mercoledì, 04 novembre 2009
Ci sono mattine in cui quello che vedi è così sbalorditivo da rendere tutto il resto insignificante. Sono le mattine in cui guardi quel pezzo di mondo come se stessi scattando una macro.
La luna è di traverso, con la sua faccia adagiata sulla cresta del Palon, bianca, luminosa, siderea...bellissima ed incredibilmente triste, dolce come solo lei sa essere.
Lo sfondo è un cielo figlio dell'amore sensuale del blu oscuro e passionale della notte che si abbandona al giocoso azzurro frizzante e vivido illuminato dai primi raggi dell'Est...un attimo di respiro cade improvviso.
Le quinte sono pareti del Brenta, scarne e affilate ricoperte da granelli sottili di neve spolverata.
I pensieri sono accompagnati dalla spuma del Fersina che rotola giù lungo il fianco della città, il suo suono ondeggia tra il mio sguardo e la mia immaginazione. L'aria è fredda e io chiudo gli occhi per non lasciare che la polevere di gelo che si sgretola mi renda le pupille di cristallo.
La quotidianità della città che si sveglia è un contorno sfocato di fronte a questa istantenea di tempo e repiro della Terra.
...mattina di inizio novembre
giovedì, 29 ottobre 2009
Chi non ha mai versato, apertamente o in segreto, amare lacrime perché una storia meravigliosa era finita ed era venuto il momento di dire addio a tanti personaggi con i quali si erano vissute tante straordinarie avventure, a creature che si era imparato ad amare e ammirare, per le quali si era temuto e sperato e senza le quali d'improvviso la vita pareva così vuota e priva di interesse?
...perdere un'Amico per una futilità...non resta nulla se non un sapore amaro...e gli angoli del sorriso muoiono in fondo al verde dei fondi di un bicchiere di triste prosecco solitario
La più antica e potente emozione umana è la paura, e la paura più antica e potente è la paura dell'ignoto. La verità non esiste e la vita come la immaginiamo di solito è una rete arbitraria e artificiale di illusioni da cui ci lasciamo circondare.
...e invece chi vorresti cancellare è sempre li a toglierti il fiato. Si insinua nelle pieghe delle tue paura e fa leva sui tuoi cardini scriocchiolanti e affila le zanne per potermi rendere esangue poco per volta, gusto sanguinario di assanio freddo e consciente...crudeltà a cui cerco di resistere...come non so...sento il calore del sangue che mi cola sungo i percorsi di un'espressione che iniziava a diventare serena...e li si incrosta...e duole fino a togliere la volontà...
...un gatto dorme sulle mie gambe, l'altro è sul mio letto.
Io mi appallottolo con loro a cercare di farmi arrivare quella pace che loro esalano ad ogni respiro ogni volta che miagolano leggeri seguendo l'andare dei loro sogni da gatti!
Si dice che a Ulthar, oltre il fiume Skai, non si possono uccidere i gatti, e mentre guardo la bestiola accoccolata a far le fusa davanti al caminetto, non ho nessun motivo per dubitarne. Enigmatico, il gatto è affine a quelle strane cose che l'uomo non può vedere. È lo spirito dell'antico Egitto, depositario dei racconti a noi giunti dalle città dimenticate delle terre di Meroe e Ophir. È parente dei signori della giungla, erede dell'Africa oscura e feroce. La Sfinge è sua cugina, e lui parla la sua lingua; ma il gatto è più vecchio della Sfinge, e ricorda ciò che lei ha dimenticato.
Lo stereo manda on air le note stanche di un vecchio CD...De Andrè...as usual!
Stasera sono triste...stasera mi manca quell'amico...stasera odio quel nemico...stasera mi manca l'anima...stasera mi aggrappo a due gatte per non far tornare il mio gatto...per lasciare che loro bevano il sale siolto nelle mie lacrime...stasera la luna è spenta!
martedì, 27 ottobre 2009
"Nel flusso indefinito del tempo e degli stati d'animo, gran parte della storia è incisa nei sensi. E cose di nessuna importanza, insostituibili, ritornano così all'improvviso, in un caffè d'inverno. "
Alle volte bastano due righe lette per caso davanti al caminetto all'alba. Ti svegli presto e l'aria della cucina è aria che conosci, fredda. Ti godi il piacere del caffè davanti al fuoco che crepita appena acceso...la legna che brucia, il calore che ti scalda la pelle e la profuma...le formiche che fuggono dai vecchi ciocchi che inizianoad ardere...il gallo che canta da almeno due ore e il respiro lento e pesante del tuo cane che dorme di nuovo dopo essersi accertato che tu in fondo stai bene!
