in due ore.......ti ritrovi a T.
... scendo dall'avveniristica cella frigoriferia su rotaia, esco da 22°C e sprofondo in 30°C! Effetto pressurizzante dei vestiti sulla pelle, i pori si accartocciano su loro stessi, assumono forme corrugate e secche.
Inforco la bici col mio solito savoir-fair femminile...e mi faccio i miei metri di glorioso contromano per arrivare a casa....

mercoledì, 19 luglio 2006
Altro racconto altra mattinata insonne....
UN VIAGGIO IN TRENO VERSO IL CALORE.
Alla fine cede, non ci pensa troppo, anche se tutto quel movimeto le pesa. Le membra sono piombo, ma si stacca dal termosifone, a malincuore si alza e accende la luce, dopo ore di buio. Si guarda allo specchietto magnificatore, ha gli occhi rossi, gonfi, le occhiaie e un colorito grigio che proprio non è suo, non se lo vedo anche se lo riconosce. Il L. fa solo il suo effetto collaterale chimico, lei lo sa che non può funzionare contro tutta quella solitudine, la chimica perde di efficacia di fronte all'essere umano solo in gabbia.
"Uscire dalla camera, salutare quel branco li fuori con un neutro ciao, non guardare nessuno in faccia, entrare in bagno e lavarti la faccia e finalmente puoi rientrare qui dentro!"
Parla ad alta voce per ricordarsi di averla una voce.
Esce ed esegue tutto il programma con paganiniana e maniaca precisione. Rientra e compone numero.
"Ciao mà, senti alle 2:38 arrivo a P. tu e papà potete venire a prendermi per favore?...no,no...mà...è solo che ho bisogno di vedervi...ok non preoccupatevi vi aspetto in stazione. A dopo...e grazie mà!"
Prende la sacca da sopra l'armadio e le cade polvere sul viso, non si vede, ha il suo stesso colore. Riempie la sacca di biancheria e poco altro, nojn va a casa a fare la bella vita. Si veste anche se con il caldo di qyeùùuella fottuta città aùsarebbe meglio andare in mutande, riduce tutto al minimo, non importa chiunque le si pari davanti, è troppo ...è troppo sola e non otterrebbe nulla.
Esce di casa tra lo stupore superficiale della truppa e saluta dicendo che non sa quando tornerà.
Bastardo, non l'aveva nemmeno provata a chiamarew, stava bene lui e il resto era nulla. E lei sola come una gocci d'acqua nella melma di un tombino, poteva solo andarsene da mamma.
Arriva in stazione, i primi barboni sono già addormentati, li guarda piange silenziosa, sono soli come lei, ma loro almeno riescono a bere vino scadente e ad obnubilarsi la testa con la bilirubina che marcisce nei loro fegati. Lei no, piange e aspetta il treno.
Dopo 79 min arriva l'espresso, c'è posto solo in corridoio, in mezzo ad una ciurma di albanesi e leccesi che la apostrofano in ogni modo. Non importa, fissa il finestrino, il suo riflesso, il suo volto senza vitalità e guarda il buio sentendolo dentro. E' una specie di buco nero, in cui si invischia tutto, in cui nulla riesce a non inabissarsi, soilo lei c'è li in mezzo, sola, senza nessuno all'orizzonte, anzi senza avere nemmeno idea della possibilità dell'esistenza di un orizzonte.
Passano le ore e lei non parla e non piange, guarda e non vede, respira.
"Si pronto mà, ah...siete in ritardo...fa niente vi aspetto io in stazione!"
Dopo 257 min scende dal treno con la sua sacca. Il peso che ha perso sulle ossa lo sente sullo stomaco.
Scende al piano di sotto, si siede su una sedia di ferro vernicciata di rosso bordeaux.
Dopo 3 min accende una sigaretta.
Dopo 8 min arriva da lei un ragazzo e biascicando le chiede se ha soldi, deve farsi prima di andare a rota. Lei non ne ha molti, gli regala i 4 pezzi da 500 lire che ha in tasca.
