Corri e non resterai mai senzafiato!
C'è tanta solitudine in quell'oro. La luna delle notti non è la luna che vide il primo Adamo. I lunghi secoli della veglia umana l'hanno colmata di antico pianto. Guardala. E' il tuo specchio. (J.L.Borges)

chi sono?
"...Ella non sorrideva; ma sembrava che s'appoggiasse su ogni parola come per comunicare a ciascuna il suo proprio peso, il peso della sua potenza e della sua imperfezione e di tutto l'ignoto ch'ella portava dentro." (Thanks to A. Sperelli!)

odio...
La stupidità omnia in ogni manifestazione umana!

...e amo
I libri e l'odore della carta. Il profumo dell'aria. I colori del mondo. La bellezza nascosta.

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Hanno invaso il mio mondo*loading* pellegrini erranti!!
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mercoledì, 02 luglio 2008

Le strade sono dissestate ma le ruote di un'auto mi spostano attraverso campi ondulati, campi gialli, stoppie con macchie nere di fuochi di contadini. Colline colore dell'oro segnate da sentieri misteriosi di muretti a secco che si intrecciano, disegnano snodi e separano proprietà, storie e vite di chi li ha eretti.
Sole a picco, feroce, così grande che scolora l'azzurro del cielo che lo circonda, così luminoso che non lo si può guardare.
Aria in movimento, vento, folate leggere che spazzano via il calore dalla mia pelle, istanti di brivido che solleticano il mio corpo caldo. Il sole scende a biscottare la pelle, la mia pelle si colora all'istante e cambia odore, mi annuso; so di carne, so di cuoio lasciato al sole. COntinuo a guidare, continuo a viaggiare indietro nel tempo.
Casolari abbandonati, vacche magre che pascolano tra gli sterpi, scheletri di paesi che furono, arrampicati su colline scoscese. Mi fermo ad attraversare le starde, spio vite che sono e immagino le vite che furono.
Dalle finestre abbandonate esce odore di polvere fresca, odore di muri che si sgretolano, annuso l'aria e tornano alla memoria immagini evocate e risorte dai romanzi di Verga, da Pirandello...
Uomini dall'età indefinita stanno seduti fuori dai bar, sempre a bere ghiacciate granite, in camicia bianca e pantaloni neri...occhi che ti guardano, occhi che ti seguono, occhi che incontro e che leggo. Parole aperte di vocali, parole sanguigne di consonanti raddoppiate, sorrisi sporadici ma galanterie usuali.
"Non si preoccupi...è dovere! La saluto!"
Un prepotente sapore di libertà si fa gusto di mandorla, si fa gusto di pesce alla brace e gusto di melanzane arrosto, pomodori secchi...formaggi di capra...pistacchi...limone acidulo e sugoso...vino nero e stridente...ricotta frfesca...un uragano di sapori mi investe, mi lascia esausta e paga come un amante dolce, lento, estenuante e passionale.
Torno in auto...riparto verso altri luoghi di questo luogo...sorrido.La vita che si affaccia

venerdì, 20 giugno 2008

"Un sospiro soffocato dal pensiero gocciola in una goccia salata dagli occhi a pavimento. Vivo nel mio mondo, ono altro da questo mondo...
Lascio che il sole mi scotti la pelle sottile e porti a galla le efelidi in letargo. Il ghiaccio riflette una luce affilata che affonda nei miei occhi e mi lascia la possibilità di piangere.
Un altro sorpiro, dolce, profondo, sensuale...una carezza e il pensiero vola a chi saprebbe rendere il logos una insostenibile leggerezza, un atto non amorevole ma fiero e sensuale.
Il ricordo di un momento in un luogo che non è questo sembra un mondo parallelo su cui mi sono affacciata per un frugale giorno...per una lunga mattinata...per una intensa notte...per un doloroso risveglio.
Le pareti di casa mi si sgretolano innanzi ai piedi, preparo di nuovo la valigia, in viaggio perenne...non so ancora viaggiare senza muovere il mio corpo...ho bisogno di navigare nello spazio per poter attraversare le ditanze e lasciare che il pensiero si liberi...attraverso finzioni di vita reale e vivo in un tempo che non esiste se non nel momento stesso in cui lo vivo!"