E poi ti ritrovi a guidare per raggiungere il mare in una giornata che non sai se è autunno oppure inverno...ti fermi e scendi dalla scarpata sulla vecchia ferrovia e lo vedi li davanti, il tuo mare d'inverno...
...è grigio e verde, la spiaggia sa di sale denso, l'aria ti arriva alla pelle e si incolla addosso. Chiudi gli occhi e cammini sugli scogli, non occorre vedere dove vai, quella strada, tra la vecchia ferrovia e il mare che spumeggia sbattendoti in faccia nuvole, sale, acqua e vento, la conosci da qunado hai imparato a camminare...segui il ricordo dell'infanzia e vai.
Il freddo non c'è in queste giornate sospese, c'è solo un cielo che sembra un proiettile sul fondo della canna di un fucile, nuvole di cui non riconosci la forma, così piene che sembra debbano franarti sul corpo da un momento all'altro.
Aria calda, vento misto ad acqua grigioverde sotto i piedi la roccia e sulla testa la cupola buia...respiri profondamente e ti fermi. I battiti accelerano, il passo è malfermo nonostante sia immobile, non riesci ad aprire gli occhi...tutto rotola attorno ai contorni del tuo essere umano.
Senti i granelli di sabbia che si schiantano contro i tuoi pugni chiusi, senti il vento caldo che ti spinge in direzioni opposte e ti confonde l'equilibrio...apri la bocca e le fauci danno fiato ad un nodo stretto senza suono...una specie di rantolo tra il fischio del vento, il suono delle canne al vento, il risucchio delle onde che si fa violento sotto i tuoi piedi.
Per un attimo le sensazioni sono così forti e mischiate tra loro che riesci a sentirle tutte insieme...è destrutturante...eppure lo sai che è quello il mare in inverno e te ne stai li ad ondeggiare in bilico tra l'aria.la terra e l'aqua. Sai che bastano pochi metri per arrivare al pontile del trabbocco dell'Eremo, da li sai che puoi scavalcare le corde ed entrare nel trabbocco, fin dentro alla piattaforma, tanto con questo tempo da lupi nessuno va a calare le reti in mare e tu puoi rifugiarti tra le assi impregnate di salsedine e puzza di pesce a raccogliere i ricordi, a sorridere dei vecchi dolori e a piangere delle passate felicità istantanee.
Una folata arida arriva alle spalle più forte...e il cuore ti rimbalza fin sul palato...allunghi un poco il piede destro sperando di ricordare bene il punto in cui sei..altrimenti sai che cadrai giù. E la memoria di quando eri bambino non mente...è li quel sasso gigante, quello che immette proprio sullo strapiombo prima del pontile.
Apri gli occhi...non soffoca questo mare d'inverno...questo mare ti prende e ti scalda, ti abbandona e ti raffredda...pensi e i pensieri sono colluti e schiaffeggiati e sbattutti contro la roccia e adagiati sul bagnasciuga...è tutto un mare d'inverno.
...è il mio mare...
martedì, 01 settembre 2009
Alle volte basta un momento e ci ricordiamo che le stagioni, che il tempo della natura scorrono.
Mi sveglio e dalla finestra dalla tapparella semiaperta filtra una luce giallastra, un giallo denso che tende all'arancione, non è la solita luce chiara. Mi muovo leggermente sotto le coperte, il mio cervello è sveglio da un pò ma il mio corpo era ancora immobile. Un leggero brivido di fresco, dissonante. Muovo le gambe e la mia gatta brontola un pò. Cerco con la mano destra le lenzuola aggrovigliate in qualche angolo del mio letto a due piazza su cui dormo sul lato corto. Mi corpo fin sopra le labbra e mi abbraccio le gambe. Fin dove arriva il calore del mio fato sento un piacevole tepore. E' luce elettrica quella che filtra dalla mia tapparella...è luce elettrica con il buio attorno...è buio fuori ma sono le 5:30!
Alle volte, presi da mille altre inutili accozzaglie di momenti, quelle che fanno l'insieme della nostra quotidianità più densa di efficentismo ma più vuota di contenuti tangibili, presi da questi attimi sembra di dimenticarsi che attorno a noi respira il mondo che segue le leggi del tempo naturale.
Mi alzo e dalla finestra aperta entra un giro d'aria fresco, in canotta verde ho freddo e questo mi fa sorridere con un certo piacere. Afferro da una pila di biancheria, che qualche giorno fa era ancora fresca di bucato ma che ormai ha preso già l'odore della mia camera, un maglione. E' di una taglia spropositatamente grande, è un vecchio maglione che avevo da ragazzina, uno di quei maglio Invicta dai colori folgoranti che si usavano agli inizi degli anni novanta, quando andare a scuola con lo zaino Invicta jolly nero e giallo era un segno di appartenenza a chissà quale identità di gruppo spacciata per affermazione di personalità singola!