Dopo 26 min arriva un tizio che puzza di Tavernello e col suo cane lercio le si siede accanto, la guarda per circa 9 min e poi si allunga e le dice qualcosa prima di addormentarsi.
Dopo 12 min lei pensa che non è nemmeno in grado di drogarsi, l'alcool la fa vomitare, ha paura degli aghi, e le canne ormai le fanno solo venir fame. Non è nemmeno buona a farsi del male, il suo sangue le fa ribrezzo. Non sa smettere di mangiare, cede dopo la prima settimana. Non sa manco vomitare quelle quintalate di pasta senza condimento che ingurgita alle 17 del pomeriggio. Sa solo tornare da mammà...Dopo circa 68 min li vede arrivare. Sua madre è preoccupata e suo padre ha i soliti sandali, quelli che indossaq da quando lei è nata.
Si alza e corre a farsi abbracciare e funalmente può piangere senza ritegno.
"Che è successo...ti hanno messo le mani addosso?Chi è stato?"
"No pà, niente, sono solo sola e voglio che mi abbracciate. Portatemi a casa per favore!"
Sale in macchina, sul sedile di dietro, suo padre non parla guida e ogni tanto la guarda dallo specchietto, sua madre siede accanto a lei. Appoggia la testa sul seno della madre e si addormenta.
E' sola, ma almeno sa che c'è qualcuno che veglia su di lei!
Vado a rincorrere l'acqua in bici, vado a rincorrere qualcos'altro...ma cmq buona serata a tutti voi!
martedì, 18 luglio 2006
Ieri era giornata di campionamento. Giornata immolata alla ricerca (inutile in questa stagione in torrenti come quelli che trattiamo noi...ma ovviamente non ci si azzarda mai a dire di NO ai capi!) di larve di Diamesa ...e già che mi toccava scarpinare ho pensato di tirarmi su qualche bel Plecottero da portarmi in laboratorio e per squartarlo per bene!
La prima ascesa è stata piacevole, 600 m di dislivello, passeggiata piacevole sotto il primo sole del mattino, tra i camosci che scendono per improbabili creste aguzze. Le prime due ore le passo senza pensare...poi poco prima di giungere alla diga, vedo questo di fronte a me, di la dalle valle...

Tutto il gruppo del Cevedale, si vede persino il rifugio del Vioz! Per un attimo lungo tutto sparisce, non sento nulla, nemmeno i fischi delle marmotte, nemmeno gli urli lontani dei Gipeti, i grilli.
Nulla......................Silenzio!
Poi il cervello riparte, penso a M. penso che quel cielo è di un azzurro impossibile da riprodurre, penso che vorrei li con me M., gli amici quelli veri, la mia famiglia. Penso che alla fine però sono li da sola, che non sono nulla, che potrei morirci li senza che nessuno possa farci nulla, l'alta quota è il posto dove è più facile morire insieme agli abissi marini.
E forse un caso che abbia il brevetto da sub e che lavori sui torrenti glaciali?!
Si gira intorno alla diga, si cammina sottocosta con intorno un paesaggio vagamente marziano. Il lago artificiale è denso e si vede dove il torrente da scioglimento entra, perchè lascia un alone di ghiaia nell'azzurro denso dell'acqua ferma della diga. Tutto intorno noi camminiamo su spunzoni di roccia porfidica, penso che se cado nel lago mi congelo perchè l'acqua sarà (siamo a 2600 m s.l.m.) al massimo a 3°C! Intanto cammino con difficoltà, solo in certe circostanzerisento fortemente delle vertgini. Finalmente però arriviamo alla prima stazione.
Il cielo è sereno ma il vento è freddo per cui mi infagotto, così senza crema posso evitare le ustioni. Mi verrà la faccia consumata ma l'idea non mi dispiace, penso ad Ardito desio, alle fto di uomini in montanga a quei sorrisi rugosi, mi sa di romantico e solitario, mi sa di roccia, dura e sola, e allora ben vengano i segni sul volto, almeno avrò una faccia che ha una storia da raccontare, che ha dei momenti stampati sopra, che ha emozioni.