...Parto ancora..parto di nuovo...vado al Sud a ritrovare di nuovo il mare assaggiato fino a ieri a Venezia...vado al sud per incontrare le persone attraverso i loro occhi...e poi...e poi tornerò giusto il tempo di fare di nuovo la valigia..e poi di nuovo partire...e forse...riuscirò finalmente ad andare dove i sospiri mi indicano...verso il mio mondo reale...lontano da un mondo di finzioni che vive quotidianemente come riflesso di uno specchio vuoto!

Have a nice day!

DSC04194


sabato, 14 giugno 2008

P. è un uomo, un uomo di 32 anni. P. è un uomo affascinante e bello, quando sorride le rughe intorno agli occhi ridono con lui e sono ipnotiche, a guardare P. e le sue rughe che sorridono, non puoi far altro che sorridere con loro. P. è un uomo venuto dall’est vicino, P. è slovacco. P. lo conosco perchè facciamo lo stesso lavoro e ci incontriamo sempre in occasione dei convegni internazionali. P. è un uomo che come me lavora usando le mani e il cuore perchè nel nostro lavoro servono più di ogni altra cosa. P. è un uomo complicato ma ci sembra impossibile rinunciare a tenerci silente compagnia durante le colazioni. P e io ci ritroviamo sempre nello stesso ostello e la prima mattina della settimana congressuale ci alziamo sicuri di ritrovarci. P è un uomo di 32 sposato e con tre figli. P. è un uomo che non parla ma che conosco e che mi conosce. P. è un uomo slavo, ha mani grandi, sorriso raro ma spaccaanima, occhi loquaci e voce silenziosa, labbra sottili, gambe toniche e natiche muscolose e spalle solide, sicure sincere come mai. P. è un uomo dell’est, modi bruschi ma sicuro, lui non ti molla a costo della sua vita, di lui mi fido in modo quasi infantile. P. ama bere in compagnia e ogni volta finiamo a bere birra seduti in qualche bar per ore e senza proferire parola, solo qualche occhiata e qualche cenno. P. ama sua moglie e i suoi bambini ma è un uomo nato per amare, non riesce a vivere senza e amarci. P. è un uomo che ama le donne come un uomo dell’est, le sue carezze, i suoi abbracci le sue strette sono come morse, fanno male, sono forti e lasciano il segno sulla pelle e nell’anima. P. è strano e come mi ripete da sempre;

“Luana I’m a complicated man but everitime that I meet you I come back to be proud of me. The man who will live with you will be a lucky man! Don’t forget Luana…in S there is a man who will love you with all yourself…”

Mi vuole bene perchè insieme siamo noi stessi senza doverci sentire in colpa per i nostri lati oscuri.

Io e P. ci incontriamo almeno una volta l’anno da tre anni e ogni anno mi mostra la foto del suo ultimo figlio, ha tre figli maschi che gli somigliano come gocce d’acqua e lui ride quando mi dice che il più grande I. a 6anni è alto quasi come lui. Poi ogni volta il suo sguardo si vela, alza i suoi occhi e mi guarda. Ha uno sguardo che ogni volta mi distrugge. Lo sguardo di un uomo d’onore, lo sguardo di un uomo forte, lo sguardo di un uomo che ha fatto una scelta che porterà fino in fondo ma che nel cuore ha la consapevolezza che tornando indietro sceglierebbe altro.

P. è un uomo strano, tra noi c’è sempre stato un rispetto profondo, un amore passionale che andava oltre i nostri corpi, è un sentimento strano duro e radicato come lui

P. è un amico, P. è un amore, P. è un collega che stimo, P. è un uomo dell’est, P è silenzio, P. è i suoi occhi che ridono, P. è una voce amica che alle volte mi ricorda che mi vuole bene…

P….anche questa volta ci siamo visti, il prossimo appuntamento sarà tra un anno in Romania, sarai li e ci ritroveremo al tavolo della colazione a bere caffè bollente e a guardarci senza parlare…poi sorriderai e mi abbraccerai dicendomi che devo ingrassare altrimenti rischio di farmi stritolare dalle sue strette…e io ti bacerò come sempre sugli zigomi sporgenti felice di ritrovarti sempre te stesso.

Grazie P: see you soon…in Rumany next year!...I love you to!