Il tepore del mio corpo, raccolto dalla trama fitta di infeltrito del maglione mi accogli, non so perchè ma questa sensazione ha un qualcosa di struggente, me lo dice la stretta alla bocca dello stomaco, un leggero morso, una strigliata quasi impercettibile come movimento ma perfettamente avvertita.
In cucina c'è ancora buio, devo accendere la luce anche se detesto le luci artificiali.
Mentre la fiamma a gas scalda l'acqua dentro la prima delle mie tre moke mattutine, allestisco la mia solita colazione; yogurt con cereali e frutta varia...adesso ci sono pesche e uva e more ma tra qualche mese ci sarà altra frutta, mele di ogni varietà per lo più!
I miei neuroni volano da una parte all'altra dell'universo dei miei pensieri, sono iperattivi stamani, penso e insieme pensieri scorrono dentro le autostrade dei miei vasi sanguigni, emotività opposte; negli anfratti delle piccole strade di ignota destinazione si incuneano pensieri ed emozioni che fanno più male.
Un pò di amaro che mastico da qualche giorno torna in un leggero rigurgito acidulo...la mia mente sa dimenticare poiché si serve dell'ausilio del raziocinio...ma io, io non riesco a dimenticare perchè le varie cicatrici sparse sulla mia pelle stanno li e si vedono.
Un corvo gracchia fuori nel giardino di fronte e mi ricorda ancora che nonostante tutto il respiro della natura va, corre e si rincorre ogni tre mesi circa...e allora che fare di questo passato dal retrogusto che torna sempre in gola?
Cosa fare quando ci si sente tirare per le braccia e le gambe in due direzioni opposte e contrarie, come un maldestro burattino di legno. La paura tende a paralizzare le mie dita, un momento di stizza...proprio mentre sto versando il caffè nella tazza...damn! Il pollice della mano sinistra con cui stringo la parte superiore del manico della moka, diventa biancastro dalla pressione che sto infondendo in un gesto così semplice. Mi sento la gola serrata e per un momento la scapola, la clavicola l'omero, ulna e radio e tutti i minuscoli ossicini del mio carpo si irrigidiscono, i tendini che tengono insieme i miei muscoli del braccio sinistro si gelano e parte un esercito di tarme ad invadere arterie, vene e capillari.
"...Miaoo!"
"....."
"...Miao"
"...ehi Nero..."
"...Miao!"
"...ok ora ti sfamo luridone palla di pelo!"
E le stagioni fuori dalla finestra tornano a scorrere, il cielo pian piano torna a schiarirsi del chiarore di un'ira fa ma con un'ora di ritardo, addosso il maglione continua a darmi un piacevole abbraccio caldo anche se ho le gambe e i piedi congelati...tra poco mi ripiegherò a seggiola e le rinchiuderò sotto lo stesso enorme maglione lasciando al caffè nero bollente il compito di lavare l'amaro che è in me per lasciar posto al suo sapore denso e al sorriso che sento a malapena affiorare nel guardare il colore del cielo che cambia stagione!
...e on air ora sta andando...
Green Carnation_ The burden is mine...alone
lunedì, 03 agosto 2009
Ogni uomo che si rispetti ha un segreto.
Era così un verso di un libro, lo ricordo ma non ricordo chi fosse l'autore nè quale fosse il titolo del libro, ricordo solo questa frase.
Interno sera in soggiorno, sul tavolino dal pianale di vetro c'è il mio piatto della cena, un piatto fondo in porcellana bianca con un bordo color blu grecia, largo più o meno tre dita, dentro c'era la mia cena, un mix variamente assortito di colori e sapori di verdure. Peperoni rossi, zucchine verdi, melanzane di un bel viola intenso, peperoni gialli e carote arancioni...e per amalgamare tutto piccoli cubetti di patate a pasta gialla. Nel piatto aleggia ancora il profumo di maggiorana e pepe verde in grani.
Un segreto è qualcosa che ti si accoccola sul cuore e pesa così tanto che quasi toglie l'anima. Senti una massa nera che si muove a passo pesante di gorilla. E' una sensazione strana avere un segreto; è qualcosa che senti occludere lo stomaco e bruciarlo, lo avverti fisicamente...
"Avere dei segreti presenta questo inconveniente: perdiamo il senso delle proporzioni e non ci rendiamo più conto se il nostro segreto è importante o no."
...questa è di Foster..ed è vera!
Mi obnubilo la mente per non seguire le strade contorte dei iei pensieri, la musica trasporta la mente su parole che sembrano degli aghi che ingoio...dolgono da lasciare sbalordito il mio cervello...ma sono ricoperti di dolce miele di acacia, miele dorato e caldo, che accarezza quelle stesse mucose che vengono poi lasciate a sanguinare dalla punta affilata dello spillo!