Si riparte...il giro ora è impegnativo, odio i canaloni pieni di massi, inizio a soffrire di vertigini e il ginocchio inizia a farmi male. Dove non ci sono massi ci sono ciuffi d'erba che nascondono tane di marmotte in cui io affondo. Ho un attimo di scoramento, voglio fermarmi, voglio piangere e voglio rimanere li appollaiata ad aspettare un elicottero, una frana...qualsiasi cosa mi liberi da quel momento di panico misto a stanchezza.
Dopo un altro paio d'ore di discesa (e dalla mattina le ore di cammino salgono a 5 complessive) finalemnte entriamo in un sentiero segnato, e giù finalmente su una mulattiera segnata dalla SAT. Cammino fino alla Val venezia a 2.370m s.l.m., mentre cammino ogni tanto parlo con C. e M. più spesso penso che sono sola, penso che non so se sarò capace di vivere tutta la vita in quella città, fantastico e ripenso al sogno di due notti prima, quello in cui perdevo un figlio che volevo e che avevo accolto con gioia.
Si campiona anche sul Larcher, solo che il glaciale e troppo forte e quindi niente larve.
Riscendo pian piano fino alla base e le ore finali di cammino ammontano a 7 e mezzo. Le gambe si intrecciano e il ginocchio ogni tanto cede di schianto facendomi perdere l'equilibrio, ma non importa, sto per arrivare al furgone.
Penso che vorrei tornare a casa e trovare un pò di famiglia, penso che tornerò a casa mi farò una doccia, stirerò i vestiti bianchi lasciati ad asciugare e poi mi guarderò "Amore mio aiutami."
Fine della giornata di lavoro, sono in piedi da almeno 12 ore e me ne aspettano altre 5 prima di andare a dormire. Penso che voglio tornare a casa e allora chiamo papà, giusto per sentire le loro voci, poi chiamo M. e infine mi faccio una doccia e ...buonanotte.
OGGI:
ho il viso bello tostato...ma non importa.
ho una bella abbronzatura muratoriale.
ho un male lancinante al ginocchio che non passa se non a botte di Aulin,ma amen...
sono serena come ieri...cioè poco o nulla
ho un gran sonno e una gran voglia di scappare via,ovunque ma non qui!
venerdì, 14 luglio 2006
Dalla pedalata di ieri...eccone un'altra!
TUTTO IN UNA DOMANDA!
"Che cavolo ci faranno mai i Gabbiani qui su un fiume e alle porte delle Dolomiti?! C'entrano come me qui...oddio, non è del tutto vero, tant'è..però cavolo l'odore del mare..."
Questo è l'ultimo pensiero, l'ultima domanda di un caso iniziato con un'altra domanda:
"Ma si dai, altrimenti mi diventa il culo flaccido...e con l'età che avanza meglio non porgere le chiavi d'accesso...andiamo, su svegliati...e perchè no?...Andiamo a farci un giro in biciclo?"
Non si sente in forma ma nemmeno agli ultimi, per questo prova a tirare un pò con le gambe che faticano a far staccare le ruote, a farle rotolare come il panta rei di Eraclito, come l'acqua che scorre alla sua sinista, giù nell'alveo.
"Chissà che diavolo starà facendo?...Però...mi manca..."
Sente che si è innamorata e che in fondo è una cosa bella, comprese le smancerìe che si concede spesso...le erano mancate e le piace adesso fare un pò di miciomiciobaubau. Continua a pedalare controvento, fa fatica quel muscolo che cerca di allenare, per stare meglio e per essere più bella, sa che la storia per cui conta quel che sei dento...è una vera e propria cretinata inventata dalle fighe per falsa modestia e da un conciliabolo di brutte racchie e di bruttine stagionate.
