venerdì, 30 settembre 2005
SCENE DA UN MATRIMONIO, SCENE DA FILM, SCENE DA ITALIETTA, SCENE DI GENTE COME TANTA!
Ero a campionare sulla mia barchetta vicino ad un canneto sulla sponda del lago di Lases (TN), io e i miei due colleghi eravamo impegnati nella routine del lavoro. Casualmente mi giro verso la sponda pedonale del lago e mi si accende una sorta di film privato cui solo io ho fatto particolarmente caso. Vedo: una donna con i capelli rossi, sui 45 anni, che si spoglia e si tuffa in acqua (n.d.r. io in quel lago…non mi farei il bagno manco a pagamento!), dal crinale seminascosto dai salici vedo scendere un uomo sui 45-50 anni e un ragazzino sui 12 anni. La donna non si è ancora allontanata dalla riva e l’uomo le si avvicina dicendole qualcosa, il ragazzino invece va a sedersi su un masso in mezzo al prato e rimane li a testa china in una specie di bolla autistica. La donna sembra felice e ingenua come una ragazzina nell’acqua, lui ha un viso arcigno messo ancora più in evidenza da una barba brizzolata. A guardare bene lei è ancora una donna molto piacente invece lui, basso e poco curato (sebbene in camicia, pantaloni e mocassino in tinta) sembra una specie di uomo-lombrico che ricorda vagamente un’incisione di Durer. Il ragazzino è biondo, sembra bello, delicato nei lineamenti ancora fanciulleschi e nel colore chiaro della pelle, scommetto tra me e me che ha gli occhi grigio-verdi e lo sguardo assente e pensieroso, ed è infinatemente triste e solo. Così posso solo dedurre che siano una famiglia come tante e che magari il marito ha le scatole girate con la moglie. La scena mi estrania dal lavoro e quindi mi concentro per sentire frammenti dei dialoghi, le parole si fanno più nitide dato che ci stiamo avvicinando alla riva. Lui continua a lamentarsi con la donna gridandole che la stanno guardando tutti (…ma tutti chi poi? Ci sono solo loro e noi che lavoriamo!) che è uno spettacolo indegno…e roba simile. Lei ride e lo invita e qui noto due cose; la risata è cristallina…no anzi ha in sé una tristezza cristallizzata, e ha un accento straniero. Per un attimo sembra la scena de “ La dolce vita” in cui
la Hekberg
invita Mastroianni ad entrare nella fontana, e le espressioni sono quasi identiche. A questo punto lui si avvicina al ragazzino e lo invita a seguire la donna nell’acqua, il piccoletto senza voltarsi si rifiuta con un cenno del capo. L’uomo gli si avvicina e io posso solo cogliere questi frammentati spezzoni di discorso:
Uomo: “dai non è male…”
Ragazzo: “Ma perché è così….umh…non voglio…”
Uomo: “Bisogna cercare di capire….difficile….ma noi uomini dobbiamo perché siamo capaci…”
Lei nel frattempo è giunta sull’altra sponda e sta tornando indietro deviando leggermente per venire da noi, probabilmente incuriosita dalla nostra benne. L’uomo si accorge della deviazione e torna sulla riva con le braccia sui fianchi e aria severa e scocciata le urla di tornare indietro subito. Lei cambia di nuovo e guadagna la riva lui la copre istantaneamente con un telo e a gestacci la spedisce nella boscaglia a cambiarsi…lei esce vestita e l’uomo la prende malamente per un braccio trascinandola verso la macchina dopo aver raccattato il ragazzino.
Cose strane…la mia mente ci ha pensato per giorni…mi ha lasciato addosso un misto di tristezza e stupore…a voi altri giudizi!
mercoledì, 21 settembre 2005
CAMPIONAR PER LAGHI!