Emozioni troppo vive per essere dimenticate...la mente la puoi ingannare, le emozioni no, loro sembrano essere satelliti che girano su orbite ellittiche attorno a me, seguendo le loro velocità in barba all'elettromagnetismo e alle leggi della fisica, moto di rivoluzione...perpetuo ed instancabile. Satelliti che obbediscono alle loro leggi e che seguono un andamento esponenziale, traggono forza e si gonfiano come pasta di pane...e io sto qui nel mezzo a sentire quel segreto appoggiato ardente...come acido che corrode e lascia spazio al dolce vivo delle emozioni e dei ricordi.
La vita è strana e ci riserva possibilità innumerevoli...e ogni uomo ha il suo segreto con cui attraversare questa vita...pazzesco!
E' quasi notte...in questo interno di soggiorno, la mia gatta dorme accanto ai tasti del portatile, me ne sto a gambe incrociate a respirare l'aria fresca della sera dopo il temporale...sarebbe una sera da musica e poche parole, sdraiati sul divano...così, solo con la coscienza di esistere mentre il mondo fuori sta andando e tu sei li a prenderti una bolla immobile di tempo in cui bruciare con quel mucchietto di parole dette ma non da dire!
Il piatto è ancora li sul tavolino, dovrei alzarmi a lavarlo...ma mi alzerò per prendere un buon sigaro e godermi il tempo immobile attorno a me...e notte sarà!
L'altro gigante, poco distante, assai strano… sa solo dormire, poggia la testa sul grosso guanciale e di colpo si mette a sognare.
E dorme, poi sogna, di giorno, di notte, si sveglia ogni tanto, chissà?
Nessuno conosce il segreto che il grosso gigante dormire lo fa.
Così quell'altro, curioso del fatto, invidioso del fato beffardo, getta uno sguardo alla grotta di quello che dorme - ma lui come fa?! - lo piglia, lo scuote, è già sveglio - qual è il sortilegio che il sonno ti dà?! -.
- Amico, i giganti ci sentono troppo, volere del nostro destino, così, quando viene la notte, io metto alle orecchie due tronchi di pino, negli occhi due massi, che luce non passi.
- Di tutte le cose ecco qua, è questo il segreto che ogni gigante vorrebbe sapere e non sa -.
martedì, 28 luglio 2009
Stamattina il cielo sembrava essersi trasformato in terra.
Interno cucina nella semi oscurità delle 5:26 del mattino di un martedì di fine luglio, l’aria fresca si appoggia sulle goccioline di acqua che scendono dalle punte dei capelli sul collo, un leggero e piacevole brivido di frescura scorre lungo le mie vertebre. Un leggero alone di sonno è ancora adagiato sulle mie palpebre. Nei due angoli opposti della stanza le due gatte mangiano in un brusio di fusa di gradimento. Sono inquieta, tremano le vene dei polsi e le viscere sono tese, le pareti muscolari degli organi interni fanno quasi male, la gola è occlusa da un rantolo che vorrebbe sciogliersi ma che resta annidato a nodo scorsoio proprio sotto la cartilagine tracheale. Per un istante forzo i legamenti delle nocche della mano sinistra, inconsapevolmente un canino si sporge a tormentare il tessuto molle dello spigolo destro del mio labbro inferiore, il sangue ha un sapore agrodolce…torno in me seppur sento sempre questo senso di vacuità che mi graffia dentro.
Seduta in accappatoio sulla sedia bianca della cucina ascolto il suono del vapore che torna acqua nella moka portandosi dietro anche l’essenza scura e amara della polvere di caffè. Mangio della frutta un po’ troppo calda. Dalle due finestre che vedo il cielo romba di tuoni che corrono veloci sopra le teste di questa città. La moka borbotta e a piedi scalzi mi alzo per versare il caffè nella mia tazza, quella bianca con gatti disegnati a caso, annuso i vapori che esalano dal liquido nero e denso. Mi trascina via da me per qualche istante, un profumo che sa di tempore dei ricordi e di brividi di sogni. Un boato mi riporta tra le pareti di piastrelle color beige della mia cucina, l’orologio sulla parete destra segna le 5:48, fuori dalla finestra alla mia sinistra si intravede il mio spicchio di cielo tra il margine della collina di Povo , è di un colore affascinante, color sabbia, il colore dei laghi torbidi…un misto di acqua rameica e terra anossica.
Sul tavolo un libro di Michael Ende, chissà come mai mi sarò rimessa a leggere di Momo alla mia età…forse per la necessità di collocare il tempo nella mia vita senza rincorrerlo ma cercandolo.