Io&P.M.


martedì, 10 giugno 2008

Arrivo in stazione centrale con un temporale alle spalle. Posto nuovo facce nuove e lingua sconosciuta. Mi sento stranamente male, amo viaggiare e le novità non mi spaventano mica...però stavolta ho lo stomaco occluso dal nero pesante della paura.
No! Io sono la ragazza con la valigia non posso reagire così nel mettere piede in un territorio vergine...non mi si confà...non mi riconosco...mi strappo di dosso almeno le sambianze della maschera del disagio. Passo rilassato, borsa a tracolla e comincio a salire verso l'ostello. Una lunga salita di gradini stretti e bassi ma infiniti. Ogni gradino un sospiro, ogni sospiro un pensiero, ogni pensiero un graffio, ogni graffio un pezzo di me che lascio indietro.
Facce spigolose, facce meticce, facce turche, facce di un minestrone culturale a suo modo affascinante, familiarizzo durante l'ascesa, con un gruppo di portoghesi...dolce il suono della loro lingua che mi spiace quasi chiedere loro di parlare in spagnolo per poterli capire.
Aria fresca in cttà ha appena piovuto...respiro a fondo aria leggera e calpesto cocci di bottiglia, cammino nel parco dell'ostello...provo la voglia irrefrenabile..esito...esito...mi trattengo...poi slaccio le scarpe e i miei piedi nudi calpestano l'erba bagnata. Un brivido lungo mi sale dalla pianta dei piedi fin sulla nuca e li si dissolve tra i miei capelli cortissimi finalmente..

...Eccomi finalmente mi riconosco...tornata la solita impeninete viaggiatrice...Stoccarda mi ha risvegliato con un prato bagnato, unp d'aria fresca e i gradini dell'ascesa all'ostello...

Buona giornata a tutti voi..che io ora vado al mio crogiuolo di lingue e di passioni e di facce...

Wilkomme in Stuttgart!!!Stuttgart1


venerdì, 30 maggio 2008

Grandine...spietate lame tonde e dolorose di ghiaccio mi illividiscono la superficie del corpo.
Attendo la pioggia per piangere, per tornare ad essere acqua nell'acqua.
Attendo il temporale per raffreddare le viscere irritate dai quotidiani saliscendi di rabbia, solitudine e delusione.
Attendo i lampi per singhiozzare e i tuoni per urlare.
Amo i temporali...l'acqua di gocce pesanti e cariche che fende l'aria e si frange come meteoriti di fuoco sull'asfalto...il suono furente delle nuvole che scaricano la loro essenza sulle nostre teste stupide e piene di vacuità.
Grandine e pioggia copiosa sulla mia pelle, mi lascio bagnare senza timore, guardo ipnotizzata i fulmini che disegnano le strade della mia rabbia nel cielo di piombo mentre i tuoni gridano grevi la frustrazione di una donna innamorata di chi non c'è.
Odio Dio che mi fa amare una persona che non esiste, che non esisterà mai ma che vive come perenne feto nel mio grembo malato.
Odio un Dio che mi ha dato troppo cervello da impedirmi di trovare la pace nella credenza di lui e troppo cuore da impedirmi di non amare visceralmente. Odio quel Dio che mi ha dato un cervello che arriva allo stomaco con una potenza deflagrante.
Il temporale continua...l'acqua mi gronda addosso...mai stata meglio...acqua che si lascia lavare da altra acqua...mi sento vuoto e leggerezza nelle membra...
Il cielo mi piove addosso...e io lo assorbo, lo lascio penetrare nelle pieghe della mia pelle, lo lascio libero di portare via dal mio corpo calore e polvere, apro la bocca e lo bevo come un cane assetato beve da un miraggio di pozzanghera.

...amo i temporali...mai stata meglio come poco fa sotto l'acqua...vorrei solo che durasse in eterno...pioggia per sempre...Luna per sempre se stessa...acqua per sempre libera di essere acqua!

Buon fine settimana a tutti voi!