Ok, non posso dire che l’incudine mi sia fantozzianamente caduto sull’osso del capocollo; anzi ammetto di aver guardato bene e valutato accuratamente la traiettoria di abbattimento del suddetto ferroso aggeggio onde evitare di non beccarlo in pieno...però…quando si esagera…cakkiarola…si esagera. Non è puro sproloquio, ho scelto un lavoro che ho sempre voluto fare, sono una biologa, lavoro all’aria aperta, in mezzo ai fiumi alla ricerca di larve di insetti da studiare, contare, sviscerare e determinare poi in laboratorio. Camminare in montagna non mi spaventa, ho un buon spirito di adattamento…certo odio la botanica ma ammetto che è solo per personale ignoranza. Passo giornate intere con gli stivaloni da pescatore, i piedi a mollo in torrenti glaciali con l’acqua a temperature minime vitali e ravano volentieri tra i massi del fiume. Fin qui ma sta bene…anzi benissimo, ma in tutto questo idillio ho scoperto che ODIO profondamente campionare i laghi d’alta quota. Non è tutto aureo come sembra…anzi…è tutta una fenomenale fregatura. Devi fare tanta strada, arrivi e devi scaricare una bastardissima nonché pesantissima barca e ammararla…per fortuna che c’è il caro Big Jim altrimenti…per me quella cosa scendeva con il rinculo di una sonora inchiodata dal furgone ad un cm dalla riva del lago!! Carichi tutta l’attrezzatura su quella bagnarola…ti dirigi verso i punti da campionare…e lo schifo ha inizio. Operazione primaria…buttare giù la benna (una specie di ruspa) in modo che arrivi al fondale (di solito dai 3 ai 20 m di profondità). Questa infernale bocca ingurgitaschifezze si chiude e poi…a braccia…con ovvio periglioso rollio della barca, viene tirata su. Si posiziona in un contenitore…e si apre la bocca dell’inferno; se ci va di lusso ne esce fanghiglia di silt nero come pece, della consistenza e soprattutto dell’odore nauseabondo della cacca dei neonati quando hanno le famigerate “colichette”. Se non vomito è solo perché non voglio aggiungere schifo a schifo però vi giuro che il mio stomaco subisce subbugli e sommosse da rivoluzione francese. Questo ambaradan si ripete per ben 18 volte in ogni dannato punto del lago…ogni volta stesso iter. Arrivi alla fine della giornata che le tue mani hanno assunto colore e odore di suddetto fango, hai i peli nasali in sciopero di sopravvivenza e lo stomaco sull’orlo del suicidio. Smonti dalla barca…carichi tutti campioni sul furgone…così che durante il viaggio ogni residuo cm della pelle si impregna ben bene di tanfo. Ultima erculea fatica…issare la barca sul tetto del furgone…qui a turno ci si può rimettere una mano (inesorabilmente finisce tra il terreno e il bordo della barca), un piede (perché ti illudi che lo scarpone da trecking sia abbastanza coriaceo da preservare le dita del piede…e invece miseramente il peso ti schiaccia il mignolino) o anche la schiena (si perché ovviamente in questi casi passi da 90° a 180° con un peso sul groppone e quindi il famigerato colpo della strega ci scappa garantito!). Finalmente si rimonta nel ducato…e si torna alla volta del laboratorio dove scarichi tutto e poi, con sembianze yetiche ti avvii a piedi verso casa…e ovviamente la sottoscritta deve passare dal centro e quindi catalizzare gli sguardi orripilati dei locali fighetti!!!
Ecco…tutto questo è un campionamento lacustre…e domani mi aspetta una simile tranquilla e gioviale giornatina!!!...
lunedì, 19 settembre 2005
INCUBI...MA SE DIVENTASSERO REALTA'?
Ho fatto un incubo, diversamente dalle altre milioni di volte, nel sogno sapevo che non era reale, per cui la paura era solo sottile e non mi impregnava le membra di gelo. Stamattina mi sono svegliata parlando...no no non sono pazza, ma parlo nel sonno...tanto di solito mi ascolta solo Gigetto (il mio scimpanze peluscioso n.d.r.). Cmq dicevo; ho sognato di subire una violenza fisica (cosa che è peraltro molto ricorrente nei miei incubi), non voglio chiedermi cosa significa...o meglio me lo sono già chiesta e mi sono anche data delle risposte..per cui è inutile. Il mio soliloquio era in realtà una disquisizione su una domanda molto difficoltosa: se dovessi scegliere tra la resistenza fino alla morte o subire la violenza e vivere però con una simile esperienza alle spalle cosa sceglierei??