“Esiste un grande eppur quotidiano mistero. Tutti gli uomini ne partecipano ma pochissimi si fermano a rifletterci. Quasi tutti si limitano a prenderlo come viene e non se ne meravigliano affatto. Questo mistero è il tempo. Esistono calendari ed orologi per misurarlo, misure di ben poco significato, perché tutti sappiamo che talvolta un'unica ora ci può sembrare un'eternità, ed un'altra invece passa in un attimo... dipende da quel che viviamo in quell'ora. Perché il tempo è vita. E la vita dimora nel cuore.”
Piove, l’aria in brevissimo si satura di acqua, apro le finestre per far entrare le gocce di rimbalzo, mi sporgo col corpo fuori, chiudo gli occhi e lascio che la pioggia mi lavi via un po’ di torpore dalla pelle scoperta di volto e collo. Mi perdo tra le gocce e il cielo a rincorrere i miei pensieri e il mio tempo…
…miao…
Mina si strofina attorno alle mie caviglie, che strano, è troppo simile a me per chiedere apertamente un po’ di tenerezza, chissà cosa vuole. Mi volto per prenderla in braccio ma lei fugge via sul davanzale a guardare anche lei la pioggia accompagnata dai tuoni, ci guardiamo un secondo e insieme guardiamo il cielo.
Il caffè è finito, nel fondo della tazza ci sono i rimasugli…se sapessi leggervi dentro forse ci troverei le risposte che cerco. L’orologio segna le 6:26, cifre pari; perfetto!
Torno a questa vita, abbandono i libero pascolo del pensiero…e sarà sole tra poco, perché in quello spicchio di cielo già le nuvole lasciano spazio ad un terso celeste pastello…
Tempo che scorre sulle vite del mondo…e io che cerco di attraversarlo standoci dentro…piacevolezza di una mattina nell’ acqua rugginosa di un cielo fuori dagli occhi dei più!
mercoledì, 22 luglio 2009
Sembrava una cosa straordinaria e allo stesso tempo una cosa da niente. Un prodigio, ma anche la cosa più naturale del mondo. Conservo in me una sensazione indefinibile, che le parole potrebbero dissolvere. C'è ancora tanta strada. Forse nel susseguirsi delle notti e dei risvegli che verranno, uno dopo l'altro, anche questo momento diventerà un sogno.
Il pianoforte di Philip Glass si dilata in questa stanza a volume leggero...in sottofondo il ronzio per pc e il tempo scandito da una lancetta dei secondi che giunge direttamente dall'orologio da parete che è sul muro accanto al frigo, di la in cucina,
Il sorgere della luce è uno di quegli spettacoli che hanno del miracoloso pur essendo tra le più grandi abitudini quotidiane di un mondo che gira nonostante i formicai dei suoi abitanti.
Il sole sorge in modo univoco, lo guardi e non hai dubbi, è il sole che sorge,è rotondo, luminoso e irradia una luce che può assumere forme e sfumature diverse a seconda della stagione e della copertura del cielo. La luce è diversa. La luce che sorge è un fenomeno che sembra ovvietà eppure se la si osserva ha un nonsoché di ipnotico che ti fa restare per un'ora almeno, appollaiata su un ramo di vita che sccorre ad osservarla. La luce si fa largo dando gomitate timide alle nubi e all'aria rischiandola poco per volta dell'assenza di buio. Si diffonde comel'acqua sulla terra che tracima e invade poco per volta i campi circostanti.
Stamattina niente corsa. Mi ha svegliata Mina come sempre, ma stamattina, complice qualche brivido troppo intenso comparso lungo il mosaico della mia epidermide, me ne sto qui.
Seduta come sempre su una metà del cuscino del divano blu oltremare nel mio soggiorno, con le gambe ripiegate a seggiola che nei punti di giuntura dolgono un pò sotto la forzatura della mia posizione. Penso che una doccia potrebbe essere piacevole mentre dalla cucina arriva il terzo borbottìo della moka e si diffonde il profumo amaro e tostato del caffè.
Il mio terzo caffè è pronto, tra un secondo mi alzerò dalla mia fachirica postazione per riempire la tazza.
E' così caldo che quasi scioglie il primo infinitesimo strato di pelle, lo sento dall'odore di sonno che si è fatto più intenso proprio grazie al calore della cramica della tazza. L'odore di sonno che rimane sulla pelle è strano, sa di umori corporei variamente mescolati, c'è un pò di acido dato dal sudore naturale dell'epidermide, l'odore salato delle lacrime scese dai miei occhi mentre mi lasciavo svegliare dai ricordi e c'è anche il sapore interno del corpo, quello più incoscio e più vero.