lunedì, 26 maggio 2008

Premdo un pezzo...poi un altro..e un altro ancora...eccomi li sull'orlo del baratro. Mi guardo attrorno perplessa, il buio.
Chiamo con voce flebile...penso alle persone della mia vita...le chiamo una per una ...nessuno risponde. Piango lacrime asciutte da mesi, mi soffio il naso e mi siedo su quel bordo di terriccio argilloso. POtrei franare giù perchè i granelli di terra si sgretolano sotto il pesa del mio corpo. Potrei cadere giù perchè mi alzo in piedi e decido di fare quel passo nel vuoto. Potrei cadere giù voltandomi di scatto alla voce amata che giunge ad abbracciarmi....comunque vadano la costante è una sola: in quel buco nero ci finirò!
Prendo un altro pezzo...e un altro...e poi giù...il salto è fatto.
Mentre si cade nel nulla che ti inghiotte non si sente nulla, niente paura, niente ansia, niente emozioni...non si pensa nulla...si cade e basta, si sente il vuoto che ti rapisce, si sente il buco sotto di te che si spalanca. Tutto corre così veloce che sembra di cadere in eterno e di poter continuare a sprofondar fino alla fine dei tempi.
Ecco fuori un pezzo...è un pugno che sfianca le costole...un altro pezzo...tossisco...sono arrivata alla fine della corsa...un altro pezzo...piango lacrime bagnate di essere umano fatto di carne,sangue, organi...ormoni...neurotrasmettitori. Altro pezzo...lacrime che si fondono...salato e dolce e acido...un miscuglio alchemico che instilla quell'ultima goccia di follia...e da li in poi..sono altri cinque, otto, venti pezzi...e poi finalmente la pace della morte momentanea.
Mi aggrappo con le braccia alle mie gambe, occupo uno spazio sul tappeto rosso, mi dondolo da sola, faccio il vuoto in testa...apro la bocca e recito il mio pezzo come automa incosciente. Passano i minuti...tutto ritorna alle forme originarie ai colori primari. Mi alzo e calpesto il parquet cosparso di briciole...tiro su col naso, alzo i due angoli opposti delle mie labbra a formare un sorriso...

"Buongiorno mondo....!"


mercoledì, 21 maggio 2008

La ragazza dai capelli bruni guarda fuori dal finestrino la strada che scorre veloce. Mi ricorda qualcuno, mi soffermo a guardarla e le mie dita allentano la presa nervosa.
La guardo intensamente, guardo le sue labbra senza rossetto, chiare e piccole e leggermente screpolate. Guardo la sciarpa spessa color nero, un pò stinta, che le incornicia il mento delicato e piccolo e le mascelle candide. Osservo il suo naso che si curva come un dolce declivio di prato verde a primavera. Ha una fezza di capelli che le copre la fronte, capelli lisci color bruno caffè, sottili, la riga della scrimatura va da sinistra a destra e le sfiora il sopracciclio sottile. Ha un incarnato candido...emana dolcezza, emana delicatezza emana profumo di lavanda efesie, sembra che quella piccola bocca dalle labbra sottili ma perfette possa aprirsi in un sorriso, da un momento all'altro.

Mi gira la testa, sento che quella ragazza mi sta ipnotizzando i sensi e la mente, il suo volto si sovrappone al mio, io scompaio nel mio piccolo mondo ed entra lei.

Ha occhiali dalla montatura rettangolare, in celluloide nera...occhi così non si vedono tutti i giorni.

Si volta e mi guarda imbarazzata, si sente scrutata, provo a distogliere lo sguardo. Mi cade un ricciolo sulla fronte, sollevo la mano sinistra e con due dita lo ricaccio indietro in mezzo alla massa di ricci che si ribellano sulla mia testa. Non riesco a distogliere lo sguardo, mi conficco le unghia affilate della mano sinistra nel polso destro...il dolore fisico distoglie la mente per un istante...ma non funziona i miei occhi tornano a lei...mi chiedo chi sarà...vorrei sorriderle ma ho dimenticato da secoli come si fa...vorrei parlarle...ma ho dimenticato da secoli come si fa...vorrei stare li in eteno,fermare questo istante ungo qualche minuto, e osservarla, contemplarla...godere della serenità, del tormento, della gioia che mi da il suo volto.

Il mondo che scorre con le sue vite che camminano lungo i marciapiedi della città, si riflette in una luce vagamente violetta, sulle lenti dei suoi occhiali...e poi finalment la guardo. Dritti occhi negli occhi...occhi che non hanno colore perchè posseggono mille sfumature di ogni colore. Occhi belli...imbarazzante...troppo belli per sembrare umani...ciglia sottili, folte e bruno mielato...schiocco lalingua quasi a sentirne il sapore...è miele di castagno color bruno dorato e dal sapore dolceamaro.

Si alza...scende dal suo sedile rosso e beige, dozzinale...ma lei è bella...il resto non importa. Mi stringo la mente per trattenere l'immagine...mi passa accanto e respiro l'odore dei suoi capelli...lunghi fino alle scapole e fermati da un fermaglio di color rosso...semplicemente deliziosa...

La seguo mentre il mondo scompare...solo io e i suoi passi...il giubbino di pelle nera...i suoi jeans e le sue scarpe da ennis bianche...volta l'angolo...sparisce per sempre.