Sembra un delirio da "Febbre a 40" (..pardon citazione!) ma è da stamattina che ci penso a mente fredda e credo di aver capito una cosa fondamentale di me; amo vivere, bene o male non importa...ma devo vivere. Sono un animale, perfetto risultato dell'evoluzione, ho lottato per sopravvivere e mi sono modificata per questo. Non credo che dimenticherei,ma so che saprei ripartire da quel punto. Non è delirio di superomismo il mio...ma fateci caso...siamo animali e siamo fatti per vivere finchè possiamo.
Continuo a pensarci...sarebbe difficile ma io sono una di quelle che codardamente subirebbero pur di vivere, o forse mi conosco abbastanza da sapere che ho abbastanza mezzi per resistere a molto e molto altro ancora....
Bha...la mia capoccia comincia a giocarmi brutti scherzi...però rimane lucida nel pensiero...in questi casi devo ammettere che mi faccio paura da sola!....Speriamo bene!
giovedì, 15 settembre 2005
ARIA STRANA...
Un pò di stanchezza da lavoro sodo, un pò ci si mette anche il tempo...e il gioco è fatto...
Umore strano, umore come miele, denso, liquido, molle, lento e inesorabile nel riempire le crepe, nell'affondarvi completamente. Malinconia come miele dorato, animo che si lascia invadere ma che si risveglia coi colori delle foglie che cominciano a degradare nei toni del cupo rosso autunnale, pensiero che corre veloce fin dove sa di trovare ristoro, pace, serenità, verde accogliente e morbido tepore. Sonno che si fa pesante di lenzuola spesse e che si lascia animare da sogni di richiamo, per sentire voci e vedere volti di famiglia, amicizia e di affetto......
Stasera al rientro a casa, metterò l'acqua a bollire e le note di arancia amara miste al té nero mi porteranno dove qualcuno è li ad attendermi....è anche questo il mio autunno!
lunedì, 05 settembre 2005
IL DRAMMA DELLE PUNTE!
Beh…lo ammetto, ho un grosso problema di ordine oserei dire quasi esistenziale; ho fatto il primo giretto perlustrativo nei negozi per sbirciare le nuove tendenze, i colori, le forme e i tessuti che imperverseranno nel prossimo autunno-inverno. Uhm…beh a parte le solite omologazioni che faticosamente mi dovrò gestire per tirarne fuori qualcosa che non…ho la velleità di farla diventare originale, ma che quantomeno mi somigli.
…Si sono una di quelle che nell’armadio ha di tutto perché la mattina si veste come l’umore detta.
Ma il grossissimo problema sta nelle scarpe; come tutte le donne ho una passione sfrenata, narcisistica, e anche feticista per le scarpe. Dopo anni di onorato servizio, purtroppo questa sarà la stagione dell’addio ai miei vecchi stivali, ecco il problema….devo comprarne un altro paio. Ok so che non sembra il problema…ma se pensate che un metro e settantatre per sessanta kili di femmina si reggono su un piedino sottile e numero 37…cominciate già ad intravedere il disastro incombente. Per ovviare al problema del piede minuscolo da adorabile quanto schizzinosa principessa sul pisello, ho sempre usato le scarpe con quelle punte lunghe ed affilate come stiletti rompighiaccio. Questi adorati marchingegni mi hanno consentito di mascherare la minuscola fetta di piede e di farla apparire di umana sembianza…ma quest'anno porka di quella vakka ho visto che saranno disponibili sul comune mercato del consumista medio…solo le punte tonde!!
Non voglio fare la donna isterica ma con quelle punte il mio piede sparirà sotto i miei adorati pantaloni palazzo…e non commentate li uso perché snelliscono anche il posteriore di un pachiderma e fanno sembrare brasiliano anche il flaccidume post 50 anni di onorata carriera.
Insomma…si capisco la moda…ma io sono praticamente senza scarpe, come diamine dovrei fare??...magari comprare le scarpe di un paio di numeri in più…peccato che con le rigide temperature di Trento uno stivalazzo troppo grande conduce inesorabilmente al congelamento e alla successiva amputazione del piede.
Nelle vetrine è un tripudio di ballerine infiocchettate, di stivali da provetta amazzone, di calzature vagamente art nouveau…e io????
Amen attenderò il ritorno delle elfiche punte e nel frattempo userò solo scarpe da tennis...