I miei pensieri sono impigliati ad una trama di ricordi stamattina...sono un sapore, il sapore di caffè bevuto con la punta dei piedi freddi. Un vago sentore di paura, quella che rimane attanagliata in fondo allo stomaco e che ci portiamo dietro in secula seculorum..." e se..."
Oggi è una giornata strana, la mia è iniziata alle 5:26, un vago retrogusto di dolce, amaro, doloroso, pauroso, acido...tutto giù nello stomaco dove si sta ancora mescolando come in un cestello di lavatrice in centrifuga.
Cos'è?
...non lo so, è malinconia di assenza, è torpore sulle palpebre, è paura...è dolore stracciante per qualcosa che potrebbe accadere nonostante tutto...ridicolo...anche Phil Glass cambia improvvisamente ritmo...e strumento...i violini si addicono meglio a questa mattina che vira a seconda del chiarore che avanza nel cielo.
Sempre qui con la mia tazza ormai vuota di caffè...forse una serie di piccole goccioline di acqua erogate a pressione dalla doccia potra lavare via il superfluo dalla mia pelle e lasciare solo il sentore umido e piacevole di morbidezza...è giorno ormai...e quelle foglie cuoriformi del kiwi nel giardino dei vicini comincia a riflettereil primo raggio di sole che sorge dalla cresta della Marzola...a est...
Lo so con certezza. Era il cristallo scintillante dei tempi felici, riaffiorando all'improvviso dal sonno profondo della memoria, che ci aiutava ad andare avanti. Il profumo di quei giorni tornava a spirare nella mia anima come un fresco soffio di vento
sabato, 18 luglio 2009
E' sabato mattina.
E' sabato mattina e sono sveglia da almeno due ore, sono le 7:34 ora e me ne sto qui sul mio divano dopo due ore trascorse in cucina a fare colazione e a leggere l'ultimo numero di Linus.
Fuori piove e le gatte sonnecchiano. Ho sulla lingua ancora il sapore della mia tazza di caffè, non so esattamente quanto ne abbia finora bevuto, ma stamattina ho fatto due moke e le ho rovesciate in una tazza mug, era piena fin quasi all'orlo.
L'acappatoio che ho addosso mi ingolfa un pò ora, sono troppo rannicchiata, tra il bracciolo e mezzo cuscino. Poco fa invece era piacevole averlo addosso, seduta sulla sedia bianca della cucina, con le gambe allungate sul tavolo, la mia tazza di caffè nero e Linus aperto sulle pagine di Dilbert e di Perle ai porci.
Stanotte c'è stato un temporale così forte da avermi tenuta sveglia. No, non era fastidioso, io adoro i temporali, i lampi che danno una sferzata di luce gialloazzurrognola alle pareti della mia camera, i rombi dei tuoini che sono così forti che spesso mi sembra di sentirli fin nelle tortuose vie del mio tessuto miocardico. Non so se sono io a farci caso, ma mentre la pioggia del temporale sferza l'aria e accoltella un pò le foglie secche del luglio afoso in città, mi ritrovo a perdermi in pensieri sconnessi, immagini, momenti, parole. Si forma una sorta di catena ad anelli irregolari, una catena a volte inaridita da ruggine aranciorossiccia...
...ecco, ora c'è un pò di corrente freschissima e umidiccia che gira da una all'altra delle tre finestrone aperte tra la cucina e il soggiorno, passa dal mio collo e dai miei piedi e poi esce di nuovo da un'altra o dalla stessa finestra...un leggero brivido ma non è freddo è solo un ridordo della sensibilità della mia pelle svegliata dalla frescura. Mi piace l'aria fredda in estate, mi piace sentire la pelle rabbrividire per l'escursione termica.
On air...
...sospirano le rose nell'aria spirano
petalo a petalo mostrano il color
ma il fiore che da solo cresce nel rovo
rosso non è l'amore
bianco non è il dolore
il fiore solo è il dono che porto a te
rosa come un romanzo di poca cosa
come la resa che affiora sopra al viso
come l'attesa che sulle labbra pesa
rosa non è la rosa che porto a te ...
I temporali...ero alla catena di pensieri...ecco, i tuoni è come se fossero una mano che afferra l'inizio della catena e le dà una scossa donandole un movimento ondulatorio. Come l'onda sonora la catena dei miei pensieri oscilla stra gli estremi delle emozioni, pace e rabbia, delusione ed entusiasmo, paura cieca e voglia di andare oltre...e in sottofondo sempre acqua scrosciante, fulmini che attraversano le nuvole dense e fitte di grigioscuro e giungono fin sulla terra bagnata di questa valle...e tuoni, scosse ai miei pensieri ad anello incastrati in una catena.