Attraversa il ponte e passa in sinistra orografica...ora il fiume le scorre alla destra. Mentre pedala prova a cambiare marcia, fa saltare la catena sul pignone più largo, il deragliatore come al solito stride contro gli ingranaggi che si rincorrono. Prima o poi deve trovare il tempo per andare a far registrare quei dannati cambi...e già che c'è magari si farà anche cambiare le gomme con qualcosa di più liscio e maagari anche il manubrio che quello da sciura è un pò scomodo per i polsi...Cambia musica in cuffia, se vuole pedalare con le marce così lunghe deve caricare il ritmo. Un paio di ciclisti in bici da corsa in carbonio ultraleggero la superano, vanno via leggeri.
"Eh si fregnoni che siete, salite su questa e poi vediamo se riuscite a fare i 35 km/h con tanta scioltezza...sboroni!"
Non parla, pensa e basta, ogni tanto canta, quando nessuno si vede prima o dopo le curve che seguono le poche anse fluviali, urla a squaciagola.
"When the moon is in the Seventh House
And Jupiter aligns with Mars...This is the dawning of the age of Aquarius
The age of Aquarius Aquarius! Aquarius! Aquarius! Aquarius! Aquarius!"
Pedala pedala pedala...passa il castello e pensa ai cavalieri, pensa di essere un damigella,pensa che con gli abiti medievali sta davvero bene,pensa che come al solito ha sbagliato epoca...e AMEN.
Si ferma cede alla sete, riempie la bottiglia alla fontana, risale in sella e riparte per l'ultimo tratto prima di arrivare al ponte, poi decidere se tornare acasa, se andare verso Riva del Garda o se andare a Verona...ma tanto sa di non aver tempo, per cui cerca solo di rubare tempo con la forza dei suoi muscoli, pedala per fare il tempo almeno nell'ultimo tratto...e poi al ritorno, se si affretta avrà il vento a favore e magari riesce a fare il tempaccio senza sfiatare i polmoni, senza sudare troppo e senza sentire i crampi alle gambe....e per un secondo ripensa a quano ha scoperto il "carpodromo"...e un sorriso le spunta da sotto gli occhiali...il Carpodromo..oddiosantissimo.
"One singular sensation, every little step she takes
One thrilling combination, every move that she makes
One smile and suddenly nobody else will do
You know you'll never be lonely with you-know-whooooooooooooooooooo!!!"
Accelera e si china sul manubrio per tagliare l'aria, si sente a metà tra un siluro in acqua, un uovo che pedala e una supposta, ma ci prova lo stesso a non rialzarsi per ridere della sua stessa immagine. Si gira verso il fiume che continua a scorrere e allora li vede:
"Che cavolo ci faranno mai i Gabbiani qui su un fiume e alle porte delle Dolomiti?! C'entrano come me qui...oddio, non è del tutto vero, tant'è..però cavolo l'odore del mare..."
E poi........
"AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHH!"
Poi nulla, non vede luci, tunnel, angeli...niente, solo il nulla che aveva sempre immaginato come la morte. Sente ancora un pò freddo, e sente che ha una paura fottuta li in fondo allo stomaco. Prova a non lasciarla vincere, prova a concentrarsi sul buio fitto...ma ha paura, prova ad urlare...ma prima di aprere la bocca...sente una morsa di panico più forte...e poi nulla.
E' morta e basta...pensando ad un gabbiano...strana la vita...lei che cantava sempre
"Lunga e diritta correva la strada, l'auto veloce correva
la dolce estate era già cominciata vicino lui sorrideva, vicino lui sorrideva...
Forte la mano teneva il volante, forte il motore cantava,
non lo sapevi che c'era la morte quel giorno che ti aspettava, quel giorno che ti aspettava...
........................................................................
Non lo sapevi, ma cosa hai sentito quando la strada è impazzita,
quando la macchina è uscita di lato e sopra un'altra è finita, e sopra un'altra è finita...
Non lo sapevi, ma cosa hai pensato quando lo schianto ti ha uccisa,
quando anche il cielo di sopra è crollato, quando la vita è fuggita, quando la vita è fuggita...