Mi sento orfana...orfana di lei e del mondo in cui mi ha trascinata...torno alla vita e al quotidiano...porto la sua bellezza dentro l'angolo più segreto e oscuro delle mie viscere...quello che è collegato con ascensore diretto, al mio cervello.

Spingo il pesante portone....

"Buongiorno B."
"Buongiorno L....ah...c'è da finire....e poi...ed entro....."
"Ok, acendo il pc  tra 10 minuti ti porto tutto!"

Ed eccoci al solito interminabile vortice di doveri e parole...sempre le stesse e prima o poi non vorranno dire più nulla e dovranno insegnarmene altre...ma nel frattempo ricominciano a giocare!


giovedì, 15 maggio 2008

Vento in faccia...alzo le braccia pronta a ricevere il sole...uno scoiattolo corre accanto alla mia ruota per un breve istante e poi scarta su un muretto e si inerpica...si lascia rapire e io mi lascio trascinare da lui, chissà cosa farà nella sua giornata. La velocità aumenta...45, 50, 53,56,58,59.5, 60.7...62,5 corro e sento l'aria che fischia, il cuore batte piano...le traiettorie e le curve le calcolo serena, le accarezzo come fianchi di una doonna dalle bianche carni.

Piacere carnale, ebrezza di adrenalina....tutto si mescola con il nero dello stomaco, coi sali che mancano e lo sento ma vado avanti...sono salita fino a Vigolo a far morire sull'asfalto in salita i muscoli, la paura, la rabbia...rabbia...incomprensione, sogni infranti i cui cocci  mi tagliano i palmi delle mani, affondano nella mia carne e sanguino sputo siero,sangue rabbia,delusione...nulla sarà mai eppure io sono qui e ora. E' una questione di tempi verbali?

L'incoscienza della velocità....sta drogando il gatto sornione del mio stomaco...sta svegliando i sensi della mia pelle...desidero...ardo...brucio...di rabbia, passione...di sogni e di frustrazioni, di anelito di libertà ...eppure queste catene orrifiche ci sono ancora..mi tirano le braccia e pesano...ma per oggi le strappo..per oggi la velocità mi rapisce e per oggi, per poche ore...con pedali e ruote e vento e acqua sono libera...sola e felice!

Poi...una,due,tre...un totale di quindici mura bianche mi incatenano ad  un presente che non esiste se non come cicatrice di un passato in cui speravo nel futuro. Il dolore si fa così denso che posso solo farlo uscire in rigurgiti fetidi conditi di lacrime. Quella freddezza mi uccide poco alla volta, mi tortura con sadismo inaudito, uno spillo per volta sta infilzando la mia carne rancida sulla mia anima...e lei sta morenda di setticemia. SOpravvivo perchè altro non posso, vecchio finale di partita...stavolta lui è Hamm...e io sono Clov...

H: Perchè rimane con me?

C: Perchè mi tieni con te?

H: Non c’è nessun altro.

C: Non c’è altro posto.

H: Non mi vuoi bene.

C: No

H: Una volta mi volevi bene

C: Una volta!

H: ti ho fatto soffrire troppo?

C: non è per questo!

H: Non ti ho fatto soffrire troppo?

C: Certo

H: Hai mai avuto un istante di felicità?

C: Che io sappia no!

C: A che servo io?

H: A darmi la battuta

 

C: Se potessi ammazzarlo, morirei contento. Fa’ questo, fa’ quello, e io lo faccio. Non mi rifiuto mai. Perché? Tutta la vita le stesse domande, le stesse risposte. Allora moriremo? Allora non moriremo? Mi ha(i) fatto queste domande un milione di volte. Sono stanco delle nostre storie, molto stanco. Tento di andarmene. Fin dalla nascita. (Ma) non posso andare lontano. Non c’è altro posto. Lo domando alle parole che restano…sonno, risveglio, sera, mattina. Ma loro non sanno dirmi niente. Adopero le parole che mi hai insegnato tu. Se non vogliono più dir niente, insegnamene della altre. O lascia che me ne stia zitto.

Fili di telaio

 


lunedì, 12 maggio 2008

E’ finita Clov, ormai abbiamo finito e io non ho più bisogno di te. Ti ringrazio Clov. Allora non c’è più ragione che le cose cambino. Vecchio finale di partita persa, finito di perdere.