E' passato circa un'ora, il mio ennesimo caffè giace freddo e cupo nella tazza poggiata sul tavolino dal pianale di vetro. Accanto a me Mina non si è mossa di un millimetro, dorme placida mentre a guardarla in controluce, l'aria le accarezza il pelo...sembra l'immagine di Arpa d'erba!
E' sabato mattina...e con un animo frammisto di conchiglie di serenità e ghiaia di paura, me ne andrò a fare un giro sul Fersina...a sentirmi un pò di questa città assopita e rintanata nella case dei suoi abitanti, per un bellissimo ed imponente temporale estivo di metà luglio.
lunedì, 13 luglio 2009
"Il cervello impiega 3sec soltanto a prendere una decisione, anche quella più importante, la più vitale e decisiva. Il resto del tempo, quello che trascorriamo a rimuginare illudendoci di ponderare i pro e i cntro, è in realtà una summa di minuti che perdiamo a cercare giustifacazioni alla scelta fatta!"
Ascolto la radio in una sera di luglio, è una sera calda, si sta bene in maglietta. Sento il pavimento dalle piastrelle ruvide e fresche sulla pelle dei polpacci. La luce della lampada è bassa e le mie vertebre si ricordano di esistere nei punti in cui si scontrano con i tubi di ferro del termosifone spento da mesi.
Gli avanzi della cena aleggiano ancora come odore di rosmarino e cumino nell'aria del soggiorno. Dal piano di sopra giungono i gridolini isterici di una futura purpera, detesto quella donnetta, è antipatica, ha una figura nevrotica e secca, asciutta, non è schiva è semplicemente verde bile.
Le gatte sono sparite nella stanza del caos...C A O S!
Non mi dispiace l'esistenza di quella sorta di buco nero inghiotte ogni cosa, nel suo pavimento di finto parquet plastificato.
Il mio cervello ci mette tre secondi a scegliere. Non è una cosa che ignoravo...ponte temporale che viene a disturbare i vagabontaggi placidi della mia mente sui prati oscuri e vividi della razioemotività
"Anche una non scelta può essere una decisione!"
Puttanate! Lo pensavo allora e lo penso ancora di più ora. In realtà non scegliere è l'atto di ignavia più bieco che si possa accondiscendere, è un modo per giustificare una propria scelta ai propri occhi dandone la responsabilità a qualcun altro. Così come è pura arroganza scegliere per qualcuno e non metterlo al corrente. Bruci...sento un pò di del mio stomaco che si assottiglia, le mucose bruciano ancora troppo anche se in modo diverso. La rabbia non scema, la delusione nemmeno...ma non importa. Ora io ho una mente che sceglie in tre secondi netti e un cervello che ne registra le scelte ed uno stomaco che ne sente ogni sussulto...
Forse scegliere non è facile, in generale. Scegliere di andare oltre è un pò più difficle. Ma scegliere di andare avanti, portandosi dietro un fardello di passato, farci i conti ad ogni passo, senza permettergli di ancorarti ad un tempo senza minuti che scorrono, sospeso e statico, beh...questo è qualcosa che necessita di enorme volonta o di pura disperazione.
Nel considerare or ora sento i tendini che mi si irrigidiscono, i tendini delle dita della mano si rifiutano quasi di flettere, il piccolo dolore è li, lo lascio immobile e ne godo per un istante. E' una mano tesa, disarticolata e immobile, duole, duole alla giuntura tra pollice sinistro e indice, il dolore corre giù attraverso il carpo e giunge a paralizzare il polso, scrivo solo con la destra ora.
Un sospito...ma il dolore non mi passa. Chiudo gli occhi, una sensazione mista si scioglie nelle vene, sospiro ancora e mi accendo il rimasuglio di una sigaretta corretta. E' come se la rabbia si delocalizzasse per uscire da me. Tre gocce, solo tre gocce sotto la lingua, chiudo gli occhi e aspetto qualche minuto.
Ecco...ora il dolore sta scendendo lungo il lato tenero del mio avambraccio sinistro. Apro li occhi a fessura sul muso di Mina che con i suoi occhi verdi miagola interrogativa e silente. Dalla radio on air c'è musica elettronica...i Subsonica per la precisione
"Fuori controllo e ormai mi pulsi dentro.
Sento il contagio di un'infezione.
Senza ragione disprezzo ogni argomento,
Ogni contatto, ogni connessione.
Ti cerco perché sei la disfunzione,
La macchia sporca, la mia distrazione,
La superficie liscia delle cose,
La pace armata, la mia ostinazione"
Un brivido mi ricorda dell'esistenza delle vertebre cervicali, mi accordo che sono così tese che si sono congelate con dentro un branco di formiche che camminano in su e in giù isteriche e irrefrenabili, forzo il collo e le vertebre scricchiolano facendo franare in un buco nero. Un ghigno di soddisfazione mi si forma istantaneo.