Dopo il silenzio soltanto è regnato tra le lamiere contorte:
sull'autostrada cercavi la vita, ma ti ha incontrato la morte, ma ti ha incontrato la morte...
...................................................................."
e tremava perchè la cantava ogni volta che si metteva alla guida della sua Panda scalcinata!
Ed è morta in bici per colpa di due gabbiani in volo sull'Adige alle porte delle Dolomiti!

mercoledì, 12 luglio 2006
NON DITE...a mia madre che faccio il pubblicitario!
non ditele che faccio l'aspirante entomologa, non ditele che lavoro dalle 8 alle 11 ore al giorno per meno di milleuro...e non ditele che stanotte ho sognato di essere un pinguino che pattinava su ghiaccio, sgommando in corridoi con curva strettissime, per fare pubblicità ad una macchina!!!

venerdì, 07 luglio 2006
Ecco un altro racconto...sempre parto di notte insonne!
SONO IL DETENUTO NUMERO 124968 E ODIO I CANI!
E fuori piove, l'acqua è cattiva contro il vetro, il cielo è grigio e i lampi sono profondi. Lui guarda i lampi e grida con tutto il fiato che si ritrova in gola:
"Bruciate, bruciate,come i bambini, come i vecchi...bruciate"
Dopo gli rimane solo la gola graffiata dallo sforzo, i polmoni doloranti e il sorriso sadico sulle labbra screpolate e bianche...e in fondo agli occhi...nulla, non ha nulla, non sente nulla è come se quelle pupille fossero solo un ammasso di bastoncelli.
Guarda fuori e ricorda quell'odore di fango pestato e soprattutto ricorda l'odore dei cani bagnati. Quell'odore nemmeno dopo 10 anni riusciva a scordarlo. Dopo dieci anni di urla e di sedativi quell'odore di bava mista ad acqua ancora lo tormentava.
Il numero 124968 era sopravvissuto per pura fortuna, aveva pensato che peggio di così non sarebbe potuta andare. Invece dopo averci messo mesi nel freddo per tornare a casa, li aveva trovato quella moglie per cui aveva vissuto, rabbiosa, brutta, sterile e buona a chiuderlo in manicomio.
Troppo difficile capire che venire fuori dall'inferno è semplice, ma uscire fuori dalla stanza degli orrori dei ricordi è troppo difficile per un uomo solo. E lei...lei lo aveva lasciato solo, baldracca dedita al vino.
In quel posto solo un medico aveva provato a capire davvero. Ma in tempi in cui la gente cercava di ricucirsi gambe perse al fronte, di esorcizzare cancrene e infezioni purulente nate da una semplice escoriazione e macerate nella denutrizione, di crepare di leucemie introdotte a forza di cocktail chimici ignoti...in tutto quel macello di sangue e carne putrida che cerca di non finire in pasto ai vermi, a chi poteva importare di un cervello che si lacia cannibalizzare dai suoi stessi figli??
"Odio l cani....odiooooooooooo i caaaaaaaaaaaaaniiiiiiiiiiiiiiiiiiii!"
Poteva urlare nessuno lo avrebbe sentito, era in cella di isolamento che di isolante non aveva nulla dato che la porta aveva i cadini inesistenti e la finestra aveva perso le sbarre con l'ultima bomba di saluto dei tedeschi.
Continuava a piovere e lui scende dal suo trespolo sul mondo e si stende sul pavimento ammuffito. D'un tratto arriva alle sue narici l'odore di cane inzuppato. Non è un sogno, aspetta un pò e continua ad inalare quel dolore per essere sicuro che fosse davvero odore di pelo d cane bagnato.
"Si è un cane!"