Visto che si gioca così?...giochiamola così…e non parliamo più! Tu resterai con me!

Non ti darò più nulla da mangiare; anzi te ne darò quel tanto che basta per impedirti di morire. Avrai fame sempre. Ti darò un biscotto al giorno. Pace alle nostre chiappe.

Non t’è mai venuta, mentre dormivo, la curiosità di togliermi gli occhiali e guardare i miei occhi?

Ho portato avanti la mia storia, domandami dove sono arrivato sai… mi sento un po’ vuoto. Lo sforzo creativo prolungato.

“Quel giorno ricordo faceva un freddo straordinariamente intenso, il termometro segnava zero, c’era un sole veramente splendido, l’eliometro segnava cinquanta, c’era un vento sferzante, l’anemometro segnava cento. Quel giorno ricordo, faceva un tempo incredibilmente asciutto, l’igrometro segnava zero. L’ideale per i miei reumatismi. Ma che cosa sperate? Che cada ancora della manna dal cielo per degli imbecilli come voi? Qui da me, stando bene attenti, potrete morire di morte naturale, coi piedi all’asciutto. Poveri morti…e la vita continua. Tutti quelli che avrei potuto aiutare. Salvare! Ma riflettete, ormai siete al mondo non ‘è più rimedio. Andatevene e amatevi. Leccatevi l’uno con l’altro. Levatevi dai piedi tornate alle vostre orge…”

Fuori di qui è la morte, senza di me niente padre, senza Hamm niente Home.

Un giorno sarai cieco. Sarai seduto in qualche luogo, un piccolo pieno perduto nel vuoto, per sempre, nel buio. Come me. Si un giorno saprai cosa vuol dire, sarai come me solo che tu non avrai nessuno, perchè tu non avrai avuto pietà di nessuno e non ci sarà più nessuno di cui avere pietà.

La natura ci ha dimenticati. E allora che sia finita, che salti in aria…anzi sai cosa devi fare, và a sterminarlo! Non mi vuoi bene, una volta mi volevi bene, ti ho fatto forse soffrire troppo? Vieni, vieni a darmi un bacio. Perdonami!

Basta, è ora di farla finita e tuttavia esito, esito a…a farla finita. La fine è nel principio, eppure continua. Potrei forse continuare la mia storia , finirla e cominciarne un'altra.

 

 

 

 

 


mercoledì, 07 maggio 2008

Osservare il verde che cambia sotto la carezza dei venti. Osservare i verdi interrotti da impertinenti macchie rosse; i papaveri.
Amo i papaveri, ci somigliamo, a guardarli non ci scommetteresti un cent. , eppure stanno li, erti, rossi, ispidi, belli e contro tutto e tutti. Crescono dove nessun altro fiore si degnerebbe di crescere, non sono snob e sono così belli che a guardarli, coi loro petali delicati mossi dal vento ci si commuove, perchè? Perchè sono umili  forieri di bellezza in luoghi ameni, aspri, tra le rotaie, ai bordi delle starde, nei fossi...dove non dovrebbe esserci nulla, ci sono loro.

Osservo la pace e me ne lascio pervadere. L'aria scorre tra i miei capelli, scivola tra le dita, accarezza le mie labbra, ma non giunge ad addolcire i picchi taglienti che si innalznano nel mio stomaco; le montagne di terrore che mi proto dietro in ogni dove.
Non mi fido! Il colpo è stato troppo forte, se mi tocco il collo ne accarezzo ancora le tumefazioni violacee con sfumature verdognole. Sento i margini dei tagli e dei graffi fondi che si spalancano come baratri orrifici di faglie tettoniche oceaniche. Si spalancano sotto le mie dita e dalla morbida carne riversano lungo le mie gote, fili di rosso liquido denso di piastrine, emoglobina...vita che fugge via da me a ricordarmi, paradosso, che sono ancora viva.
Fa male, fa ancora tanto male e forse farà male per sempre, sono cicatrici che mai troveranno pace in un processo di rimarginazione perennemente rimandato ai posteri.
Il gatto ha sette vitre, il mio ha fatto un patto col diavolo, sta li acquattato da più di dieci anni e li rimarrà per sempre.

Tutto questo...e il sole fuori scende dietro una collina colorando di riflessi rossi e arancio le nuvole, i muri delle case, le tegole dei tetti, i bordi delle strade di brecciolina bianca.

Respiro a fondo...ho i segni e dolgono, ma non so come sono ancora viva...e amo i papaveri!