Già...scegliere non è facile e tutto avviene in tre secondi, allora io scelgo stasera di lasciar andare la radio ancora un pò, di alzarmi dal pavimento e di andare a stendermi nel mio letto matrimoniale girato sul lato corto, di lasciarmi accoccolare Mina accanto, di lasciarla fare le fuse mentre leggo BY, e mi godo l'attesa fresca della notte e dei grilli.
giovedì, 09 luglio 2009
E' sera, fuori il cielo è scuro e la luna se ne sta li nascosta dietro una coltre grigioscuro di acqua in forma di nuvola, sembra che voglia sciogliersi sulle nostre piccole isteriche vite di umani, una goccia dopo l'altra. In lontananza qualche vuoto d'aria si riempie di molecole in un sommesso fragore di tuono.
In casa c'è silenzio, stasera on air ci sono il cielo e il ticchettìo ritmato della tastiera di questo portatile.Dalla mia camera lasciata alla semioscurità di un lampione che sta per spegnersi consunto dal tempo e nascosto dalle chiome ampie delle robinie, mi arriva il suono delle unghie di Mina che si affilano sul legno del mio letto fatto di pellet assemblati. Qui accanto ci sono i mugolii di Nero che è appallottolata nel suo pelo candido, in quell'angolo di poltrona a fiori color verde, Certo che è proprio brutta quella poltrona, però ha un suo senso in questa casa, la parte sinistra è incontrastato dominio di Nero mentre sul bracciolo destro giace la mia borsa blu da tempo immemore.
SUl mio palato c'è il retrogusto lussurioso e dolce di due fichi appena mangiati. Nei miei occhi il colore verde intenso della loro buccia. Sui polpastrelli delle dita, colati tra le autostrade delle mie impronte digitali, si annidano un rimasuglio di succo dolce di frutta e sapore amarognolo e denso di tabacco Old Holborn, quello dalla confezione blu.
C'è qualcosa che si agita in fondo, è li incastrato nelle pieghe dello stomaco e passa per osmosi attraverso la tonaca delle vene e se ne frega delle valve a rondine e scorre. E' un pò fiele che rende amaro ogni centimetro di vena attraverso cui scorre. Non è uno spillo che trafigge e tramortisce, è un piccolo alone che rimane a sbiadire qualcosa che comincia a prendere forma.
Mi assaporo questa strana sensazione, infagottata in una maglione color verde ramarro di almeno due taglie in più e di almeno dieci anni di buchi, macchie e polsini lisi addosso. Da come sono messa sento tutte le vertebre stirate al massimo ed è bello sentirsele tutte perchè è un leggerissimo dolore che lascia posto ad un piacere languido che si spande come olio sulla mia schiena.
Trema un pò la fiammella della candela, niente luce elettrica stasera per me, una candela profumata proprio qui alla destra del pc, in bilico sul bracciolo del mio divano blu.
I pensieri corrono veloci ad inseguire quella strana sostanza gelatinosa che sta viaggiando attraverso le mie vene. Cosa sarà?
Un leggero stato di ansia, tra poco lo ammazzerò con una sigaretta e le ultime pagine di un libro della Yoshimoto, edizione economica Feltrinelli, ultimo bottino del mio sacco della libreria in Corso 3 novembre mentre aspettavo che arrivasse un amico, qualche giorno fa.
Le pupille bruciano un pò dopo 8 ore passate a guardare in grande il mondo dell'ultrapiccolo.
Ho voglia di musica ora, scorro le cartelle nascoste dietro un'icona a forma di nota...on air:
Rows and rows of disused milk floats
Stand dying in the dairy yard
And a hundred lonely housewives clutch empty milk
Bottles to their hearts
Hanging out their old love letters on the line to dry
Its enough to make you stop believing when tears come
Fast and furious
In a town called malice.
Il mio piede destro tiene il ritmo, mi sovviene spontaneo un sorriso a fior di labbra e sento le screpolature che si sfaldano sotto la forza di questo intteso sorriso, fuori intanto è iniziato lo show, laa rincorsa di una goccia sull'altra, rapida e tamburellante, ogni goccia viaggia rapida e spedita verso le teste delle nostre quotidianità serali. Sul tavolino mi attende un'ultima sigaretta e un bicchiere di Marzemino lasciato a metà poc'anzi. L'aria ora è fresca e iacevole da sentire sulla pelle scoperta delle gambe, mi si chiude nel suo naturale finale quel sorriso di prima.
E' una sera strana, è una sera da sola con le mie gatte...è una sera ed è la mia...e a voi le vostre sere di questo giovedì.