Si alza e nei suoi comparve il nulla, esce fuori dalla finestra e si volta a destra e vede un cane fradicio che mangia erba attorno a quello che resta di un salice. Alza le braccia avvicinandosi al cane. Il cane si gira e inizia a ringhiare. Il numero 124968 non si cura del ringhio, sempre il nulla nelle pupille. Il cane si avventa sulla sua gambe...il detenuto numero 124968 senza muovere un solo muscolo facciale, prende il cane dalla collottola, lo stacca dalla sua gamba insieme ad un pezzo della sua carne, lo scaraventa per terra senza mollare la presa, come si fa per rendere teneri i polpi appena pescati. Il detenuto numero 124968 prende il cane che guaisce e sputa sangue dalla bocca e dalle orecchie e da uno strappo alle due zampe anteriori, tira con forza finchè sente guaire e poi alla fine, sempre senza muovere un nervo del su volto vuoto, tira fino a quando il cane non cede di schianto e le sue ossa si scompongono.
Lascia cadere quel sacco di viscere morte, rientra in cella e finalmete si addormentain pace.
lunedì, 03 luglio 2006
I miti di una adolescente di dieci anni fa...quando le veline erano le ragazze sui pattini del Drive Inn e in campo scendeva il codino di Baggio in maglia azzurra...
Certo non è che sia mai stata così Velina da adorare i Calciatori, anzi sui miei diari non c'è mai stata una sola foto di calciatori. Le prime foto a comparire nel mio diario scolastico, contornate da cuoricini, da frecce e da nuvole, erano quelle di Freddie Mercury, ovviamente ignoravo, in I media, cosa volesse dire esattamente la parola "gay". Però quel baffetto, quella faccia così bianca e sempre più emaciata, poverino, a causa dell'AIDS, (che poi...era stato davvero un curioso presente offertogli dal caro Rudolph Nurejev?) ma che faceva così "piccolo, fragile e dannato" .
Dato l'addio al caro Freddie, ecco comparire sul mio diario il mitico Nik Kamen, ricordo che al mare,io cicciottella e sfigata, mi sedevo al bar e spendevo tutte le mie monente al vecchio juke box, tanto nessuno mi avrebbe chiesto di giocare a biliardino, potevo spendere le mie duemila lire in moenta ascoltando lui, il nuovo Elvis e mangiando Cremini.
Abbandonato lui...si sa da adolescenti si cambiano amori con la stessa frequenza con cui si cambiano le mutande, e dopo un breve periodo di innamoramento per il famoso Kirk Kameron di Genitori in blue jenas, sono caduta nella prima trappola mediatica della mia vita di adolescente; Beverly Hills! Eh si sospiravo per quel bambacione di finto giornalista socialmente impegnato (questo era già un chiaro presagio dell'immane catastrofe sinistroide che stava per abbattersi sulla mia giovane anima) di Brandon.
Poi ecco che giunge su di me il ciclone sinstra, eh si perchè come ogni adolescente che si rispetti odiavo mio padre acccusandolo di maniere educative da stato di polizia fascista e io potevo solo esere COMUNISTA!!!
DIcevo quella parola mille volte solo per sentire il piacere delle labbra ad imbuto sulla U. Solo che il Collettivo Autonomo cercava o ragazze pronte a svederla anche se cesse, o gnokke da immolare alla nascita di un nuovo eroe
"...gli eroi sono tutti giovani e belli!"
Caro Francesco c'avevi ragione, io ero troppo ciccia e troppo poco disponibile a svendere sesso per essere ammessa...e poi non mi piaceva nè quel capellone di Cobain nè tantomeno quel fumoso Ernesto Che Guevara!...insomma non avevo un solo punto che mi permettesse di entrare nel famoso Collettivo Autonomo. Mi limitavo a fare l'oppositrice silente, quella da sit-in senza una sola parola di spiegazione, reazionaria col mutismo, a scuola, in classe.
A quel punto sparirono le foto sul mio diario...
A quel punto iniziai ad amare la lettura...e mi mi sono persa nel profumo delle pagine piene di inchiostro. Allora la mia fantasia correva dietro un Miller sadico e triste, una Emily Bronte così femminista perchè scrittrice in un mondo di scrittori...e poi sono arrivate Silvya Plath, Simone De Bouvoire, Jean paul Sartre, Hemingway...
E con loro...per fortuna...ho detto addio, senza lacrime o rimpianti, ai vari bellocci da diario da adolescnete!